Quando la città salì in Maddalena, il racconto nel nuovo «Biesse»

Nel numero 35 della rivista edita da Fondazione Negri esplora il patrimonio fotografico bresciano, mettendo in luce trasformazioni urbane, industriali, culturali e naturali. Disponibile in edicola dall’8 luglio con il Giornale di Brescia a 8 euro più quotidiano
Anita Loriana Ronchi
In Maddalena si saliva in macchina o in funivia - Foto Fondazione Negri
In Maddalena si saliva in macchina o in funivia - Foto Fondazione Negri

La fotografia come fonte di Storia e di piccole o grandi storie. È il tema su cui riflette il nuovo numero di Biesse, il periodico bimestrale edito da Fondazione Negri (attingendo alle immagini del suo ricchissimo archivio) e dedicato alla storia della provincia bresciana. Il nuovo fascicolo è in edicola dall’8 luglio, in abbinamento con il Giornale di Brescia, a 8 euro più il prezzo del quotidiano.

Ma come può un territorio come il Bresciano disporre di un patrimonio iconografico così ingente?

«Da un lato – rispondono l’editore Mauro Negri e il direttore Marcello Zane nell’editoriale – l’impeto della modernità, di trasformazioni repentine del lavoro (dalla terra alla fabbrica), di modificazioni dell’urbanistica (dal carretto ippotrainato all’automobile, dal vicolo buio alla grande piazza), e pure dall’affermarsi di quello che potremmo chiamare "l’impero delle cose”, gli oggetti della quotidianità mai visti prima».

Confronti urbani

Biesse, la rivista pubblicata da Fondazione Negri
Biesse, la rivista pubblicata da Fondazione Negri

Ed ecco che la rubrica «Ieri e oggi» mette a confronto l’incrocio fra via Tartaglia e via Manzoni alla fine degli anni ‘30 e ai giorni nostri, «quasi un metaforico incrocio fra un matematico e un letterato, a far coincidere i due rami del sapere italiano».

«La città che cambia» esplora alcuni interessanti snodi, a partire dalla strada per salire in Maddalena nelle varie fasi di avanzamento dei lavori per l’allargamento del primo tronco (realizzati nel 1954, e già si coglie la concorrenza fra automobile e funivia, che porterà presto alla chiusura di quest’ultima) fino al tracciato in vista della cima, alla metà degli anni ’60 del Novecento.

Ristorante Garibaldi, nell'omonima piazza in città - Foto Fondazione Negri
Ristorante Garibaldi, nell'omonima piazza in città - Foto Fondazione Negri

Quindi il «ristorante in piazza», ovvero l’apertura tra via Fratelli Ugoni e piazzale Garibaldi alla fine degli anni ‘30 del Ristorante Garibaldi; la costruzione dell’edificio della Provincia destinato ai suoi dipendenti in via Montegrappa (angolo via Pasubio) e i cento anni di Santa Maria della Vittoria, «tempio votivo» della Grande guerra.

Senza tralasciare le curiosità, in questo caso lo «zampillar di acque» della nostra città «dalle mille fontane».

Tradizione e paesaggi

La Torre sulla sponda del Benaco a Gardone Riviera - Foto Fondazione Negri
La Torre sulla sponda del Benaco a Gardone Riviera - Foto Fondazione Negri

Molto ricca, come sempre, la sezione «Una provincia dinamica». Sono raccontate le «due vite» della eclettica La Torre sulla sponda del Benaco a Gardone Riviera, che divenne fin da subito uno dei soggetti di maggior successo per le cartoline dell’epoca.

Si prosegue con le straordinarie vedute di un Adamello «insanguinato», soprattutto dopo l’azione per la prima conquista italiana nel giugno 1917 del Corno di Cavento.

La grande tradizione agraria è rinverdita dalla scuola casearia Vincenzo Dandolo di Bargnano, nata all’inizio del XX secolo sul legato Giuseppe Pastori e della vedova Ermellina Maselli Dandolo, mentre il Lavenone si dipana tra strada e ferrovia, proseguendo la sua discesa verso il ponte (di origine romana) presso la confluenza fra torrente Abbioccolo e fiume Chiese in uno scatto del 1934.

Industria e innovazione

Zona provinciale Brescia - Foto Fondazione Negri
Zona provinciale Brescia - Foto Fondazione Negri

Non può mancare l’operoso mondo industriale bresciano, con una puntata alla fabbrica di ceramiche di Folzano, grande complesso industriale che si staglia con la ciminiera del forno per la cottura dell’argilla, i carri carichi di merce e, in basso, i lunghi essiccatoi del prodotto finito.

Il personaggio di questo mese è Mario Berardi, appassionato automobilista e progettista di un modello di automobile sportiva: un unico esemplare sfornato nel 1925, la monoposto a trazione anteriore Maggi-Berardi.

Berardi scrisse addirittura a Gabriele D’Annunzio, noto amatore di veicoli, per ricevere un consiglio.

E molto ancora ci sarà da scoprire, prendendo il via da tali accattivanti stimoli: anche questo uno degli obiettivi di Biesse, scrigno di storia e di cultura.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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