Monica Guerritore presenta la sua «Anna», una donna «segnata da due dolori»

L’attrice, al debutto da regista nel biopic su Anna Magnani, l’ha presentato all’Arena Moretto, allestita dalla famiglia Quilleri al Mo.Ca di Brescia
Enrico Danesi
Monica Guerritore presenta «Anna» all'Arena Moretto
Fotogallery
32 foto
Monica Guerritore presenta «Anna» all'Arena Moretto

L’ingresso in scena è da diva solare e affabile, giusto un paio di minuti dopo l’orario d’inizio previsto per il film. D’altronde Monica Guerritore, che era in città dal pomeriggio e ha cenato in un ristorante del centro storico, è una delle non molte artiste italiane che certi vezzi se li può pure permettere, da divina interprete di teatro qual è, sebbene adusa a frequenti incursioni nel cinema.

Ora anche da regista (oltre che da protagonista) di «Anna», la biografia cinematografica della Magnani, che rappresenta il suo debutto dietro la macchina da presa. Lo ha presentato in serata all’Arena Moretto, allestita dalla famiglia Quilleri al Mo.Ca di Brescia, sold out nonostante la potente concorrenza della finale dei Mondiali di calcio americani.

Due dolori

Sollecitata nella circostanza dalla studiosa di cinema Caterina Rossi, la Guerritore, in elegante abito-pantalone scuro, ha spiegato l’impianto dell’opera, che muove dalla lunga attesa della Notte degli Oscar 1956, in cui Anna Magnani trionfò, prima italiana a incamerare la statuetta: «L’attesa degli Oscar è lo spunto per raccontare una donna segnata da due grandi dolori, quello per l’abbandono di Rossellini (da cui non si riprese mai…non ebbe più una vera relazione) e per la condizione fisica problematica del figlio Luca, che la costrinse a un lungo distacco da lui. È il modo che ho scelto per permettere al pubblico, che magari non la conosce, di entrare subito nella sua storia, con gli accenni al passato e alla condizione attuale».

Quindi spiega chi era Anna Magnani nel preciso momento e contesto in cui ha scelto di inquadrarla: «Era una donna di quasi cinquant’anni che non si conformava al modello estetico e di “età lavorativa” che si stava imponendo per le attrici, non solo hollywoodiane, e che di fatto la escludeva. L’apice rappresentato dall’Oscar, segna anche l’avvio della sua parabola discendente: da lì in poi la sua storia prende una china straziante… Lei è forte e combatte fino alla fine, ma non poteva vincere».

Il personaggio

Entra poi nel dettaglio della «costruzione» del personaggio: «All’equilibrio ci si arriva studiando e provando, provando, provando. Anche considerando che uno dei punti di forza della Magnani era la sua fisicità nervosa, irresistibile… mentre oggi a un’attrice che si affaccia al mestiere insegnano come prima cosa a stare ferma. Non volevo creare una copia carbone di Anna, che per “Mamma Roma” aveva sofferto parecchio l’accusa di essere “una borghese e non una del popolo” che le aveva rivolto Pier Paolo Pasolini. Credo che il risultato finale sia una miscela tra me, Anna e le attrici francesi (Jeanne Moreau in testa, ndr) che le piacevano tanto, per il modo in cui si vestivano e per come camminavano».

La regia

La Guerritore si è poi soffermata sull’esperienza da regista: «Al cinema, il grosso del lavoro si fa prima. Al momento di girare, devi solo mettere insieme personaggi che già sanno cosa fare. Infatti, dopo averlo scritto (e portato qualche volta in scena sotto forma di rappresentazione teatrale, per constatarne l’effetto, ndr), ci ho messo pochissimo a girarlo, l’ho finito in quattro settimane. È stato più difficile farselo finanziare, perché in principio nessuno ci credeva». Chiosa con (applauditissima) dedica ad Andrea Purgatori, celebre giornalista e sceneggiatore che scrisse il copione di «Anna» con Monica, scomparso nel 2023.

Il film

«Anna» è un biopic che – come sovente avviene negli ultimi anni – scantona l’andamento cronologico per ancorarsi a un momento topico nella traiettoria esistenziale del soggetto. Nel caso del film scritto, diretto e interpretato da Monica Guerritore, il baricentro è la Notte degli Oscar 1956, in cui l’immensa Anna Magnani vinse la statuetta quale miglior attrice protagonista per «La rosa tatuata» di Daniel Mann, nel quale vestiva i panni affranti di Serafina delle Rose, siciliana trapiantata nel Sud degli States, al fianco di un istrionico Burt Lancaster: un ruolo che il drammaturgo Tennesse Williams aveva immaginato appositamente per lei, che pure mai lo portò su un palcoscenico.

Nell’attesa, prima che il mondo la celebri, Anna – insieme alla giovane agente e confidente Carol Levi – affronta gli elementi opachi della propria vita, a partire dall’amore finito per Roberto Rossellini (l’aveva lasciata improvvisamente per Ingrid Bergman), mescolati con gli snodi cruciali della sua carriera e con le passioni brucianti, come quella per il palco, rifugio sicuro dalle delusioni che il grande schermo ciclicamente le riservava. La Guerritore regista si mette a disposizione della Guerritore attrice, che a sua volta trova un’intensità pazzesca per restituire la quotidianità dolente della Magnani, l’insoddisfazione che diventa capriccio e l’attitudine febbrilmente sopra le righe dell’artista, come pure della donna e madre, con una evidente aderenza fisica e spirituale.

Il bis

Fresca vincitrice di un prestigioso Globo d’Oro, conferitole dalla stampa estera per il complesso della sua carriera (nonché reduce da un fortunato lavoro in teatro su Alda Merini), Guerritore ha considerato l’esperienza per «Anna» talmente appagante, da aver deciso di cimentarsi con un bis. Il nuovo film che la vedrà in cabina di regia dovrebbe intitolarsi «Il gallo è morto» e sarà probabilmente legato a un testo di Ugo Chiti, ma per il momento poco si conosce, se non che «sto pensando al papabile protagonista», come ha lasciato trapelare Guerritore medesima.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
TemplariTemplari

Storia, arte e itinerari in Italia. Lungo le vie dei cavalieri rossocrociati attraverso le varie regioni.

SCOPRI DI PIÙ
Rivista BiesseRivista Biesse

Nel numero di luglio e agosto, in primo piano, la strada per salire in Maddalena.

SCOPRI DI PIÙ
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