Il destino del Festival di Sanremo? La Rai è l’unica alternativa

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato è l’ora della trattativa tra il Comune e l’ente televisivo
Il teatro Ariston durante un'edizione del Festival di Sanremo
Il teatro Ariston durante un'edizione del Festival di Sanremo
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Finirà come sempre: Rai e Comune di Sanremo – essendo la prima l’unica partecipante al bando pubblico per l’assegnazione – tratteranno fra loro le condizioni affinché Viale Mazzini organizzi anche i Festival del triennio 2026-2028.

Lo stabilisce la sentenza del Consiglio di Stato che respinge i ricorsi di Rai, Rai Pubblicità e Comune contro quella precedente del Tribunale Amministrativo Regionale ligure che aboliva la prassi di esclusiva e imponeva la gara pubblica aperta a chiunque. Rai e municipalità faranno dunque come sempre: accordarsi, pur con margini negoziali più aperti; con la differenza che sarà in virtù d’un bando che, mancanti altri pretendenti, vede ovvia vincitrice la Rai.

La situazione

Tanto rumore per nulla, per dirla con Shakespeare. Anche se tra sentenze, ricorsi e controricorsi, la domanda-chiave è: chi, se non la Rai che lo fa dal 1951 (in radio fino al 1955, l’anno successivo all’esordio della tv in Italia), potrebbe davvero organizzare una kermesse così artisticamente impegnativa e tecnicamente complessa, nonché costosa benché redditizia? C’è chi vorrebbe farlo al posto suo? No: la gara del Comune scaduta il 19 maggio è andata infatti deserta d’alternative alla scontata e solitaria iscrizione della Rai. Uno scenario, in fondo, ipotizzabile già a dicembre 2024 quando il Tar – su istanza della milanese Just Entertainment (nata nel 2003 come etichetta discografica, ma espansa a multiforme produzione-spettacoli) – impose al Comune di abbandonare la tacita “esclusiva” a Viale Mazzini e mettere in palio pubblico il Festival.

Mentre si aspettava la decisione del Consiglio di Stato sul ricorso di Rai e Comune contro l’originario pronunciamento del Tar, giorni fa è peraltro arrivata un’altra pronuncia del Tar, che – in attesa di un’udienza fissata per il 17 ottobre – accoglie l’istanza cautelare di Just Entertainment contro il bando a cui, di fatto, concorreva solo la Tv di Stato. Solo una questione di principio, dunque, quella sollevata da Just Entertainment? Di certo finora la Je non ha mai detto di voler subentrare. E i «non interessati» erano paradossalmente noti: era scemata l’ipotetica candidatura della media company più papabile (per mezzi e capacità): il gruppo statunitense Warner Bros. Discovery, oggi anche emergente terzo editore tv in Italia. E silenzio totale anche da Mediaset.

Nessuno se l’è sentita di accollarsi quel gigantesco coacervo di organizzazione, rapporti con case discografiche e artisti, produzione artistica&televisiva e interessi economici. Una «macchina» che nel 2025 – secondo Ey Italy, parte d’un noto network internazionale di consulenza – avrebbe generato un movimento economico di 245,1 milioni e 1.459 posti di lavoro. Impegnando almeno 300 professionalità-Rai settimane prima e durante lo svolgimento. Un progetto che richiede mediamente 20 milioni in spese; un tele-kolossal che i management di Warner Bros. Discovery e di Mediaset hanno giudicato troppo rischioso da mettere in piedi ex-novo.

L’ultima edizione

Nessuno se la sente di approcciare un affare, grosso sì, ma che potrebbe però rivelarsi un... Vietnam economico per realtà che s’improvvisino in quel Massimo Evento Televisivo d’ogni anno (nel 2025, 12,5 milioni di spettatori in media e 67,1% di share pari a +6% sul ’24). L’unica a possedere il know how indispensabile – rodato in 75 edizioni – è la Rai. Che ora farà i conti con l’Amministrazione sanremese, che nel bando ha fissato condizioni fra cui versarle almeno 6,5 milioni e percentuale su proventi pubblicitari&sfruttamento marchi; e produrre qualche altra trasmissione made in Sanremo, Ariston a parte.

Roba che – salvo litigi – la Rai può permettersi e far fruttare: Luca Poggi (Ad di Rai Pubblicità) ha a suo tempo detto che dall’ultimo Festival sono entrati 65 milioni 258mila euro (+8,5% sul ’24) da sponsor e spot.

In questa fase Telemeloni la Rai può sembrare più agonizzante, ma Rai resta l’unica a saper ben guidare quella fuoriserie della tv che è il Festival.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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