Coraggio e barbarie in un'Italia da incubo

«L'uomo verticale», l'inquietante romanzo di Davide Longo ambientato nel nostro Paese in un futuro vicino, tra violenza e devastazione. Un letterato in disgrazia con la figlia attraversa territori nelle mani di bande armate. L'invasione degli «esterni»

Bande armate o singoli predatori saccheggiano città e paesi. La violenza dilaga ovunque, l'esercito è allo sbando, la Guardia Nazionale impotente, chi doveva difendere i cittadini dall'invasione degli «esterni» - sempre più numerosi, affamati e disperati - abusa del suo potere per sopravvivere. La convivenza civile è annullata: niente giornali televisione e telefoni, vita sociale pregiudicata, denaro scarso, benzina e generi alimentari quasi introvabili, frontiere chiuse. Gli uomini si guardano con rancore o quantomeno diffidenza, i buoni sentimenti sono merce rarissima da gestire con parsimonia perfino con amici e familiari. Un Paese allo stremo, liquefatto, senza speranza sembra spegnersi. Ci sono ancora rari angoli di pace, in attesa che la macchia dell'odio, allargandosi, li raggiunga e sommerga. Leonardo vive in un di essi, sulle colline delle Langhe.
È il borgo natale, dov'è ritornato sette anni prima, dopo lo scandalo che ha messo fine alla sua brillante carriera universitaria, alla vena di romanziere famoso, alla sua famiglia. Si è rifugiato qui, nella natura, fra i libri di una sterminata biblioteca, rinunciando al suo bene più prezioso: la parola scritta. Il mondo, all'intorno, sta esplodendo, ma quassù una parvenza di umanità resiste. Fino a quando anche il borgo è travolto dalla barbarie, costringendo Leonardo a rimettere in gioco la sua vita, a separarsi dal suo dolceamaro esilio, a caricarsi sulle spalle il peso del coraggio, della scelta, della realtà come non ha mai fatto prima.
«L'uomo verticale» di Davide Longo è un romanzo che inquieta. Il racconto cattura, spinge il lettore pagina dopo pagina a confrontarsi con l'abiezione umana da una parte e l'eroismo quotidiano dall'altra. Lo interroga indirettamente sul comportamento, sui gesti che avrebbe compiuto al posto del protagonista. Lo scenario è un'Italia contemporanea devastata. Si intuisce che la molla scatenante, quella che ha divelto equilibri sociali e convenzioni, è l'«invasione» degli stranieri, o meglio la difesa da essa, mallevatrice di violenza senza confini di età, razza e genere. Certo, una visione catastrofica, irreale, parossistica: ma che non può lasciare indifferente chi sappia leggere segnali allarmanti di razzismo e intolleranza nel nostro Paese. E non solo verso i cittadini immigrati.
Leonardo ha una figlia, Lucia, che non vede dai tempi dello scandalo. La sua comoda solitudine finisce quando l'ex moglie, impegnata nella ricerca del secondo marito, arriva nel paesino e lascia in custodia Lucia e il fratellastro Alberto a Leonardo. Per un po' la vita scorre tranquilla, con l'affanno delle necessità quotidiane da soddisfare, ma presto anche il borgo diventa pericoloso. Comincia, allora, il viaggio ad ovest, verso il mare, la Liguria, la Francia e la salvezza. Tutto è desolazione, distruzione, lotta per la sopravvivenza.
Il denaro, la forza delle armi, la crudeltà dettano legge. Carovane di giovani drogati e alcolizzati battono campagne e paesi in cerca di prede: cibo, denaro, benzina, ostaggi. I tre si imbattono in una di esse, guidata da una sorta di santone carismatico, Richard. Per Leonardo, Alberto e Lucia cominciano settimane di dramma, sofferenza, lenta trasformazione. Le loro personalità vengono annullate, rielaborate, riformate dall'esperienza della cattività. Leonardo condivide la prigionia nel carrozzone di un circo con l'elefante David, a cui si aggiunge in un secondo momento l'asina Circe.
È l'affetto disperato e infinito per Lucia che arma il coraggio di Leonardo, lo spinge al sacrificio di stesso e alla salvezza. Come sempre, quando raggiunge il punto più alto della sua abiezione, l'uomo ritrova nell'amore l'unica ragione vera di vita. L'unica speranza per il futuro. L'amore come amicizia, condivisione, dono.
Davide Longo ha scritto un romanzo appassionato, crudo, visionario, un grido di allarme, una richiesta di aiuto, un richiamo alla nostra umanità.
Enrico Mirani

L’UOMO VERTICALE
Davide Longo
Fandango - 396 pagine, 18,00 euro

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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