«Amore, emozione, spiritualità: il ’500 fu il secolo d’oro delle donne letterate»

Le voci femminili del Rinascimento - per quanto poco note al grande pubblico abituato ai manuali di letteratura liceale dominati dalle penne maschili - erano diverse, sfaccettate, stimolanti. Poetiche e letterarie, teatrali e musicali. Nobili e volgari. Così stimolanti da portare a un primo rinnovato interesse già nel Settecento.
Il progetto
La mostra di libri a stampa e manoscritti che si sta svolgendo presso la biblioteca Civica Queriniana in via Mazzini a Brescia (fino al 10 aprile negli orari di apertura) ne permette nuovamente il recupero: «Le voci femminili del Rinascimento e la loro riscoperta nel Settecento bresciano» è stata inaugurata nuovamente dopo un primo breve allestimento a novembre, e permette al pubblico di osservare dal vivo le prime edizioni e i manoscritti antichi legati alle poetesse e scrittrici del Cinquecento (non solo bresciano). A idearla e realizzarla un gruppo di studiosi e studiose composto da Angelo Brumana, Ennio Ferraglio, Ottavio Ghidini, Valeria Gritti, Pino Marchetti, Anna Rota ed Elisabetta Selmi, che hanno deciso di esporre gli esemplari proprio a marzo: perché è il mese in cui cade la giornata internazionale dei diritti delle donne; ma anche perché il 21 marzo si celebra la giornata mondiale della poesia, oltre che il giorno della nascita di Alda Merini nel 1931.
In Queriniana, transitando per l’atrio storico (al primo piano, chiedere indicazioni all’ingresso) si trovano cinque teche. Tre sono dedicate ai materiali cinquecenteschi: manoscritti ed edizioni a stampa relativi alle figure della letteratura del XVI secolo, poetesse di ambiente bresciano come Veronica Gambara, ma non solo. Ci sono infatti anche Gaspara Stampa e Vittoria Colonna, Lucrezia Gonzaga di Gazzuolo e Isabella Andreini. «Abbiamo scelto questo secolo - spiega Ottavio Ghidini - perché le letterate cinquecentesche furono particolarmente importanti: è il primo gruppo consistente di poetesse o scrittrici donne che si confrontano con argomenti amorosi, emotivi e spirituali, ma anche con diversi generi letterari. In mostra non c’è solo poesia, ma anche raccolte di lettere o testi per il teatro, come un’edizione a stampa della ‘Mirtilla’ di Isabella Andreini, che oltre a essere scrittrice era attrice. Nel Cinquecento le donne - ma non nello Stato Pontificio - iniziarono a calcare le scene e lei faceva parte della compagnia teatrale dei Comici Gelosi. In queste compagnie legate alla commedia dell’arte venivano ammesse come attrici: fu un fenomeno che nacque in Italia, ma si esibivano nelle corti di tutta Europa. Gaspara Stampa invece era anche cantante e suonatrice di liuto, oltre che scrittrice di testi per musica».
Le protagoniste
Oltre a questi piccoli gioielli, aggiunge Ghidini, ci sono anche testi in cui si parla del valore della letteratura femminile, che aveva certamente un diverso piglio e stile rispetto a quella maschile. Altra curiosità: «Le donne che fanno letteratura, come si nota nella mostra, sono di diverse estrazioni sociali: se Veronica Gambara e Vittoria Colonna erano nobili, Gaspara Stampa era una donna semplice. Viveva a Venezia. Alcuni la definiscono cortigiana, anche se non vi sono testimonianze in questo senso. Ma è importante sottolinearlo proprio perché i libri mostrano come alla letteratura non si dedicassero solo le nobili».
Nelle altre due teche il focus è sul Settecento, con una serie di materiali a stampa di intellettuali bresciani. «Fu un secolo di grande erudizione: volevano ricostruire la storia della tradizione letteraria ed ebbero attenzione particolare nei confronti del Cinquecento - spiega ancora Ghidini -. Un esempio: Giulio Antonio Gagliardi scrisse una lettera ad Apostolo Zeno relativamente a Gaspara Stampa. Zeno gli rispose con due piccoli trattati in cui dava spiegazioni su chi fu, sul conte di cui era innamorata e qualche informazione sulla vita della poetessa. Ma ci sono anche altri nomi: Rodella, Zamboni… Raccolsero testi e scrissero profili biografici delle scrittrici del Cinquecento, che abbiamo incluso nella mostra».
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