«Matrix», il film che ha cambiato la fantascienza torna al cinema

Dalla scelta tra pillola rossa e blu al bullet time, il film delle Wachowski ha rivoluzionato il genere. Dal 26 al 28 ottobre torna in 4K nelle sale, anche al Multisala OZ di Brescia
Cristiano Bolla
Una delle scene iconiche di Matrix
Una delle scene iconiche di Matrix

La pioggia di simboli verdi su uno schermo nero, gli occhiali scuri e i lunghi cappotti di pelle, un uomo che si piega all’indietro per schivare i proiettili. E poi due pillole, una rossa e una blu, diventate il simbolo di una scelta che ha oltrepassato i confini della finzione. Basterebbero queste immagini a misurare quanto «Matrix» sia entrato nella cultura popolare. Ma dietro un'estetica imitata per decenni c’è una storia di interrogativi sulla realtà, sulla libertà e sulla tecnologia. E proprio per questo il suo ritorno sul grande schermo offre qualcosa di più di un appuntamento con la nostalgia.

Il film del 1999, scritto e diretto da Lana e Lilly Wachowski, torna nelle sale italiane in 4K il 26, 27 e 28 ottobre 2026 grazie a Nexo Studios, come primo titolo della rassegna Back to Cult. A Brescia è in programma al Multisala OZ, con uno spettacolo alle 21.40 in ciascuna delle tre giornate, da lunedì a mercoledì. È l’occasione per riscoprire un’opera che ha cambiato il linguaggio del cinema d’azione e della fantascienza. Non a caso, nella storia del genere viene spesso accostata a svolte come «2001: Odissea nello spazio» di Stanley Kubrick e «Star Wars» di George Lucas: opere diverse, ma capaci di ridefinire le possibilità del genere.

Prima di trasformarsi in un fenomeno mondiale, «Matrix» era però un progetto ambizioso e difficile da spiegare. Le Wachowski arrivavano dal noir «Bound» del 1996 e volevano realizzare una storia che combinasse fantascienza, fumetto, animazione giapponese e cinema di arti marziali di Hong Kong. La sceneggiatura, costruita intorno all’idea che l’intera esperienza umana potesse essere una simulazione informatica, appariva complessa anche agli occhi di Hollywood. Per rendere comprensibile la propria visione, le registe fecero preparare uno storyboard dettagliato con gli artisti Geof Darrow e Steve Skroce. Le riprese furono realizzate soprattutto a Sydney, in Australia, mentre il produttore Joel Silver sostenne un progetto che avrebbe richiesto soluzioni tecniche fuori dall’ordinario.

Il protagonista è Thomas Anderson, programmatore informatico che di notte agisce come hacker con il nome di Neo. Interpretato da Keanu Reeves, conduce un’esistenza apparentemente normale, ma è ossessionato da una domanda: che cos’è Matrix? A guidarlo verso una risposta sono Trinity, interpretata da Carrie-Anne Moss, e Morpheus, al quale dà volto Laurence Fishburne. Il loro incontro rivela che il mondo percepito dagli esseri umani non è ciò che sembra: una simulazione creata dalle macchine per mantenere l’umanità sotto controllo, mentre i corpi reali vengono sfruttati come fonte di energia. Neo è chiamato a scegliere se continuare a vivere nell’illusione oppure affrontare una verità sconvolgente, entrando in un conflitto nel quale troverà sulla propria strada anche l’agente Smith, interpretato da Hugo Weaving. L'avventura si trasforma presto in una riflessione che va ben oltre l'azione.

A rendere «Matrix» una svolta cinematografica fu innanzitutto il modo in cui quelle idee presero forma. Il coreografo Yuen Woo-ping preparò gli attori attraverso un lungo addestramento e portò nelle sequenze di combattimento movimenti acrobatici e tecniche con cavi tipiche del cinema di Hong Kong. La fotografia di Bill Pope, con la dominante verde della realtà simulata, e i costumi di Kym Barrett contribuirono a creare un’identità visiva immediatamente riconoscibile. Ma l’immagine destinata a fare scuola fu soprattutto quella del cosiddetto bullet time, l’effetto che consente alla macchina da presa di sembrare in movimento intorno a un corpo mentre l’azione rallenta fino quasi a fermarsi. La tecnica esisteva già, ma il film, con gli effetti visivi guidati da John Gaeta, la perfezionò e la rese popolare.

