Dal libro di Roby Baggio al fumetto sullo stalking: cosa leggere a giugno

Tra le letture del bookclub del mese ci sono anche l’ultimo romanzo di Don Winslow, l’Inghilterra vittoriana e un libro per bambini che si apprestano a iniziare la scuola elementare: ecco i libri consigliati per l’inizio dell’estate
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Graphic novel, memoir sportivi, romanzi storici e noir urbani: come sempre, c’è un po’ di tutto nel bookclub del Giornale di Brescia di questo mese. I giornalisti e le giornaliste della redazione consigliano i titoli che hanno letto nell’ultimo periodo e che li hanno particolarmente colpiti. Ci sono storie che arrivano dalla rete, come nel caso dello stalking raccontato nel graphic novel di Lisa Blumen, ma anche memorie sportive che attraversano la carriera di uno dei numeri dieci più riconoscibili del calcio italiano. Si passa poi a un romanzo storico ambientato nell’Inghilterra vittoriana, a una Brescia degli anni Venti riletta attraverso la finzione noir, fino a una storia per l’infanzia che usa il linguaggio animale per parlare di paura e mutismo selettivo.

«Cinghiali»

Di Lisa Blumen

(Coconino Press, 2026, 208 pagine, 20,90 euro)

La copertina di Cinghiali
La copertina di Cinghiali

È tutto rosa, ma il colore rassicura solo per qualche pagina. Perché in questo graphic novel francese l’autrice affronta quel tema angoscioso e angosciante che è lo stalking. In particolare, quello modernissimo di cui sono vittima content creator e influencer online.  Una forma di persecuzione sottilissima ma pericolosa, alimentata dalla visibilità unilaterale di chi si espone sullo schermo, dall’esposizione continua e dai confini sempre più fragili tra pubblico e privato. La scelta del colore non alleggerisce quindi il racconto: anche se amplifica tutto, lo fa con delicatezza. La protagonista si muove dentro una quotidianità apparentemente ordinaria (post, contenuti pubblicitari, messaggi, interazioni...), fino a quando la presenza invisibile di un seguace diventa invasiva, persistente e intralciante, sia psicologicamente che concretamente

È proprio un bel libro, «Cinghiali»: bello da vedere e da sfogliare, ma bello soprattutto perché affronta un tema sociale ancora poco conosciuto, forse perché ritenuto frivolo o perché porta molte persone a pensare che gli influencer «se la cerchino». Lisa Blumen sa costruire bene la pressione continua, che cresce pagina dopo pagina. E la rete diventa uno spazio ambivalente: luogo di espressione e insieme dispositivo di controllo. Ormai la visibilità pubblica è anche vulnerabilità.

Sara Polotti, redattrice Web

«Luce nell’oscurità»

Di Roberto Baggio

(Rizzoli, 2026)

La copertina di Luce nell'oscurità
La copertina di Luce nell'oscurità

Non è libro della vita e nemmeno il must da avere nella libreria di casa. E però un pezzo di storia raccontata direttamente da chi l’ha scritta. «Luce nell’oscurità» è il libro di Roberto Baggio, scritto con la figlia Valentina e con Matteo Marani, che ripercorre, senza per la verità particolari inediti, la sua carriera da Vicenza a Brescia passando per Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna e Inter e ovviamente la maglia azzurra della Nazionale. C’è anche tanto spazio per la fede e il buddismo che il Divin Codino incrocia per la prima volta all’inizio della sua esperienza in maglia viola e che oggi rappresenta qualcosa di imprescindibile nella sua vita. Tanto da iniziare ogni capitolo con una frase del maestro che ha illuminato il percorso religioso del numero dieci per antonomasia. È un libro veloce, con molte fotografie sul campo e altrettante di vita privata. Il Baggio pensiero in punta di piedi e di penna. Di tutto un po’ ma senza colpi a sorpresa o stonature.

Chi si aspetta per esempio punture nei confronti degli allenatori che lo hanno poco amato, rimarrà deluso. Il rigore di Pasadena nella finale mondiale? C’è. Quello fatto tirare a De Agostini nel suo primo ritorno al Franchi in maglia Juve? C’è. Il «questo è matto» pronunciato in mondovisione verso Arrigo Sacchi a USA 94? C’è. Emerge forse per la prima volta in modo così marcato invece il sentimento verso Brescia e il legame con un ambiente che lo ha fatto sentire un re e gli ha regalato l’ultimo successo della carriera: il raggiungimento e poi il superamento di quota 200 gol in campionato. Per chi ama il calcio Roberto Baggio vince anche in libreria.

