«L’Occidente si dissolve in Ucraina e a Gaza»: l’incontro con Mazzarella

Lo studioso presenterà il suo nuovo saggio domani alle 17.30, nell’auditorium della Fondazione DS Brescia. Con lui dialogheranno Carlo Muzzi e Paolo Corsini, introdurrà Franco Tolotti
Eugenio Mazzarella - Foto New Reporter Checchi © www.giornaledibrescia.it
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Si presenta domani pomeriggio, alle 17.30 nell’auditorium della Fondazione DS Brescia in via Metastasio 26, in città, il saggio di Eugenio Mazzarella «Contro l’Occidente» (Castelvecchi, 174 pp., 20 euro). Con l’autore dialogheranno Carlo Muzzi, capo redattore del Giornale di Brescia, e Paolo Corsini, presidente dell’istituto F. Parri. Introduce Franco Tolotti, presidente della Fondazione.

Eugenio Mazzarella, «il miglior studioso italiano di Martin Heidegger», parola di Emanuele Severino, con questo saggio si impegna in una diagnosi della vicenda geopolitica contemporanea nell’intento di «salvare il disonore» dovuto al «tradimento dei chierici», di quanti vengono meno al loro dovere di combattere il «male» oggi all’opera attraverso l’affermazione di pratiche mercatorie di tipo predatorio che segnano «la fine del valore dell’uomo», trovando il proprio compimento nei conflitti armati.

Dunque un «domestico diario di guerra», il suo – lo sguardo è rivolto ad Ucraina e Palestina – sorretto però da una robusta teoresi che si sforza di ricondurre la politica alla dimensione della trascendenza, cioè «a vedere quello che non c’è negli occhi degli altri e a vederlo per loro», nonché «a provare ad aprire la porta ad un altro possibile che matura e va oltre il possibile che è reale». Trionfa oggi il «cinismo di Bismarck», di quelli che «hanno capito tutto, ma non vedono niente oltre il tutto che vedono».

L’utopia del Samaritano

C’è in questo riportare la politica alla trascendenza un evidente rimando all’utopia cristiana del Samaritano – frequente in Mazzarella è il riferimento a papa Bergoglio e alla sua profezia –, un’utopia che ormai non ha luogo e che invece potrebbe averlo, solo se l’Occidente fosse capace di ritrovare i fondamenti spirituali, prima che culturali, della sua razionalità, vale a dire il riconoscimento agli altri di uguali diritti.

E l’Europa di restituirsi a «piattaforma» di una civilizzazione ormai consegnata ad un inarrestabile declino: l’Europa cristiana della pari dignità creaturale di ogni individuo, quell’Europa che ha reso possibili persino i percorsi laici della sua scristianizzazione, dai Lumi in poi, oggi alle prese con un presente prono ai piedi del «nuovo vitello d’oro» dell’homo consumens di cui ha scritto Bauman.

Appunto: lo sciame dei consumatori da un lato e la miseria degli esclusi dall’altro. Da qui, per Mazzarella, la necessità di recuperare il lascito cristiano dell’ospitalità dell’umano in qualsiasi cultura e statualità politica: la dignità di tutti, di ogni singolo uomo «come figli dell’unico Dio che resiste, se c’è, allo scrutinio della ragione, il Dio dell’Uomo» che può guadagnare «nella comunione con l’altro, la salvezza». Torna spesso nelle pagine una citazione di Ortega y Gasset: «Io sono io e la mia circostanza, e se non salvo la mia circostanza non salvo neanche me stesso».

L’analisi

Ebbene qual è la circostanza attuale? L’analisi di Mazzarella non fa sconti nella sua radicalità. Alla profondità del filosofo si accompagnano la lucidità dell’analista politico e l’originalità di osservazioni controcorrente: in Ucraina si combatte «la terza guerra civile europea» – dopo quella della Grande Guerra e quella dispiegatasi tra i due conflitti mondiali – a seguito della promessa non mantenuta di non allargare la Nato ai confini della Federazione russa, una guerra contro l’Europa, «che rischiava di diventare troppo larga dall’Atlantico agli Urali», sostenuta dall’unilateralismo imperiale della potenza Usa alla guida dell’Occidente; la Russia è da sempre Europa ed è insensato inserirla nella cartina geografica dell’Oriente asiatico;

la guerra nel tempo del nucleare non può in alcun modo essere la continuazione della politica con altri mezzi secondo il vecchio detto di Von Clausewitz; sovranismi occidentalisti e militarizzazione atlantista costituiscono ostacoli ad una negoziazione diplomatica del conflitto in corso; Trump è il principale nemico di un Occidente, ormai vittima del proprio colonialismo interno, avviato verso forme di «democratura digitale» capeggiate da «concentrazioni oligarchiche di rito democratico» cui le sinistre, ormai addomesticate, non sanno opporsi perché antepongono la protezione dei «desideri» alla tutela dei bisogni primari; in Palestina si sta producendo una vera e propria catastrofe dei valori occidentali ad opera di Netanyahu e di un Israele «in preda ai propri demoni»: una débâcle morale prima che politica, una tragedia senza vie di uscita, considerata l’impraticabilità della prospettiva dei due Stati.

La conclusione è netta: l’Occidente si sta dissolvendo in Ucraina e a Gaza, e solo una sua ridemocratizzazione e rievangelizzazione possono riscattarlo. Pena finire succube di oligarchie nichilistiche e di autocrazie rette su di un comunitarismo escludente e regressivo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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