Nel segno della scarsela, che magari è anche buca

Quante volte ci rimbalza all’orecchio l’abusata – e brutta – espressione «mettere le mani nelle tasche degli italiani»! E a me – linguisticamente parlando – viene da ridere. Infatti, una delle ipotesi in merito all’origine della parola «tasca» è la voce tardo latina taxicare, che starebbe appunto per «tassare». «E a noi che importa? – si dirà – . In bresciano le braghe non hanno le tasche, bensì le scarsele».
Ah, ma anche con scarsela c’è da sbizzarrirsi, visto che gli studiosi non sono sempre d’accordo circa l’origine del vocabolo. Una teoria assai diffusa è che la voce – presente anche nei dialetti veneti e financo nell’italiano del XIII secolo - avesse a che vedere con l’aggettivo «scarso»; già Ludovico Muratori ipotizzava: Non so se per burla fu nomata “scarsella” la borsa o saccoccia dove si porta il denaro per significare che poco ve n’è. E «scarso» deriverebbe a sua volta da una forma del verbo latino ex-carpere, «tirare fuori»; in effetti spesso dalla scarsela qualcosa si tira fuori.
Ma questa teoria – scarsela da scarso – tra gli esperti, nel corso degli anni, è andata perdendo credito. Oggi va per la maggiore l’ipotesi che la nostra scarsela sia partita da skërpa, un vocabolo dell’antico francone (più o meno il nonno dell’olandese). Skërpa – una borsa di pelle – avrebbe incontrato il latino e sarebbe diventata skerpicella; in area francese, si sarebbe trasformata in escarselle per poi presentarsi al di qua delle Alpi nelle forme che conosciamo. Insomma, uno si mette le mani in tasca e si fa il giro di mezza Europa!
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@Domenica
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