Andrea Cittadini, vicecaporedattore

«La piccola bottega delle erbe»

Di Francesca Costenaro

(Giunti, 2025, 13,30 euro)

La copertina di La piccola bottega delle erbe
La copertina di La piccola bottega delle erbe

«La piccola bottega delle erbe» di Francesca Costenaro è un romanzo capace di ristabilire un dialogo profondo con la parte più autentica di sé. Lo fa con una scrittura evocativa e delicata, che accompagna il lettore con la leggerezza di un sussurro e la forza silenziosa della natura. La protagonista, Sophie Belford, è un personaggio inquieto e profondamente umano, nel quale è facile riconoscersi. Giovane erede di una facoltosa famiglia dell’Inghilterra vittoriana, vive circondata dal privilegio, ma imprigionata in una realtà che le sta stretta. Dietro l’apparente perfezione della sua esistenza si nasconde infatti un disagio sottile, fatto di visioni enigmatiche, sogni ricorrenti e parole pronunciate in lingue sconosciute.

Il viaggio di Sophie diventa così un percorso di ricerca interiore e di emancipazione. Da ragazza fragile e disorientata, cresce fino a diventare una donna consapevole del proprio valore e della propria identità. Un’evoluzione costruita con grande credibilità psicologica, attraverso passaggi dolorosi ma necessari. «La piccola bottega delle erbe» è un romanzo insieme intimo e potente: accarezza il lettore, ma allo stesso tempo lo invita a interrogarsi su ciò che davvero conta. È un omaggio a tutte le donne che non si sono mai sentite comprese fino in fondo, e a chi conserva uno sguardo curioso, sensibile e fuori dagli schemi. La natura, in queste pagine, non fa da semplice sfondo, ma diventa presenza viva, strumento di ascolto e trasformazione. Consigliato agli amanti dei romanzi storici dalle atmosfere intense, delle protagoniste complesse e vulnerabili, delle storie d’amore non convenzionali e a chi crede che le parole, proprio come le erbe, possano avere un potere curativo.

Anna Colonghi, redattrice Teletutto

«Il brigadiere del Carmine e la Mille Miglia, Brescia, 1927»

Di Enrico Mirani

(Liberedizioni, 277 pagine, 18 euro)

La copertina del Brigadiere del Carmine
La copertina del Brigadiere del Carmine

Con un anno di anticipo sulle celebrazioni del centenario, Enrico Mirani rende omaggio alla Mille Miglia, facendone lo sfondo per il decimo romanzo della saga del sottufficiale dei carabinieri Francesco Setti. «Il Brigadiere del Carmine e la Mille Miglia, Brescia, 1927» è infatti il titolo del nuovo lavoro del giornalista e storico rudianese.

Di fatto, la prima edizione di quella che sarebbe divenuta la «Corsa più bella del mondo» è uno spunto, lo scenario storico evenemenziale per parlare della Brescia di cent'anni fa, vista e raccontata dagli occhi arguti del brigadiere, nel quale Mirani riversa sapientemente i suoi trentennali studi sulla vita quotidiana della prima metà del secolo XX nella nostra città. Attorno al protagonista, uomo devoto alla professione ma non allineato al potere dominante, che ai tempi è quello dell'ormai consolidato regime (un fascismo che Mirani descrive imperante, ma non monolitico al suo interno), gira una serie di personaggi. Perlopiù del popolo, quel popolo che brulica attorno al quartiere delle Pescherie, che di lì a poco verrà sventrato per fare spazio a piazza Vittoria. Una compagnia di giro fatta di artigiani, osti, sfruttatori, meretrici, ladri, giovani avviati alla malavita, buontemponi, anarchici che tramano nell'ombra. Assoggettati a una classe dirigente annoiata, fedele al regime finché conviene, totalmente aliena al ruolo di guida delle classi inferiori, che tiene altezzosamente a distanza. Sono queste distanze che gente come il brigadiere Setti deve cercare di accorciare, questi squilibri che l'uomo, ancor prima che il militare, prova a colmare, essendo, come detto, «nei secoli fedele» ma anche uomo virtuoso se non addirittura pius.

In questa Brescia che si sta riprendendo dallo sfacelo della guerra, inconsapevole del tragico destino che in meno di vent'anni avrebbe dovuto subire ancora, Mirani, che per il nostro giornale ha seguito in passato diverse Mille Miglia, intinge la penna nel noir, scaldando i motori delle brum brum del tempo, le bresciane Om in primis. Prima che qualcuno provi ad allentarne i freni…

Roberto Bernardo, caposervizio Cronaca

«La gallina di Sofia»

di Alessandra Sala e Cinzia Praticelli (illustratrice)

(Astragalo, 2026, 80 pagine)

La copertina di La gallina di Sofia
La copertina di La gallina di Sofia

C’è un tipo di paura che non fa rumore, ma che può bloccare le parole: il mutismo selettivo. È proprio questo delicato tema a essere al centro de «La gallina di Sofia» di Alessandra Sala, illustrato da Cinzia Praticelli. La storia si apre in campagna, tra amici animali e la sicurezza di casa. Ma il primo giorno di scuola è una prova difficile: un edificio che sembra un enorme serpente e bambini sconosciuti mettono in crisi Sofia, che perde la voce. È allora che entra in scena Conci, una gallina dorata, che la accompagna in classe e le insegna a fidarsi degli altri, aiutandola a superare la paura e a sentirsi accolta. Sala affronta il tema con delicatezza e realismo, offrendo ai giovani lettori un messaggio rassicurante: è normale avere paura e, con il supporto di chi ci vuole bene, ogni ostacolo può essere affrontato.

