Lentamente, a bell’agio… e però adesso taci!

Estate, la stagione dei cosiddetti «tormentoni»! Chi non ricorda Despacito il tormentone dell’estate 2017? «E che c’entra con Dialèktika?» si chiederanno i gentili lettori della rubrica. È che talvolta... così, mi diverto a tradurre in dialetto – lé söl’öngia – i titoli delle canzoni. E Despacito in bresciano darebbe Abelàze. Abelàze in origine era a bel aze, l’italiano «a bell’agio». Ora, quell’aze ci viene nientemeno dall’antica lingua d’oc dei trovatori medievali, che aveva aise, a sua volta dal latino adiacens, che più o meno indica chi ti sta disteso accanto, a suo agio, appunto, quieto.
Oddio! Mi pare di vederlo il nostro dialetto – le mà en dei cavei – stordito da questi riferimenti linguistici che lo tirano in ballo, lui che è abituato a starsene tranquillo, quacì quacì, all’ombra del suo campanile: «Ma dialetto caro! Te gh’et de trat föra en brizinì: renditi conto che non devi aver soggezione quando incontri lingue con cui vanti legami di parentela; con il babbo latino soprattutto».
E poi, diciamolo, il bresciano per inventiva non è secondo a nessuno: ha prima trasformato la locuzione a bel aze in un avverbio (abelàze), per poi modellarlo a suo piacimento creando prima abelazì e poi addirittura abelazìne! Inoltre, il bresciano ha «specializzato» l’espressione, limitandone il significato, sicchè abelàze nel «bresciano moderno» significa lentamente, senza fretta. Come despacito appunto. Dimenticavo: «un mio amico», stanco di sentire fino allo sfinimento l’ispanico tormentone Despacito, spegnendo rabbioso la radio, lo storpiava brescianamente in un bel: «Adès fa sito!». Que viva la fantasía!
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