No, non preoccupatevi per il titolo! Si rimarrà rigorosamente nei limiti della decenza. C’è un vecchio adagio bresciano che esprime un impegnativo (opinabile) concetto teologico. Cerco di riassumerlo: se nel giorno del giudizio il Signore non avrà un atteggiamento di benevola misericordia nei confronti dei peccati che si riferiscono alla sfera sessuale, la salvezza sarà davvero per pochi.
La versione popolare è un piccolo gioiello di espressività. Eccola: Se el dé del giödese el Signur el perdunerà mia i pecacc dela pecàia, ghe resterà de empinì el paradìs de paia. Vediamo dove sta la geniale preziosità dell’espressione. Si noti innanzitutto l’efficacia di quel neologismo-eufemismo (pecàia), piccante grano di pepe e nel contempo innocente ammiccamento, capace di riassumere, in maniera quasi «anatomica», l’intero concetto di «peccati che si riferiscono alla sfera sessuale».
In chiusura si incontra poi quell’immagine che fantastica il paradiso come uno di quegli ariosi solai delle vecchie cascine, dove i contadini ammassavano paglia e fieno. E ai piedi della scala, come un bravo fattore - immagino io –, il Signore, che, se applicasse alla lettera il comandamento, sarebbe costretto a cambiare destinazione d’uso al paradiso, trasformandolo da luogo della beatitudine eterna a prosaico magazzino rurale.
È il quadretto un po’ naïf di vita di campagna, capace di mostrare dove possono arrivare fantasia ed efficacia della cultura popolare e del dialetto, che ne è stato – e in parte ancora ne è – la voce.




