Pellicini: «Voci e immagini per raccontare i nostri laghi in un film»

Il Festival dei Laghi Lombardi, diretto dall’attore teatrale e musicista Francesco Pellicini (lacustre di Luino), attualmente in corso, è impreziosito dalle proiezioni di «Io sono lago», film scritto dallo stesso Pellicini e diretto dal sodale Thomas Graziani. L’opera, dopo la presentazione di fine maggio a Iseo, tornerà nel Bresciano stasera, alle 21 al Vittoriale di Gardone Riviera (gratuito) con Giordano Bruno Guerri.
Il film ha l’ambizione di catturare l’anima «laghèe», per usare un’espressione fatta conoscere da un esimio rappresentante della categoria, il cantautore Davide van De Sfroos. Per farlo ricorre al contributo di venti personaggi della cultura e dello spettacolo, che nascita o elezione (da musicisti come van De Sfroos medesimo e Omar Pedrini allo scrittore Andrea Vitali, ai comici Massimo Boldi ed Enzo Iachetti, passando per l’attore Cochi Ponzoni e lo storico Guerri, tra gli altri) sono legati a uno dei quattro laghi presi in esame (Maggiore, Garda, Iseo, Como). Abbiamo parlato con l’autore.
Francesco Pellicini: «Io sono lago» intende catturare l’essenza lucustre…
«È un viaggio durato un anno che si snoda seguendo il ritmo delle onde del lago alla ricerca di coloro che non fanno mistero di incarnare fino in fondo quel misterioso e tipico stile di vita laghèe, poi cantato, recitato quasi incardinato come un gioiello fiammeggiante all’interno delle loro opere. Ho immaginato di trovarmi di fronte a una curiosa e affascinante corrente artistica lacustre, che nelle increspature come nelle acque profonde trova la sua musa».
Come nasce un progetto così singolare?
«Io sono innamorato perso della vita sul lago, convinto che sia il lago stesso a scandirne i tempi. Come dice Van De Sfroos nel film: “Tu pensi di gestirlo, ma è lui che ti comanda, che indica la direzione”. Per me, che artisticamente nasco con Nanni Svampa (celebre membro dei Gufi, ndr), il lago (Maggiore, ndr) è vita e tutto ruota intorno a esso».
La forma scelta è quella del documentario…
«Ho pensato di cogliere i segreti di quella che io considero una vera e propria corrente artistica che collega i bacini attraverso le testimonianze. Il valore aggiunto è la bellezza della fotografia, perché questi sono posti davvero splendidi».
Di alcuni personaggi pare meno immediata la connessione. È così?
«È vero. La regola è che se non ne sono originari, vivano comunque il lago come luogo d’elezione».
Che espressioni userebbe per inquadrare la peculiarità di ciascuno dei laghi?
«È una mia visione personale, quella che segue. Con campanilismo, e ridendo, argomento che il Maggiore è come dice il suo nome: guarda gli altri come minori, ma è anche luminoso. Il Garda è un mare, non vedi l’altra sponda. Il lago di Como è fiero. L’Iseo una piacevolissima scoperta».
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