Sacerdote, educatore, uomo di cultura. E di fede solida ancorata nella Verità, quindi aperto senza timori al dialogo con tutti. Colto e intelligente, avversario di ideologie e dogmatismi che creano verità artificiose ed impediscono alle menti di pensare in autonomia. Tutto questo e molto (molto) altro era mons. Enzo Giammancheri, per tutti semplicemente don Enzo. Moriva il 4 novembre del 2005 nel suo studio all’editrice La Scuola, dov’era andato al lavoro come ogni giorno.
Nel ventennale della scomparsa, lo scorso anno era stato ricordato in un convegno alla Cattolica; dai lavori di quel convegno la pubblicazione «Don Enzo Giammancheri. Sacerdote, educatore, intellettuale, promotore di cultura», edizioni Studium. E proprio questo nuovo libro è stato ieri l’occasione per ritrovarsi nella memoria del grande sacerdote; l’appuntamento si è svolto in Sala Libretti al Giornale di Brescia, i lavori sono stati coordinati dal professor Pierluigi Malavasi, della Cattolica.

Editorialista del GdB
Un evento che nasce per un debito di riconoscenza nei confronti di don Enzo. Nel saluto introduttivo, Pierpaolo Camadini, presidente dell’Editoriale Bresciana, ha ricordato l’attività giornalistica di Giammancheri, che trovava casa proprio sulla pagine del GdB, una collaborazione durata trent’anni. «Articoli che partivano dal vissuto quotidiano - ha sottolineato Camadini -per allargare la discussione. Come diceva don Enzo, citando Stephen Hawking: per guardare le stelle invece dei nostri piedi».
Camadini ha poi ricordato la prefazione del volume che raccoglieva, appunto, una parte degli scritti per il GdB: «Gli articoli rispecchiano tutti una tensione costante alla ricerca delle ragioni morali sottese agli eventi di ogni giorno: un contributo qualificato e qualificante alla società bresciana perché anch’essa sappia cercare le motivazioni reali dei fatti sociali, civili, religiosi sulla base di ragionati criteri di valutazione». Infine: «Ribadisco la nostra gratitudine a don Enzo perché con il suo vigore e rigore morale ha rafforzato la linea del Giornale di Brescia».
I legami
«Fare memoria dei protagonisti del passato non significa limitarsi a mettere in fila immagini che il tempo sfuma. Significa trarre il meglio di chi ci ha preceduto e valorizzarlo, proiettandolo nel futuro» ha sottolineato Michele Bonetti, presidente della Fondazione Tovini. E ancora: «Questo è l’intento del ricordo della figura complessa di don Enzo Giammancheri, in uno con il prof. Vittorino Chizzolini, suo mentore, che tanto lo ha accompagnato nella crescita interiore ed operativa. Un ricordo che guarda a loro senza fermarsi».
«Parlare di don Enzo e del prof. Chizzolini – ha proseguito Bonetti – significa richiamare uno stile che ha vissuto il momento d’oro all’interno dell’editrice La Scuola e che ha coinvolto donne e uomini e istituzioni. Non a caso, nel volume e qui, sono attori e comprimari esponenti del pensiero e dell’esperienza della tradizione, della teoria e della tecnica del formare. Non a caso sono promotori di questo pomeriggio speciale la Fondazione Tovini e l’Università Cattolica, col patrocinio della Diocesi di Brescia, dell’Opera per l’Educazione Cristiana, dell’Istituto Paolo VI, dell’editrice La Scuola e del Ce.doc.: istituzioni di diversa valenza ma consorelle nel dare testimonianza della ricerca di un senso ulteriore. Così come non a caso - mi piace ricordarlo - il volume è stato pubblicato dalle tre editrici che hanno segnato la storia della Brescia cattolica e dell’Italia che riflette nel profondo: La Scuola, Morcelliana e Studium».

La sua eredità
Don Enzo è stato un protagonista della vita religiosa e civile bresciana, alla sua memoria è stato attributo il Grosso d’oro su segnalazione di Giovanni Bazoli, Giuseppe Bertagna, Carla Bino, Tino Bino, Giuseppe Camadini, Giambattista Lanzani, Giusto Marchese, Mino Martinazzoli, Luigi Morgano, Francesco Passerini, Giacomo Scanzi, Emanuele Severino e Mario Taccolini. Tributo che è stato ricordato da Pietro Ghetti, presidente della Commissione Cultura della Loggia. Mons. Angelo Gelmini, vicario generale della Diocesi, ha ricordato don Enzo formatore dei futuri sacerdoti: «Era un cuore vivo che parlava a tutti, la sua era una teologia raccontata con la sua stessa vita».
Evelina Scaglia, dell’Università degli Studi di Bergamo, ha ripercorso il rapporto maestro/allievo che univa Vittorino Chizzolini e don Enzo, «due autentici cattolici che vissero nel solco della tradizione toviniana». Emanuele Balduzzi, dell’Istituto Universitario Salesiano Venezia, ha invece analizzato i commenti di Giuseppe Mari (prematuramente scomparso) agli scritti di Giammancheri. Mari sottolineava che in don Enzo l’educazione è sempre ricondotta alla radice morale. Per il sacerdote nel rapporto educativo si incontrano esseri liberi, tutti sono sempre educatori ed educati: le persone danno e ricevono.
La messa per Chizzolini

A seguire, nella chiesa di San Luca, è stata celebrata la messa in ricordo di Vittorino Chizzolini presieduta da mons. Carlo Tartari, provicario generale della Diocesi. Per usare le parole che don Enzo scrisse sul GdB il giorno dopo la sua morte, avvenuta il 24 maggio 1984: «Qualcuno ha detto che Brescia, dopo la sua morte, è più povera. No. È più ricca. Il patrimonio dell’eredità morale e religiosa di Chizzolini è acquisito per sempre. La sua fede cristiana, che in lui spiega tutto, non ha mai diviso e non divide, perché da lui vissuta come una continua prova d’amore verso tutti».




