I custodi delle Sante Croci: «Conserviamo un tesoro di tutta la città»

Filippo Picchio Lechi, presidente della Compagnia che da secoli custodisce le importanti reliquie. Il 14 settembre l’esposizione in occasione della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce
La reliquia insigne della Santa Croce - © www.giornaledibrescia.it
La reliquia insigne della Santa Croce - © www.giornaledibrescia.it

Il Tesoro delle Sante Croci è preziosa testimonianza di arte, storia e fede che viene conservato in una imponente cassaforte in duomo vecchio. Nel 1520 fu costituita una compagnia militare di cavalieri che ebbe fin da allora il compito di custodire le importanti reliquie, come un frammento della Vera Croce di Cristo ritrovata da Sant’Elena nel 320. Presidente della Compagnia dei Custodi, dal 2017, è Filippo Picchio Lechi. «Al mio fianco – ci tiene a precisare subito – ci sono anche i due vicepresidenti Francesco Onofri e Graziano Ferriani, il massaro o economo Roberto Ruggeri, il cancelliere o segretario Arturo Bettoni, il cappellano mons. Ivo Panteghini e il presidente onorario Fausto Montini. Negli ultimi anni, oltre a noi custodi, alle celebrazioni del 14 settembre partecipano tutte le autorità civili, militari, oltre che religiose cittadine, a testimonianza del fatto che questo è un tesoro dell’intera città di Brescia».

I custodi delle Sante Croci
I custodi delle Sante Croci

Quanti sono oggi i custodi e quali sono i loro compiti?

Fino a qualche anno fa non potevamo essere più di cento, oggi il limite massimo è di 300 ma siamo sui 270/280. Ci occupiamo della custodia delle Sante Croci, salvaguardiamo e organizziamo la tradizione, organizziamo i Quaresimali con la Diocesi, e ci occupiamo anche degli eventi culturali, partecipiamo a vari appuntamenti promossi dalla Diocesi, contribuiamo ad iniziative caritatevoli e supportiamo la Custodia in Terra Santa che è gemellata con noi. Ad esempio sostenendo la loro scuola di musica a Gerusalemme con allievi cristiani, musulmani ed ebrei, opera di grande significato per il messaggio che trasmette. Siamo una Compagnia laica sui generis, che venera oggetti sacri custoditi in duomo, aspetti da tenere in armonia con equilibrio, mantenendo la nostra autonomia ma collaborando con la Diocesi.

Cosa significa nel 2026 essere custode del Tesoro delle Sante Croci?

Significa credere nel messaggio cristiano e cercare di preservare un tesoro che è ad un livello assoluto dal punto di vista religioso, storico e artistico. Nostro compito è tramandare ai posteri che Brescia ha una fortuna enorme perché una delle reliquie che conserva è tra le più importanti che si possano trovare nel mondo. Ci piacerebbe che venissero a conoscerle i bambini e i ragazzi che frequentano le scuole cittadine, così da prenderle a cuore.

Cosa rappresentano per Brescia le Sante Croci?

La nostra città si è sempre affidata alla loro protezione nei momenti di difficoltà come guerre, carestie o nubifragi. La Croce da Campo fu issata sul Carroccio alla battaglia di Legnano, protesse due navi alla battaglia di Lepanto. Ma più di recente ricordiamo tutti il vescovo Tremolada che durante il Covid portò la Croce in giro per la città deserta per chiedere la protezione del Signore. Vescovo che nel 2021 ha fatto realizzare un nuovo reliquiario con un Cristo in avorio e due cervi, dedicato alle vittime della pandemia: ora fa parte del Tesoro.

Lei è quasi al termine del suo terzo mandato. Potrà esser rieletto?

No. Sono stato io a voler un limite di due mandati per il presidente, eccezionalmente tre, per evitare il rischio di sedersi. Quando mi hanno eletto ho fatto mie le parole di due presidenti che mi hanno preceduto, Raul Franchi e Gino Trombi: «La Compagnia deve ringiovanire per il bene di tutti» e «Scopo dei Custodi non è infatti solo provvedere alla tutela del patrimonio storico, artistico e religioso delle Sante Reliquie, ma dare testimonianza religiosa e caritatevole al nostro compito».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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