Il successo non fu soltanto estetico. Uscito negli Stati Uniti il 31 marzo 1999, «Matrix» ottenne quattro Oscar, per montaggio, sonoro, montaggio degli effetti sonori ed effetti visivi, e divenne un punto di riferimento per un’intera generazione di blockbuster. Nel 2012 è entrato nel National Film Registry della Library of Congress. In un momento segnato dall’espansione di Internet e dalle aspettative, ma anche dai timori, per il nuovo millennio, le Wachowski portarono al centro dello spettacolo hollywoodiano una questione antica: come sapere se ciò che vediamo e tocchiamo è davvero reale?

Le sorelle Lana e Lilly Wachowski - da Wikipedia
Le sorelle Lana e Lilly Wachowski - da Wikipedia

Dentro «Matrix» convivono riferimenti filosofici, religiosi e letterari, dalla riflessione sui simulacri di Jean Baudrillard, il cui libro compare anche nel film, alle figure della profezia e della rinascita. La pillola rossa e quella blu traducono in un gesto immediato il contrasto fra una verità difficile da accettare e il conforto dell’ignoranza. Ma il racconto interroga anche il libero arbitrio: quanto delle nostre decisioni è davvero scelto e quanto è già previsto dal sistema in cui viviamo? Per questo continua a essere discusso anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale e delle identità digitali, senza che occorra trasformarlo in una profezia tecnologica. Alla sua eredità si è aggiunta nel tempo anche una lettura legata all’identità transgender, riconosciuta da Lilly Wachowski, che ha tuttavia precisato come il film non fosse nato quale allegoria transgender deliberatamente progettata in ogni dettaglio.

Un immaginario tanto vasto era destinato a proseguire. Nel 2003 arrivarono, a pochi mesi di distanza, «Matrix Reloaded» e «Matrix Revolutions», ancora diretti dalle due Wachowski. I sequel ampliarono il racconto mostrando più da vicino Zion, la città degli esseri umani liberati, e approfondendo lo scontro con le macchine, il destino di Neo e i meccanismi che governano la simulazione. Crebbero lo spettacolo e la complessità filosofica, ma non il consenso. «Reloaded», grande successo commerciale, conservò un’accoglienza critica prevalentemente positiva; «Revolutions», chiamato a chiudere la trilogia, divise molto di più e fu contestato per il peso crescente dello spettacolo rispetto ai personaggi. Intanto l’universo della saga si estendeva ai cortometraggi animati di «Animatrix», ai fumetti e ai videogiochi.

Ancora più particolare è il destino del quarto capitolo, «Matrix Resurrections», uscito a inizio 2022 e diretto dalla sola Lana Wachowski. Diciotto anni dopo «Revolutions», Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss sono tornati a interpretare Neo e Trinity, ma il nuovo film non ha cercato semplicemente di replicare la formula originale. Thomas Anderson è un autore di videogiochi celebre per aver creato una serie chiamata proprio Matrix, mentre la sua realtà comincia nuovamente a mostrare crepe. Il film riflette così sulla propria esistenza come prodotto dell’intrattenimento, cita i capitoli precedenti e mette in scena le pressioni per realizzare un nuovo seguito, chiamando in causa perfino la Warner Bros.

Dietro questa costruzione c’è anche un’origine personale. Lana Wachowski ha raccontato che l’idea di ritrovare Neo e Trinity ha preso forma durante il dolore per la morte dei genitori e di una persona cara: riportare in vita i due personaggi attraverso la scrittura rappresentò per lei una forma di conforto. «Resurrections» intreccia così il tema della memoria e quello dell’amore alla riflessione sulla nostalgia, sulla ripetizione dei franchise e sul rapporto fra libertà creativa e industria cinematografica. Il risultato è stato controverso: parte della critica ha apprezzato l’audacia autoriflessiva e il nuovo centro emotivo del racconto, mentre altri recensori hanno contestato la struttura ripetitiva e sequenze d’azione ritenute meno innovative. Non ha ottenuto né l’impatto culturale né il successo commerciale del primo film, diventando a sua volta parte del dibattito sulla possibilità di rinnovare una saga tanto influente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
SponsorizzatoAperte le iscrizioni alla Numerica Sales AcademyAperte le iscrizioni alla Numerica Sales Academy

Formarsi, conoscere le aziende e avvicinarsi al mondo del lavoro: torna il percorso formativo gratuito che offre ai giovani concrete opportunità di inserimento nelle aziende del territorio

Ogni mattina il tuo quotidiano ti aspetta in edicolaOgni mattina il tuo quotidiano ti aspetta in edicola

Approfitta della promo e abbonati per un anno a soli 0,80€ a copia

SCOPRI DI PIÙ
Delitti Bresciani, il podcast del GdBDelitti Bresciani, il podcast del GdB

I grandi casi della cronaca nera e giudiziaria che hanno varcato i confini della provincia e sono diventati casi nazionali

ASCOLTA