Più che nazionalpopolare, nazionale. Sanremo non poteva cominciare in modo più patriottico, con Benigni. Ma, a sorpresa, non poteva finire in maniera più punk, manco fosse la Londra del 1976. Con un gesto, quello del bresciano Blanco, che risulta talmente assurdo, incredibile e inspiegabile da sembrare finto, preparato.
Il non ancora ventenne comincia dopo mezzanotte a cantare «L’isola delle rose», dopo aver proposto in avvio di serata in coppia con Mahmood la «Brividi» con la quale aveva stravinto lo scorso anno. Per due volte, durante l’esibizione, afferma di non sentire la propria voce in cuffia. Poi, semplicemente, smette di cantare e inizia a distruggere il palco, prendendo a calci le fioriere, spargendo terra e piante ovunque, mentre la sua band prosegue a suonare. L’Ariston esplode in fischi. «Non mi sentivo in cuffia. Mi sono comunque divertito - afferma il bresciano, quando Amadeus si presenta sul palco nel tentativo di capire cosa sia accaduto -. Il bello della musica è che non bisogna seguire uno schema preciso». Amadeus stempera, nella notte che corre. E l’annuncio del turbolento Gianluca Grignani verso mezzanotte e mezza suona come acqua fresca.




