Cinema

Berlinale, via alla 76esima edizione del festival internazionale del cinema

Stefano Vastano
Da quest’anno la direzione del festival sulla Sprea – che inizia domani e termina il 22 – è nelle mani di Tricia Tuttle
Domani il via alla 76esima edizione della Berlinale - Foto Epa/Clemens Bilan
Domani il via alla 76esima edizione della Berlinale - Foto Epa/Clemens Bilan
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Luminoso, curioso, pieno di pallini rosa, rossi arancioni e azzurri. Per i fans della Berlinale, il festival internazionale del cinema che apre i battenti il 12 febbraio, e li chiuderà il 22, il poster della 76° edizione non poteva essere più colorato, e denso di aspettative.

Dopo le due non proprio fortunate stagioni di Carlo Chatrian, da quest’anno la direzione del festival sulla Sprea è nelle mani di Tricia Tuttle. Nata in North Carolina, ex chitarrista della band June, dagli anni 90 Tuttle è a Londra, dove ha diretto il London Film festival (LFF). Spigliata, linguaggio a volte rude ma sempre pulsante, presentando la selezione della sua prima Berlinale Tuttle ha sarcasticamente anticipato che, se in questa edizione «non trovate qualcosa che vi piace, vorrà dire che non vi piace il cinema».

Il programma

Scherzi a parte, l’intero programma – incluse le tre sezioni principali: Perspective, Forum e Panorama – presenta produzioni da 80 diversi paesi, «con un 40 per cento di registe donne», tiene a sottolineare Tricia Tuttle. Nel concorso per il prestigioso Orso d’orso e gli Orsi d’argento, una sfilza di ben 22 titoli, 20 dei quali prime mondiali. Altra bella notizia è il presidente della Jury: quest’anno sarà Wim Wenders, la leggenda ormai 80enne del «Nuovo cinema Tedesco» a selezionare chi spunterà gli ambiti Orsi del concorso. 

«Non mi era mai passato per la testa di diventare presidente della giuria nella mia città – ha detto commosso il grande fotografo e regista tedesco – finché Tricia Tuttle non me l’ha chiesto. E allora ho realizzato: wow!».

Speranza alle giovani donne

Toccherà a «No Good Men», terza opera della regista afghana Shahrbanoo Sadat, inaugurare, il 12 febbraio, il festival e le proiezioni in competizione. Dopo Wolf and Sheep e Parwareshgah, nella sua nuova opera la regista ed attrice Sadat entra nei panni di Naru, la donna è l’unica cameraman di Kabul Tv ed è convinta che i maschi al mondo siano tutti «No Good Men».

Un film, spiega la acclamata regista afghana, realizzato per offrire «speranza alle giovani donne e un esempio ai giovani uomini». Tra i 22 film in concorso, e con una stupenda Amy Adams come protagonista, anche At the Sea, nuova fatica dell’ungherese Kornél Mundruczó (di cui abbiamo ammirato, con Vanessa Kirby, la dura storia di Pieces of a Woman).

Sarà una Berlinale in cui vedremo i nuovi lavori di registi habitué del festival: come i film in genere tostissimi di Angela Schanelec – la regista tedesca che alla Berlinale ha già spuntato due Orsi d’argento – e quest’anno ritorna in concorso con My wyfe cries.

Scelte coraggiose

Di sicuro poi è il suo il volto più radicale e asciutto del Nuovissimo cinema tedesco: quello di Sandra Hüller, l’indimenticabile protagonista di Anatomia di una caduta, soprattutto di The Zone of Interest. E che a Berlino seguiremo in Rose, il nuovo film in concorso, in bianco e nero, dell’austriaco Markus Schleinzer.

Coraggiosa, ma al passo dei tempi la scelta di Tricia Tuttle di aprire il concorso al film d’animazione: A new Dawn, opera prima fra l’altro del giovane regista giapponese Yoshitoshi Shinomiya. Gli amanti del thriller più nero gusteranno Josephine, nuovo film dell’americana Beth de Araújo (a cui dobbiamo gioielli come Soft & Quiet).

Registi turchi

Celebrato alla grande al festival di Berlino il cinema dei registi turchi: dopo aver già presentato alle scorse edizioni della Berlinale La sala professori, quest’anno Ilker Catak presenta Yellow Letters. Del suo connazionale Emin Alper vedremo, sempre in concorso, la prima mondiale di Kurtulus.

Un film ambientato in un paesino turco stravolto da visioni religiose, onde il titolo in inglese di Salvation. Molto attesa anche la nuova opera del brasiliano Karim Ainouz: Rosebush Pruning, che la Tuttle definisce «una rivisitazione in chiave moderna de I pugni in tasca».

Cinema italiano assente

A proposito del capolavoro di Bellocchio, anche in questa 76° edizione della Berlinale il cinema italiano è assente. Tranne due coproduzioni in competizione, il già citato Rosebush Pruning. E la prima mondiale di Nina Roza, film del canadese Geniève Dulude-de Celles, nel cui cast brilla la bolognese Chiara Caselli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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