Dialèktika

Quanto sono espressive le parole di legno!

Ocio al có che le gambe i a fa de fó! L’espressione è alquanto sibillina: che mai può significare «Attenti alla testa che le gambe le fanno di faggio»?
Lettere di legno - Foto/Unsplash
Lettere di legno - Foto/Unsplash
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Gentili lettori, oggi, anche se la questione, come si vedrà, sarà un po’... «legnosa», dovremo volare un po’ alto (ma non troppo); del resto anche il dialetto bresciano ha la sua dignità.

Ocio al có che le gambe i a fa de fó! L’espressione è alquanto sibillina: che mai può significare «Attenti alla testa che le gambe le fanno di faggio»? Il richiamo di solito viene rivolto a chi accidentalmente ha picchiato il capo; gli si ricorda che, mentre se perdi una gamba te la possono rifare anche di legno (oddio, oggi la medicina ha fatto progressi e per le protesi si usano altri materiali), per la testa questo non è possibile. Peraltro – in queste materie la cultura popolare ama la precisione – che si usasse il faggio è plausibile; questa essenza offre infatti un legno duro, di buona struttura e resistente agli urti.

Ma quello che qui vorremmo notare non sono le questioni «tecniche», quanto la concisione e la pregnanza espressiva di cui è capace il dialetto; se è lecito appunto volare un poco alto ed avvicinare culture tanto lontane (chi può richiami alla mente il latino studiato a scuola) verrebbe voglia di evocare la brevitas della prosa di Tacito, il grande storico latino. E che dire poi della clausola «iafà-defó»?

Insomma, con un pugno di vocaboli, poveri e di uso comune, grazie a una struttura fonosintattica diretta ed efficacissima, il bresciano riesce a cogliere nel segno. Rileggetela con calma: è davvero una meraviglia!

A margine, qualcuno potrebbe notare che di teste di legno – magari anche più duro del faggio – in realtà ce ne sono tante anche in natura; ma questa è un’altra questione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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