«Io, scelto per rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar, a soli 33 anni? È un segnale enorme e coraggioso, anche perché il mio è un film di genere, e penso che siano almeno trent’anni che non veniva selezionata un’opera che gioca con con l'horror, e non solo. Ne sono onorato, a maggior ragione perché la concorrenza era forte. Adesso vediamo dove può arrivare, spero il più avanti possibile».
Ha le idee chiare Paolo Strippoli, regista barese che ha portato «L’estranea» – il suo quarto lungometraggio – in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, che ne ha accolto con entusiasmo la designazione a rappresentare il movimento nazionale alla 99ª edizione degli Academy Awards, e che ha risposto con disponibilità e compiacimento alle domande del pubblico della multisala Oz di Brescia insieme alla protagonista, una Jasmine Trinca alle prese con uno dei personaggi più stratificati e complessi della sua fulgida carriera di interprete.
Al centro della narrazione c’è la storia dei Colonna, un’agiata famiglia pugliese invidiata da molti, che vede cambiare la propria traiettoria in maniera dirompente nel corso del tempo, in conseguenza di imprevedibili snodi drammatici. Anche se non si tratterebbe di eventi dovuti al caso, come rivela anni dopo la risoluta Anna Colonna, comparsa senza preavviso nell’abitazione romana della figlia, che l’ascolta attonita mentre lei parla di una sconosciuta con un ruolo decisivo in ogni passaggio critico della famiglia.
La favola nera di Strippoli

Regista che sin dall’esordio ha guardato con convinzione all’arcano (ma sempre in connessione con la realtà, con i sentimenti, con le dinamiche di nuclei più o meno grandi), Strippoli ha costruito una filante favola nera «dalla struttura a spirale», suddivisa in capitoli che paiono attorcigliarsi tra loro «e sono sempre più brevi e veloci man mano che ci si avvicina alla fine», con riferimenti al luccicante «Shining» kubrickiano e all’orrore del quotidiano tipico di Lynch («Velluto blu» in testa), come pure alle atmosfere argentiane: «Ho immaginato il film come un melodramma famigliare, elegante nella confezione (fotografia e suono)…e poi mi sono divertito a sporcarlo con l’horror, con il mistero, con il thriller, anche inserendo elementi esagerati, kitsch, come la pioggia, che accompagna il crescendo verso lo scontro conclusivo. Questo è ciò che ti permette di fare il cinema di genere, ed è ciò che mi iace un mondo fare».
Il personaggio di Jasmine Trinca

Trinca - che sul set aveva al fianco un sempre più convincente Adriano Giannini, l’emergente Romana Maggiora Vergano e una straordinaria Valeria Bruni Tedeschi - prova invece a spiegare l’universo interiore di Anna, angelo del focolare che vuole allontanare il male ma resta in qualche modo attratta dall’abisso: «È una madre non diversa da altre, con una fortissima volontà di controllo, che la fa deragliare. Ciò che meglio la definisce è la volontà di essere il baricentro di tutto, per esercitare quello che ritiene il proprio dovere di protezione, che tuttavia si trasforma in un esercizIo manipolatorio e soffocante, più o meno consapevole. Paolo (Strippoli, ndr) non giudica più di tanto Anna, e credo che anche per questo motivo un film di intrattenimento lasci qualcosa di più in dote».
Quindi esprime la sua gioia per la possibilità di confronto con il pubblico: «Altrimenti non abbiamo riscontro rispetto al nostro lavoro».
Annuiscono e applaudono gli spettatori bresciani, come stanno idealmente facendo quelli dell’intera Penisola: in attesa di un’eventuale nomination con tutti i crismi, «L’estranea» sta infatti vincendo la sempre ardua sfida del box office.



