Cinema

«Project Hail Mary»: film come questo non se ne vedono più molti

Cristiano Bolla
Dallo stesso autore di «Sopravvissuto – The Martian» è al cinema un blockbuster sci-fi che si interroga sul nostro futuro, tra ironia e paura dell’ignoto
Ryan Gosling in «Project Hail Mary»
Ryan Gosling in «Project Hail Mary»
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Negli ultimi anni il grande film di fantascienza pensato per la sala, ambizioso ma insieme capace di parlare a un pubblico largo, è diventato più raro di quanto si possa pensare. Tra il dominio dei cinecomic, la frammentazione dell’offerta e l’abitudine sempre più forte allo streaming, opere di questo tipo arrivano meno spesso al cinema, e proprio per questo finiscono per farsi notare di più.

Quando accade, il riferimento va a titoli che hanno saputo unire spettacolo e coinvolgimento senza chiudersi in una nicchia, da «Gravity» a «Interstellar», passando per «The Martian».

Il nuovo arrivo

In questo solco si inserisce ora un film che ha molto in comune con quest’ultimo: «L’ultima missione - Project Hail Mary», uscito nelle sale italiane giovedì 19 marzo per provare a rimettere al centro un’idea di blockbuster fantascientifico sempre più inconsueta, quella di un titolo ad alto budget, grande spettacolo visivo, ma anche una storia comprensibile, emotiva e costruita per appassionare spettatori molto diversi tra loro.

Il film

Il protagonista è Ryland Grace, interpretato da Ryan Gosling, un insegnante di scienze che si risveglia su un’astronave lontanissima dalla Terra senza ricordare quasi nulla di sé e della propria missione. Poco alla volta, mentre la memoria riaffiora, scopre di essere stato mandato nello spazio per affrontare una minaccia capace di mettere in pericolo il futuro del nostro pianeta. «L’ultima missione - Project Hail Mary» allarga presto il suo orizzonte e diventa anche un’avventura umana, ironica e sentimentale. Accanto a Gosling ci sono Sandra Hüller, attrice tedesca ormai molto riconoscibile anche al grande pubblico, Lionel Boyce e James Ortiz, che ha contribuito a dare presenza scenica a uno degli elementi più delicati e decisivi del racconto.

A dirigere sono Phil Lord e Christopher Miller, coppia creativa nota per film come «Piovono polpette», «21 Jump Street» e «The Lego Movie”, autori che negli anni hanno dimostrato un talento raro nel rendere accessibili idee bizzarre o complesse, senza togliere loro energia, umorismo e calore. La sceneggiatura è di Drew Goddard, lo stesso che aveva già adattato per il cinema «The Martian».

Il romanzo

Non è un dettaglio secondario, perché «Project Hail Mary» nasce proprio da un romanzo di Andy Weir, pubblicato nel 2021, autore diventato celebre in tutto il mondo grazie a «The Martian». Anche qui torna il suo marchio più riconoscibile: una fantascienza che usa la scienza come motore del racconto, ma senza perdere ritmo narrativo e senso dell’avventura. Weir parte spesso da problemi apparentemente impossibili e li trasforma in una catena di ipotesi, errori, tentativi e intuizioni, rendendo lo spettatore o il lettore parte attiva dell’esperienza. Però «Project Hail Mary» non è soltanto un altro esercizio di ingegno applicato allo spazio.

Temi chiave

Dentro la cornice del disaster movie e del viaggio interstellare emergono temi molto chiari anche per chi non frequenta abitualmente il genere: la paura dell’ignoto, la responsabilità verso gli altri, la fiducia nella conoscenza, la cooperazione, e soprattutto l’idea che persino una storia cosmica possa funzionare davvero solo quando trova un centro umano, o meglio emotivo. È questo che distingue il film dal semplice spettacolo tecnologico: la fantascienza resta grande, ma non diventa mai fredda.

Immagine estratta dal film «Project Hail Mary»
Immagine estratta dal film «Project Hail Mary»

Paragone con «The Martian»

Anche per questo il paragone con «The Martian» è inevitabile, ma fino a un certo punto. Come nel film tratto dal precedente romanzo di Weir, c’è un protagonista che deve usare ragione e competenze scientifiche per affrontare una situazione estrema. Ma qui il racconto si muove in una direzione più sentimentale e sorprendentemente più tenera.

La missione di salvataggio resta il motore dell’azione, ma il cuore del film sta nella possibilità di creare un legame, di comunicare oltre le differenze, di trasformare una storia di fine del mondo in una storia di incontro. È probabilmente questo l’elemento che rende «L’ultima missione: Project Hail Mary» così accessibile anche per chi non cerca necessariamente un film “di fantascienza”, ma semplicemente un grande racconto da seguire con partecipazione.

La critica

Il film al momento è stato accolto molto bene. La critica internazionale ha sottolineato soprattutto la capacità di tenere insieme due anime che spesso al cinema si separano: da una parte il respiro del grande spettacolo, dall’altra una dimensione affettiva molto forte. Ryan Gosling è elogiato come il perno che rende credibile questo equilibrio, grazie a un’interpretazione che mescola spaesamento, ironia e vulnerabilità. In generale, si tratta di un film coinvolgente, visivamente ricco e insolitamente caloroso per un’opera di fantascienza ad alto budget; qualche riserva è arrivata semmai sulla durata e su alcuni passaggi più dichiaratamente costruiti per piacere al grande pubblico.

Ma il dato più interessante è proprio questo: «Project Hail Mary» sembra essere stato riconosciuto come un blockbuster nel senso più pieno e oggi quasi nostalgico del termine, cioè un film costoso e spettacolare che non rinuncia a essere anche semplice da seguire, emotivo e condivisibile. In un periodo in cui simili scommesse arrivano sempre meno spesso o sbarcano direttamente sulle piattaforme (è il caso di film come «The Electric State»), questo è forse il suo valore e merito principale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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