Cultura

Cosa pensavano di Brescia gli scrittori del Grand Tour

Elena Pala
Al viaggio in Italia è dedicata la mostra «Al mare. Ai monti. Finalmente la vacanza per tutti. 1767-1945»: si terrà a settembre a Palazzo Martinengo e qualche testimonianza riguarderà la città
Carta intestata del bresciano Grande Albergo Italia, 1882, Brescia, collezione privata
Carta intestata del bresciano Grande Albergo Italia, 1882, Brescia, collezione privata
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«Brescia è una città abbastanza gradevole – annota nelle sue memorie Stendhal nel 1801 – di media estensione, situata ai piedi di una montagnola. Il forte, su un poggio del monte, la ripara dal vento del nord. La città è più o meno rotonda. Il passeggio si svolge sulla strada per Milano, un semplice sentiero privo di alberi. Brescia ha i suoi portici che sono il suo Palais-Royal».

La mostra

Lo scrittore francese è un grandtourist, cioè uno dei tanti protagonisti dell’esperienza del Grand Tour che prende avvio nel XVII sec. e si prolunga fino alla metà del XIX sec. e porta in Italia i rampolli dell’aristocrazia dell’Europa continentale.

Al viaggio in Italia è dedicata la mostra «Al mare. Ai monti. Finalmente la vacanza per tutti. 1767-1945» in cantiere per il prossimo settembre a Palazzo Martinengo (in via Musei, a Brescia) e curata dalla scrivente e da Roberto Chiarini per il Centro Studi Rsi con il patrocinio e il sostegno determinante di Regione Lombardia (Assessorato alla Cultura), Provincia di Brescia, Camera di Commercio di Brescia e Fondazione Provincia di Brescia Eventi.

«Souvenir di Roma», XVIII secolo, micromosaico, collezione privata
«Souvenir di Roma», XVIII secolo, micromosaico, collezione privata

La mostra si propone di raccontare appunto questo fenomeno di costume che accompagna e segna l’ingresso del nostro Paese nella modernità. Queste le caratteristiche che contraddistinguono la scoperta dell’Italia da parte degli stranieri.

Cosa facevano i grandtourist

Nei suoi viaggi il grandtourist predilige visitare luoghi ricchi di storia, di arte e di bellezze naturalistiche. Dalla conoscenza del nostro patrimonio storico-artistico trae continue ispirazioni estetiche. Nelle memorie di viaggio arriva a definire il Belpaese al plurale - le Italie - proprio per la varietà e l’originalità dei luoghi e delle opere d’arte che scopre. Il Tour è impegnativo, oltre che ricco di imprevisti. Richiede tempo e denaro. A visitare l’Italia sono personaggi illustri: Goethe, Stendhal, Heine, e altri meno noti. Mete irrinunciabili sono Napoli, Roma, Venezia, Firenze.

A partire dal primo Ottocento il viaggiatore non è più solo il nobile. Anche il borghese è affascinato dal Tour. Visita molti luoghi, raccontati spesso in scritture cosiddette odeporiche, narrazioni cioè di viaggio (lettere, diari, racconti, ecc.).

Il Grand Tour e la Queriniana

Mete privilegiate sono anche le biblioteche. La settecentesca Biblioteca Queriniana di Brescia è visitata, tra gli altri, da tre grandtourists: l’abate francese Jêrome Richard, l’astronomo francese Jérôme Lalande che nel suo Voyage en Italie (1790) racconta sia del proprio arrivo alla Queriniana, allora aperta al pubblico quattro volte alla settimana, sia dei rapporti intercorsi con i bibliotecari del tempo, tra cui l’abate Gaspare Turbini.

Carta intestata del bresciano Grande Albergo Italia, 1882, Brescia, collezione privata
Carta intestata del bresciano Grande Albergo Italia, 1882, Brescia, collezione privata

Infine, a visitare la Queriniana è il tedesco Joahann Jacob Volkmann.

I bagagli

Al viaggio il turista si prepara con cura. Si procura le carte geografiche e le guide, ricche di informazioni pratiche dei luoghi da attraversare. Grande attenzione riserva al bagaglio.

«Portavamo con noi panieri – scrive nelle sue memorie la contessa Jean de Pange – e un’intera batteria di utensili detti “da viaggio”: coperte ripiegate, bicchieri che si schiacciavano fino a diventare scatoline, flaconi di sali, acqua di colonia, alcol alla menta, scialli, ventagli, piccoli cuscini e uno spaventoso vaso da notte di caucciù che mi metteva in subbuglio al solo vederlo».

I bauli, per lo più in legno, hanno varie forme. Sono rinforzati con pellami e chiodi. Talvolta sono protetti da una copertura di pelle o tela cerata.

La valigeria si standardizza in tre tipologie: la vache di forma parallelepipeda rigida con coperchio a cerniera, riposta o sul tetto della carrozza o nel cassone posteriore; il veau dalla pelle più morbida, per adattarsi ad ogni anfratto della vettura; e il sac de nuit, in tessuto rigido per far fronte alla notte da trascorrere in carrozza.

Le armi contro i briganti

Tempo pessimo, strade impraticabili sono solamente alcune delle difficoltà rutinarie del viaggiatore, spesso segnate da guasti e da incidenti. È però l’eventualità di incontrare dei briganti la minaccia più temuta del viaggio. Se non li incontra, spesso il turista ne sente almeno parlare. Già questo basta a terrorizzare. Gli può capitare anche di incappare nell’orrore di vedere i corpi dei giustiziati, impiccati alla forca lungo la carreggiata.

Un contributo davvero originale a stimolare il lettore (e, si spera, anche il visitatore) ad approfondire il tema nel catalogo della mostra si deve allo storico Marco Merlo, responsabile del cittadino Museo delle Armi «Luigi Marzoli», istituto che grazie alla disponibilità direttore della Fondazione Brescia Musei Stefano Karadjov metterà a disposizione per il corredo iconografico quadri del pittore Luigi Basiletti e armi.

Sin dal Medioevo i briganti seminano terrore in lungo e in largo nella penisola. La loro diffusione in varie parti d’Italia è favorita dalle caratteristiche morfologiche del territorio, dalla connivenza più o meno esplicita della popolazione locale e dalla latitanza delle istituzioni. I briganti si muovono armati di tutto punto. Dalle doppiette con la canna accorciata agli scavezzi con il calcio ripiegabile.

Trombone scavezzo a focile, Gardone Val Trompia, 1760-1780 circa - Museo delle Armi Luigi Marzoli, © Fondazione Brescia Musei
Trombone scavezzo a focile, Gardone Val Trompia, 1760-1780 circa - Museo delle Armi Luigi Marzoli, © Fondazione Brescia Musei

Per difendersi si armano anche i viaggiatori con piccoli revolver e bastoni animati con lama nascosta all’interno.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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