È nel segno della Corea, oltre che ovviamente della montagna e dell’avventura, il 74º Trento Film Festival. La più importante rassegna continentale dedicata ai film e alle imprese d’alta quota conta infatti su una sezione («Destinazione…») che ogni anno approfondisce una nazione: nel 2026 è l’emergente paese asiatico, con tanto di retrospettiva sull’ottimo cinema di quelle parti, che sta attirando tanti spettatori quanti ne richiama il concorso principale. Più in generale, dentro un programma con oltre 130 opere, che tra l’altro offre un omaggio al Robert Redford ecologista e animalista («Il cavaliere elettrico», «L’uomo che sussurrava ai cavalli»), insieme ad anteprime italiane di opere attese nelle nostre sale («L’engloutie», «L’incredibile femmina delle nevi», «Per silenzio e vento»), in competizione spiccano i magici sussurri nel bosco di «Le chant des forêts» (diretto dal grande fotografo francese Vincent Munier), la romantica escursione «americana» raccontata dall’argentino Iván Vescovo in «3000 km in bicicletta», la storia di amicizia ferita e silenzi che l’olandese Bart Schrijvers ha fissato in «The North».
Ricordati en passant i natali camuni del valtellinese Alex Bellini, esploratore da record che qui è protagonista sia sullo schermo che in carne e ossa, e segnalata la nuova meritata vetrina per «El pütì pèrs» del concittadino Paolo Baiguera (cortometraggio che dalla Mostra di Venezia in poi ha raccolto consensi diffusi e riconoscimenti di rango), la sezione Orizzonti Vicini ha proposto anche due bei lavori documentari di filmaker bresciani: «La cima» di Simone Cargnoni e «Giro Giro Tondo» di Paolo Vinati.