Le illustrazioni di Cinzia Praticelli arricchiscono il racconto, rendendo i personaggi vividi e accattivanti, perfetti per laboratori scolastici e letture ad alta voce. Il libro, pensato per bambini dai sette anni, è stampato con caratteri ad alta leggibilità e in formato tascabile per favorire l’accessibilità e la partecipazione attiva dei lettori. Con ottanta pagine di storia, colori caldi e una protagonista coraggiosa, «La gallina di Sofia» diventa uno strumento prezioso per educatori e famiglie, un invito a comprendere e rispettare i tempi di ogni bambino. «Dopo il Covid – scrive l’autrice – sono stati segnalati numerosi casi di disturbi d’ansia, specie nell’età pediatrica, che hanno determinato diversi casi di mutismo selettivo e con questa mia piccola storia spero di poter toccare il cuore di chi non capisce questo problema».

Marco Tedoldi, redattore Cronaca

«L’ultimo colpo»

Di Don Winslow

(Harper&Collins, 322 pagine, 22 euro)

La copertina di L'ultimo colpo
La copertina di L'ultimo colpo

Continuando, almeno per ora, a procrastinare i propositi di ritiro, Don Winslow prosegue a menare fendenti letterari con l’abilità di un samurai della parola. Amministrando sempre più spesso le sue gemme color noir in racconti affilati, mai banali.

Con «L’Ultimo colpo» sciorina un portfolio di perdenti e dannati, evitando (e questo è un bene) di dispensare pacche consolatorie sulle spalle e promesse di redenzione. Curioso che l’autore – tra gli altri – di tre romani cult torrenziali come «Il potere del cane», «Il cartello» e «Il confine» – riesca a dipanare in poche, serratissime pagine grovigli di creatività criminosa, consegnando in quest’ultima raccolta almeno due gemme: «L’ala nord», drammatico condensato di come certe scelte che paiano inevitabili finiscano per condizionarci la vita; e «Collisione», micro-dramma carcerario che toglie il fiato. Ogni volta Winslow ti catapulta in piccoli film senza via d’uscita, in cui buoni e cattivi sono sempre più vicini E difficili da distinguere.

Rosario Rampulla, vicecaporedattore

«Una Cisl innovatrice nel complesso dei sindacati in Italia. Un racconto»

Di Guido Baglioni

(Edizioni Lavoro, prefazione di Daniela Fumarola)

La copertina di Una Cisl innovatrice nel complesso dei sindacati in Italia. Un racconto
La copertina di Una Cisl innovatrice nel complesso dei sindacati in Italia. Un racconto

Non è solo un libro di storia sindacale, né una memoria personale, ma il punto d’incontro tra ricostruzione rigorosa e testimonianza vissuta. Bresciano di Gardone Val Trompia, sociologo dell’industria e professore emerito dell’Università di Milano Bicocca, studioso che ha accompagnato per decenni il cammino della Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, Baglioni presenta un racconto del lavoro, della democrazia e della trasformazione sociale italiana.

Il libro prende le mosse dalla nascita della Cisl, dall’assemblea fondativa del Teatro Adriano del 30 aprile 1950, e ricostruisce con precisione il passaggio dalla stagione dell’unità sindacale al pluralismo confederale. Ma il cuore dell’analisi non è la cronaca degli eventi: è l’identità della Cisl, definita fin dalle origini da alcuni pilastri che Baglioni mette in luce con particolare efficacia – autonomia dal potere politico, centralità della persona, fiducia nella competenza, cultura riformista, vocazione non antagonistica.

Qui emerge uno dei meriti maggiori del volume: mostrare come la Cisl non sia stata soltanto una delle tre grandi confederazioni italiane, ma un soggetto innovatore nel sistema delle relazioni industriali. Un sindacato che, «pur nato in una frattura, non ha avuto una vocazione minoritaria; al contrario, ha saputo diventare grande organizzazione di massa e laboratorio di idee». Baglioni insiste molto su questa «originalità» cislina. Di particolare interesse sono i capitoli dedicati ai «padri» del sindacato nuovo: Giulio Pastore, Mario Romani.

La lettura del rapporto tra Cisl, mondo cattolico e laicità: pur riconoscendo il sostegno che ambienti ecclesiali e dottrina sociale offrirono nella fase iniziale, Baglioni mostra come la Cisl abbia costruito una propria identità profondamente autonoma, laica nei fondamenti e moderna nell’impostazione. La seconda parte, dedicata al lungo ciclo dagli anni Ottanta in poi: il «trentennio glorioso», delle grandi intese degli anni Ottanta e Novanta; della concertazione; della trasformazione del lavoro e della terziarizzazione, mostra quanto il sindacato sia stato protagonista nei passaggi difficili del Paese. Un libro che parla di sindacato senza chiudersi nel sindacato, intrecciando la storia della Cisl con quella sociale italiana.

Roberto Ragazzi, redattore Economia

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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