«Quelli che sognano li riconosci, hanno negli occhi un velo di malinconia. Hanno la malinconia addormentata agli angoli della bocca, hanno l’aria di chi cerca ma non trova. Sognare è faticoso, sognare non è da tutti. È per le persone coraggiose, sognare. Come il mare e l’amore» (Susanna Casciani scrittrice).
E Micaela Ramazzotti ha da sempre nello sguardo un velo di malinconia che porta nei vari personaggi che si fa abitare addosso. L’abbiamo incontrata al Filming Italy Sardegna Festival, ideato e diretto da Tiziana Rocca, dedicato in questa nuova edizione alle donne nel mondo del lavoro, con riferimento al cinema e alla televisione. L’attrice romana nella carriera ha ottenuto molti premi, tra cui un David di Donatello, cinque Nastri d’Argento, un Globo d’Oro e il Leone attribuito dal pubblico alla Mostra del cinema di Venezia per «Felicità» che ha scritto, interpretato e che ha segnato il suo esordio alla regia.
Lei interpreta spesso donne con un forte dolore dentro, fragili ma toste. Cosa la porta a scegliere questi ruoli?
Quando mi hanno offerto questi personaggi forse avevano già questa sfumatura malinconica, dolente, fragile. Io interpretandole le ho fatte diventare ancora più storte, traballanti sui tacchi, piene di paura, desiderose di vivere, ma con l’incapacità di farcela, che però poi nel film riescono a fare qualcosa per gli altri: me le sono inventate.
Ascoltandola ci viene in mente il film di Luchetti «Anni felici» nel quale con grande maturità fa un ruolo difficile.
Ha centrato in pieno. È un personaggio che ho molto amato ma è stato faticosissimo da fare anche perché portavo in grembo mia figlia Anna (ha un altro figlio, Jacopo, avuti dall’ex marito Paolo Virzì, ndr) che volevo tutelare ad ogni costo: dovevo viaggiare, correre, tuffarmi, recitare anche nuda. Però sentivo dentro battere due cuori ed è stata mia figlia a darmi energia. Invece sul lavoro, spesso, una donna incinta viene vista come una che non va bene e invece siamo bravissime a fare qualsiasi cosa.
A tale proposito: che tipo di mamma ritiene di essere?
Sono dolce, autorevole e molto molto protettiva.
Cosa per lei il successo? È seducente, ci si convive bene?
Certo. Se il pubblico ti acclama è il “misurometro” del tuo lavoro. Su Instagram ho dashboard che mostra quante donne e uomini ti seguono, ho visto che ho il 94 per cento di donne e il 6 per cento di uomini. Questa è la risposta più bella perché significa che riesco a comunicare, a trasmettere qualcosa e a condividerla con il pubblico.
Lei si è sposata lo scorso 12 maggio con Claudio Pallitto (il suo personal trainer) sembra che suo marito le abbia dato una forza nuova: appare serena, più consapevole delle sue capacità artistiche oppure no?
Claudio fa parte di quegli uomini gentili che ti fanno sentire unica, mi applaude perché mi stima, come io stimo lui. Mi dà una grande carica: l’uomo che ti ama ti fa sentire la migliore, ti incoraggia anche a dire quello che pensi, a non trattenerti. L’amore è fatto anche di una carezza.
Perché per troppo tempo non è stata “libera” di farlo?
No, non lo sono stata…
Tornerà dietro la macchina da presa?
Sto scrivendo un’opera seconda con due sceneggiatrici, anche la produttrice è una donna. Le donne insieme sono una forza. La scrittura è un qualcosa di molto intimo che mi piace condividere con delle donne perché non mi sentirei a mio agio a scrivere con un uomo. Non ho quella libertà mentale di dire delle cose all’altro sesso. Per questo, credo, che verrà fuori una buona cosa che poi rafforza anche la tematica di questo festival tra cinema e serie tv.



