Cultura

Ines Testoni: «Non deriviamo dal nulla, quindi siamo immortali»

Francesco Mannoni
La bresciana, professoressa ordinaria all’Università di Padova e allieva di Emanuele Severino, ha pubblicato il saggio «Essere eterni»
Ines Testoni - © www.giornaledibrescia.it
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La bresciana Ines Testoni, allieva di Emanuele Severino, professoressa ordinaria di Psicologia sociale all’Università di Padova, dove dirige il master in Death Studies & the End of Life e il master in Creative Arts Therapies per il supporto alla resilienza, ha scritto l’illuminante saggio: «Essere eterni» (Il Saggiatore, 296 pp. 24 euro). L’opera, – come recita il sottotitolo –, è un «Manifesto contro la morte» e i suoi misteri.

E spiega: «Partendo dal punto fermo secondo cui immortalità non significa vita individuale infinita che si mantiene perennemente nello scenario del mondo, il “manifesto” che questo libro espone per un verso intende rendere esplicito perché ci sentiamo immortali e per l’altro perché siamo anche convinti di non esserlo. Peraltro la trattazione non vuole considerare irrisori gli effetti di tale contraddizione, la quale ci porta a fidarci di risposte già date o perché ci sembrano più facilmente comprensibili o per il semplice fatto che sono le uniche che conosciamo, nonostante esse siano già state messe irreversibilmente in questione». Il saggio anticipa un convegno internazionale, «Eternità e morte tra Religione, Arte e Pace», che si svolgerà l’11 e il 12 settembre a Padova con la direzione scientifica della professoressa Testoni e l’intervento di 34 oratori, protagonisti del mondo della filosofia e della scienza.

Professoressa Testoni, il manifesto di questo saggio è una discussione che rispetta precise coordinate, un cammino nei sentieri della filosofia, delle religioni e della psicologia?

«Essere eterni, come tutti i miei lavori di riflessione e ricerca scientifica, si fonda sul pensiero di Emanuele Severino. Da anni mi dedico alle rappresentazioni ontologiche della morte e alle loro implicazioni psicologiche, sociali e politiche. Portare alla luce le ragioni della crisi di molte credenze del passato richiede infatti un confronto con l’intera storia del pensiero, riconoscendo così come tali certezze vengano oggi nostalgicamente rievocate nel vano tentativo di rifondarle».

Su cosa poggia il pensiero eternalista di Severino? Ha affinità con quello di Spinoza? E da cosa deriva la notte del nichilismo che abitiamo?

«Possiamo considerare Giordano Bruno come un possibile ispiratore di Spinoza ed entrambi come figure controcorrente che hanno cercato di dare seguito, senza riuscirci, al sentiero del giorno iniziato da Parmenide. I due filosofi hanno pagato il loro azzardo con le atroci punizioni volute dalle autorità religiose del loro tempo, sia cattoliche che ebraiche. Severino, il pensatore bresciano, è colui che smaschera definitivamente la follia del sentiero della notte su cui ci muoviamo: quello del nichilismo basato sul concetto di divenire inteso come oscillazione tra essere e niente».

Ovvero?

«Severino mostra in modo originale e radicale il senso dell’eternità, inaugurando il cammino sul più autentico sentiero del giorno. È in tale contesto che si inscrive appunto il mio manifesto dell’immortalità, nonché il senso dell’apocalisse che lo ispira, consistente nell’apparire del discorso che toglie l’errore. Eternità significa infatti impossibilità che l’essere possa derivare dal niente: ogni essente è già da sempre salvo dal nulla, quindi la morte non implica alcuna forma di annientamento».

Emanuele Severino - © www.giornaledibrescia.it
Emanuele Severino - © www.giornaledibrescia.it

Che cos’è realmente «il sentimento oceanico» descritto da Romain Rolland nel suo carteggio con Freud e come si collega al desiderio d’immortalità?

«Il sentimento oceanico che comunemente proviamo insieme a quella convinzione inconscia di essere immortali, denunciata da Seneca e Freud come pure da molti altri filosofi e scienziati per metterla in questione, è esattamente la chiamata dall’ulteriorità che già ci appartiene, grazie alla quale possiamo intuire che non siamo destinati all’annientamento. Poiché il nichilismo è il fondamento di ogni nostra certezza, proprio mentre percepiamo di essere eterni immediatamente mobilitiamo tutte le cognizioni erronee da cui deriva la convinzione che ciò sia impossibile. Prende quindi avvio la ricerca del senso di siffatta esperienza interiore – che definisco “spirituale” –, la quale viene intercettata dalle religioni. Poiché il loro fondamento è nichilista, esse dirottano il significato che realmente compete alla nostra intuizione di eternità per sottometterla a regole e leggi presentate come “volontà” di un dio onnipotente che può crearci o annientarci. Ed è invece questo l’impossibile».

Ma a che cosa può giovarci l’eternità in un mondo in cui l’esistenza è più faticosa che gioiosa?

«Essere eterni non significa essere nelle stesse condizioni che si ripetono all’infinito, come diceva Nietzsche. L’eternità indicata da Severino è l’ascesa di ogni coscienza verso la divinità gioiosa che si rende esplicita senza ripetizione dell’identico».

L’entusiasmo religioso come condiziona i nostri comportamenti, e il nazionalismo populista come interagisce con il mito?

«Dall’entusiasmo della fede prende drammaticamente forma la violenza generata dalla volontà di potenza basata sulle certezze nichiliste. Gli eserciti, i patiboli, l’umiliazione di intere categorie di persone considerate come umani inferiori o sbagliati non esprimono altro che l’esercizio di potere delle classi sociali dominanti, le quali giustificano discriminazioni e sopraffazioni in nome del loro dio impossibile».

Se tutti i credo religiosi danno adito a discriminazioni, persecuzioni e guerre, dov’è l’essenza di una religiosità pacifica e misericordiosa?

«Poiché non esiste alcun dio che possa darci o toglierci l’essere che siamo, è bene sapere che ognuno di noi esprime una componente dell’esser Dio. Poiché la violenza è errore, nella misura in cui la esercitiamo, manifestiamo l’errore del credere nell’impossibile. Sapere questo non è come non saperlo: l’ignorante è colui che violenta umani e mondo credendo di essere nel giusto o comunque di poterlo fare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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