Da mercoledì 20 maggio, «Star Wars» torna al cinema con «The Mandalorian and Grogu». Per la prima volta dopo anni la galassia lontana lontana torna sul grande schermo senza seguire la dinastia degli Skywalker, ma affidandosi a due personaggi che il pubblico ha imparato a conoscere soprattutto in televisione, attraverso lo streaming. Il film diretto da Jon Favreau nasce infatti dal successo di «The Mandalorian», la serie live action lanciata da Disney+ nel novembre 2019 e diventata rapidamente il volto più riconoscibile del nuovo corso di «Star Wars».
La sua importanza è stata duplice: da una parte ha spostato il baricentro della saga dalle grandi genealogie della famiglia Skywalker a un racconto più laterale, quasi da western spaziale; dall’altra ha dimostrato che l’universo creato da George Lucas poteva espandersi in streaming senza perdere fascino, anzi trovando proprio lì una nuova centralità.
La storia
La premessa alla base del film, che arriva dopo tre stagioni di serie tv, è duplice. Dopo la caduta dell’Impero (alla fine della prima storica trilogia), un guerriero mandaloriano chiamato Din Djarin vive come cacciatore di taglie ai margini della galassia. Durante una missione si imbatte in una creatura misteriosa, piccola, verde e dotata di un forte legame con la Forza: è Grogu, il personaggio che il pubblico ha subito ribattezzato «Baby Yoda». Din dovrebbe consegnarlo, ma sceglie invece di proteggerlo, e da quel momento la serie si trasforma nel racconto di una strana famiglia nata per caso: un uomo corazzato e taciturno, cresciuto secondo il severo codice dei Mandaloriani, e un bambino che possiede poteri enormi ma comunica quasi solo attraverso gesti ed espressioni.
Con il passare delle stagioni, quel racconto inizialmente raccolto si è allargato sempre di più. «The Mandalorian» ha rimesso in gioco personaggi e conflitti della parte post-imperiale di «Star Wars», ha riportato al centro il pianeta Mandalore e le divisioni interne del suo popolo guerriero, e si è intrecciato con altre serie come «The Book of Boba Fett» e «Ahsoka», che hanno esteso in streaming la stessa fase storica della saga. In questo modo Disney+ è diventata il laboratorio principale della nuova espansione di «Star Wars»: non più solo film-evento, ma un ecosistema di racconti collegati, costruiti intorno a personaggi che uniscono vecchi fan e nuovi spettatori.
Il film
Il nuovo film riparte proprio da qui. La sinossi ufficiale lo colloca nell’epoca della Nuova Repubblica, quando l’Impero è caduto ma i suoi signori della guerra sono ancora dispersi nella galassia. Din Djarin e Grogu vengono arruolati per difendere ciò per cui l’Alleanza Ribelle aveva combattuto, in una missione che promette di avere una scala più ampia rispetto alla serie. Il film riporta in scena Pedro Pascal nel ruolo di Din, introduce Sigourney Weaver come Colonel Ward e Jeremy Allen White come Rotta the Hutt, figlio di Jabba, a conferma del fatto che la storia allargherà lo sguardo sia verso la politica della Nuova Repubblica sia verso i mondi criminali da sempre legati all’immaginario della saga.
Baby Yoda
Se però Din Djarin rappresenta il volto adulto e guerriero di questa nuova fase, il vero fenomeno pop è stato senza dubbio Grogu. Il personaggio è esploso già alla fine del 2019, molto prima che la macchina del merchandising ufficiale riuscisse a inseguire la domanda del pubblico. Riconoscibile ma non identico a Yoda, tenero senza essere semplicemente decorativo, Grogu ha funzionato come pochi altri personaggi recenti: è diventato un meme globale, una calamita per spettatori che non erano necessariamente fan di «Star Wars» e, in pochissimo tempo, un’enorme opportunità commerciale. La sua immagine ha invaso social, giocattoli, abbigliamento e accessori, trasformandolo nel simbolo più immediato del nuovo corso della saga.

I numeri danno la misura del fenomeno. Hasbro, commentando i risultati del 2020, ha spiegato che i prodotti «Star Wars» erano cresciuti di quasi il 70% in un anno senza film della saga in sala, trainati proprio dalla diffusione globale di «The Mandalorian»; la stessa azienda ha indicato i prodotti legati a The Child, come Grogu veniva chiamato inizialmente, tra i motori del business, con l’animatronic del personaggio diventato articolo natalizio di punta e primo nella categoria dei peluche in Nord America e in altri mercati. Poco dopo, ai Toy of the Year Awards 2021, quell’animatronic ha vinto il premio assoluto di Toy of the Year, mentre «The Mandalorian» è stato premiato come License of the Year. In altre parole, Grogu non è stato soltanto una trovata narrativa riuscita: è diventato il simbolo perfetto di come «Star Wars» continui a trasformare i propri personaggi in fenomeni culturali e commerciali.
Ed è forse proprio questo il senso dell’operazione e della prima grande uscita estiva di questo 2026. «The Mandalorian and Grogu» non arriva al cinema per raccontare l’ennesimo capitolo di una genealogia già nota, ma per portare sul grande schermo ciò che in questi anni ha davvero rilanciato «Star Wars»: una storia più raccolta, più emotiva, più accessibile anche a chi non conosce ogni dettaglio della saga. Un uomo in armatura, un bambino misterioso, un mondo vastissimo intorno. Dopo decenni di Skywalker, Jedi e grandi battaglie dinastiche, la galassia lontana lontana riparte anche da qui.



