Sostiene Favino che «il sapere genera personalità. La personalità consente la libera scelta. Nessuno mi toglie dalla testa che questa libertà spaventa chi punta all’omologazione. Se avessi il potere assoluto, farei in maniera che cinema e teatro diventassero materie scolastiche». Pierfrancesco Favino è uno dei nostri attori più bravi ed è tra i più richiesti anche all’estero. Convive felicemente con l’attrice Anna Ferzetti e hanno due figlie, Greta e Lea, già apparse sullo schermo. Romano e romanista doc, classe 1969, ama il suo lavoro e lo affronta in modo serio, proprio come affronta la vita.
Affetto da una passione cronica per quelli che lui stesso ha definito «due bacilli dello stesso virus», ovvero il cinema e il teatro, senza disdegnare le grandi serie tv, ora il suo talento e la sua ultima trasformazione sono al servizio del film «Dio ride» di Giovanni Veronesi, presentato fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e da giovedì in 500 sale italiane distribuito da PiperFilm. Al centro della storia Fra Leopoldo da Casamacchia (Favino, appunto) tanto devoto al Signore quanto ignorante, che divulga la parola di Dio con semplicità e ironia, esprimendosi in uno strano dialetto umbro. La sua gioia di vivere è contagiosa, le persone iniziano a seguirlo in ogni dove abbondando le chiese e l’Inquisizione, incarnata dal cardinale Maculani (Silvio Orlando), lo accusa di essere un eretico. Al punto che, in nome di quello che stava professando – sosteneva che Dio ridesse e tanto altro – finisce per affrontare un triste destino. Basato su dei fatti realmente accaduti nel XVII secolo, il film rappresenta una svolta nella carriera di Veronesi.
Favino, cosa l’ha spinta a scegliere proprio questo personaggio?
Mi ha colpito e coinvolto il suo essere un’anima pura. La sua ingenuità, il suo candore e la convinzione che bastasse essere coerenti con se stessi per vivere in pace. E la sua lotta per rimanere fedele alle proprie idee.
In qualche modo le assomiglia?
Sì, un po’ come tutti i miei personaggi. Anche dietro Tommaso Buscetta ci sono io: più ti mascheri e più ti riveli.

Il film sostiene che la comicità è eversiva, come mai?
Perché il sistema la teme. Una risata può dare fastidio al potere, che per questo la combatte e cerca di distruggerla.
Lei è un attore di successo. Oltre a recitare sa cantare, imitare, condurre e piace anche al pubblico femminile che la trova sexy. Ma ha ancora l’ansia da prestazione?
Più vado avanti nel mio lavoro e più mi sento terrorizzato di fronte a un nuovo impegno. Però, penso che sia proprio dalla paura che si debba ripartire. (Come sta facendo in questo periodo col film «Falcon» di Marco Bellocchio, nel quale interpreta il manager Sergio Marchionne che riuscì a salvare la Fiat e la Chrysler dalla bancarotta, ndr).
Ha sempre voluto fare l’attore?
Sì, non mi sono mai immaginato in un altro mestiere. È affascinante e rassicurante entrare nelle vite degli altri senza rischi personali.
Lei è famoso per ruoli drammatici e spesso cupi. Nella vita invece è ironico e fa delle imitazioni pazzesche...
Ho iniziato a farle fin da bambino. È un istinto che ho sempre avuto: ascolto una voce, un suono e mi viene naturale riprodurlo. Al cinema, se mi piace una battuta, la ripeto, infatti mi prendo le gomitate dagli amici vicini di posto.



