Vegne a töt col landò? Se la fretta è... francofona

Possiamo ragionare sui prestiti dalle lingue straniere presenti in bresciano
Una carrozza - Foto Wikipedia/Luigi Belloni
Una carrozza - Foto Wikipedia/Luigi Belloni

Che fet cönt de fà? Gh’o de vegner a töt col landò? Espressione d’altri tempi, ma che ci permette di ragionare ancora una volta sui prestiti dalle lingue straniere presenti in bresciano. Ai tempi nostri la questione riguarda soprattutto l’inglese; ma in questo caso il dialetto è sobrio e discreto, anche perché gli ambienti, i settori, le branche, gli ambiti dove l’inglese spopola sono in genere poco frequentati dal bresciano.

Ai tempi invece in cui la lingua della comunicazione internazionale era il francese, il dialetto –magari attraverso l’italiano – ha fatto la sua parte. L’espressione citata in apertura, quella del landò, era di uso abbastanza comune; era il landò (dal francese landau, a sua volta dal tedesco landauer) una carrozza signorile, in uso fino al primo Novecento; è come se oggi si dicesse: «Ti spicci o devo venirti a prendere con la Ferrari?». In quegli anni ormai lontani, in casa – «in sala», per essere precisi – faceva bella mostra il büfé (il francese buffet); in camera le signore più agiate avevano il loro bel pitinös, forma brescianizzata e declinata al maschile della francese petineuse; infine, in giardino – chi ce l’aveva! – c’era sempre un piccolo bersò (berceau).

Ma era in merceria che il francese la faceva da padrone e si sbizzarriva, specie se si parlava di colori: il nocciola era noezèt (in francese noiset); poi c’erano bordò (bordeaux) e blöèt (bluètte) per concludere col bèz (il beige dei parigini). E poi pompon (la masòca della berretta), plisé (la piega delle gonne), plafù (il soffitto), reclàm (la pubblicità). Et ainsi de suite...

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