Cinema

Al Nuovo Eden debutta «Leila», il film che affronta la separazione

Enrico Danesi
L'opera di Alessandro Abba Legnazzi intreccia vissuto autobiografico e immaginazione, trasformando un trauma familiare in un racconto fantastico che esplorerà con la figlia
Alessandro Abba Legnazzi con Clementina e Giada Vincenzi
Alessandro Abba Legnazzi con Clementina e Giada Vincenzi
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È l’ora della «prima» per «Leila», nuovo lavoro del filmmaker bresciano Alessandro Abba Legnazzi, che l’ha scritto, interpretato e diretto con la figlia Clementina e Giada Vincenzi. Un’opera che stasera – dopo le anteprime alla Festa del Cinema di Roma e al Trieste Film Festival – comincia in casa la sua avventura distributiva, attraverso una proiezione da tutto esaurito annunciato al Nuovo Eden di Brescia (alle 20.30, alla presenza dei protagonisti e della produttrice Francesca Riccardi, gargnanese di stanza a Bruxelles; info sul sito), prima di approdare a Villanuova sul Clisi (10 aprile) e Vestone (17 aprile), quindi a Mantova, Verona, Roma, Firenze, Bergamo, Milano, Bologna e Torino.

Il film

«Leila» racconta di padre e figlia di dieci anni alle prese con la separazione dolorosa dalla compagna e mamma, che una mattina lascia la casa di Vesta (in Valle Sabbia), dove la famiglia è solita passare l’estate. È la materia fortemente autobiografica di un film che impasta realtà e immaginazione, paure e sogni: dai ricordi di Clem emerge il modo creativo in cui il padre ha trasfigurato l’assenza della mamma/compagna, costruendo un universo di fantasia, un gioco che filtra le pieghe del reale e protegge entrambi dando una consistenza fisica (e offrendo uno sfogo esteriore) alla sensazione di malessere che li zavorra.

Non per caso l’immersione nel mondo fiabesco in cui Clementina e Alessandro diventano gli impavidi aviatori Leila e Tonio – che devono guardarsi dalla Regina delle Acque e dal suo esercito, come pure dall’Uomo Toast, che potrebbero aver rapito la mamma – comincia con un fuori fuoco insistito, dall’interno della magione verso l’orizzonte: la figlia poco rammenta del momento in cui l’unità familiare si è frantumata, e allora il papà/autore la guida in un percorso di svelamento, viaggio di formazione e al contempo un modo per sintonizzarsi su nuove lunghezze d’onda.

Abba Legnazzi ha firmato in passato film in equilibrio tra documentario e finzione, come «Rada» (miglior documentario al Torino Film Festival nel 2014), «Storie di uomini e lupi» e «L’Ors», che nascevano da vicende scovate con cura e poi fatte oggetto di rigorose ricostruzioni. Qui parte dal giardino di casa, mettendo in scena in maniera suggestiva le conseguenze di una rottura: «"Leila” è la risposta sincera a un dolore... Una separazione è un tornado che travolge ogni cosa, dove tutti perdono razionalità e credono di avere ragione. Ma non ci sono buoni o cattivi: tutti sbagliano, tutti perdono».

Il progetto

Il progetto nasce dagli acquerelli che Alessandro ha disegnato con la figlia: «Avevo pensato a un film d’animazione, ma i costi sarebbero stati insostenibili... e poi non è il mio genere. Ma questi stessi disegni (che saranno esposti nella hall e nei corridoi del Nuovo Eden, ndr) sopperiscono – insieme al fuori campo, alle voci, ai rumori, alle scenografie creative – a ciò che, col nostro piccolo budget, non siamo riusciti a raccontare attraverso le immagini».

Abba Legnazzi sottolinea infine la natura collettiva del progetto: «Clementina ha fatto con me tutto il percorso creativo, entusiasta di raccontare la nostra storia, in un posto a cui è legata. È più spaventata ora, per la prima nella sua città, con i suoi amici... Ma anche Giada è sempre stata coinvolta, e si è fidata. Il materiale d’archivio di famiglia è stato scelto insieme, e una volta terminato il film l’abbiamo visto noi tre per primi: è stato un bel momento di condivisione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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