Gli 80 anni dei Nastri d’Argento si sono chiusi mercoledì a Roma nel segno di Paolo Sorrentino e di un cinema italiano che, attraverso i suoi premi più storici, continua a raccontare la propria trasformazione. Nati nel 1946 e assegnati dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani, sono tra i riconoscimenti più antichi del nostro cinema. Oggi, accanto ai film per la sala, premiano anche documentari, cortometraggi e grandi serie, fotografando un audiovisivo sempre più articolato tra cinema, tv e piattaforme.
La serata dedicata al cinema ha avuto invece un vincitore netto: «La grazia» di Paolo Sorrentino, che ha conquistato otto premi su nove candidature. Il film ha vinto come miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura, oltre ai riconoscimenti per gli interpreti, la fotografia e il sonoro. Al centro del racconto c’è Mariano De Santis, presidente della Repubblica interpretato da Toni Servillo, uomo di rigore morale e giurista cattolico che vive gli ultimi mesi del mandato mentre deve confrontarsi con decisioni di grande peso etico: alcune richieste di grazia e una legge sul fine vita.
Ferzetti e Mastandrea tra i migliori attori
Il trionfo di «La grazia» passa anche dagli attori. Anna Ferzetti è stata premiata come migliore attrice protagonista, Milvia Marigliano come migliore non protagonista e Toni Servillo ha diviso il Nastro per il miglior attore protagonista con Valerio Mastandrea, premiato per «Cinque secondi» di Paolo Virzì. Tra i non protagonisti maschili ha vinto Francesco Gheghi per «40 secondi», film sull’omicidio di Willy Monteiro, che ha ottenuto anche i premi per montaggio e casting. La commedia ha premiato «La vita va così» di Riccardo Milani, mentre «Buen Camino» di Gennaro Nunziante, ritorno di Checco Zalone, ha ricevuto il Nastro dell’anno. «Primavera» di Damiano Michieletto ha portato a casa i premi per il miglior esordio, musica e costumi. A Mahmood è andato il premio per la migliore canzone originale con «Le cose non dette», dal film di Gabriele Muccino.
L’omaggio a «Nannarella»
Non sono mancati i riconoscimenti speciali, come quelli a Giancarlo Giannini, Barbara Bouchet e Mariano Rigillo, ma il cuore simbolico dell’edizione è stato l’omaggio alle donne del cinema. Monica Guerritore ha ricevuto il primo Nastro speciale della serata per «Anna», il film con cui ha riportato al centro la figura di Anna Magnani, prima donna premiata dai Nastri nel 1946, proprio nei giorni del voto che chiamò finalmente anche le donne italiane alla vita democratica del Paese. Nel solco è nato anche l’omaggio «Otto per gli Ottanta», dedicato a otto professioniste rappresentative di generazioni e mestieri diversi: Alba Rohrwacher, Teresa Saponangelo, Francesca Archibugi, Laura Samani, Nicoletta Ercole, Tilde Corsi, Francesca Amitrano e Chiara Milani. Un modo per ricordare che il cinema italiano vive non solo dei suoi volti più noti, ma anche del lavoro, spesso meno visibile, di chi lo immagina, lo costruisce e lo rende possibile.



