I Looney Tunes tornano al cinema, ma questa volta la storia più incredibile rischia di essere quella successa fuori dallo schermo. Dal 2 settembre arriva nelle sale italiane «Coyote vs. Acme», nuovo incontro tra animazione e live action dedicato ai celebri personaggi Warner. Potrebbe sembrare semplicemente un altro tentativo di riportare in auge un marchio storico, dopo «Space Jam: New Legends» e il più recente film animato con Daffy Duck e Porky Pig, uscito in Italia col titolo «Un’avventura spaziale – Un film sui Looney Tunes». Il lavoro diretto da Dave Green, invece, è qualcosa di diverso: non soltanto per una premessa sulla carta irresistibile, ma perché per quasi tre anni è sembrato destinato a diventare uno di quei film completati che il pubblico non avrebbe mai potuto vedere.
L’idea parte dal più eterno dei fallimenti dei Looney Tunes. Dopo decenni trascorsi a ordinare razzi, pattini esplosivi, catapulte e marchingegni di ogni genere per catturare Beep Beep, Willy il Coyote decide che forse il problema non è lui, ma sono i prodotti. E così porta in tribunale la Acme Corporation, l’azienda che glieli ha venduti per tutta la vita. A rappresentarlo c’è Kevin Avery, avvocato in difficoltà interpretato da Will Forte, che si ritrova dall’altra parte il potente Buddy Crane di John Cena, legale di una compagnia che sembra avere ramificazioni ovunque.
Legal comedy
È una premessa che conserva perfettamente la follia dei vecchi cortometraggi, trasformandola però in qualcosa di nuovo. Il film diretto da Green è a conti fatti una legal comedy, una commedia giudiziaria, un’avventura per famiglie e naturalmente una lunga dichiarazione d’amore ai Looney Tunes.
I personaggi animati convivono con gli esseri umani senza bisogno di troppe spiegazioni e il repertorio resta quello conosciuto: corpi schiacciati, esplosioni, inseguimenti e leggi della fisica continuamente violate. Ma sotto questa superficie «Coyote vs. Acme» costruisce anche una satira sorprendentemente esplicita del potere delle grandi aziende, della pubblicità e di un consumismo nel quale il cliente viene continuamente convinto che il prossimo acquisto risolverà finalmente il suo problema.
Ed è qui che la storia del film diventa quasi indistinguibile dalla sua trama. «Coyote vs. Acme» era stato completato nel 2022, con un costo indicato attorno ai 70 milioni di dollari, quando nel novembre del 2023 Warner Bros. Discovery decise di non distribuirlo. Il film esisteva già, era stato girato e montato, e le proiezioni di prova avevano prodotto reazioni incoraggianti. La scelta rientrava nella politica di riduzione dei costi adottata dal gruppo in quegli anni e venne associata dalle principali testate americane alla possibilità di ottenere una svalutazione fiscale nell’ordine dei 30 milioni di dollari.
Contro Warner Bors. Discovery
Era già successo con «Batgirl» e «Scoob! Holiday Haunt», ma il caso provocò una reazione particolarmente forte. Registi, sceneggiatori e altri professionisti di Hollywood contestarono apertamente l’idea che un’opera completata potesse essere trasformata in una voce di bilancio senza che il pubblico avesse nemmeno la possibilità di giudicarla. Anche Will Forte, dopo aver visto il film, raccontò pubblicamente quanto fosse orgoglioso del risultato. Warner fece così un parziale passo indietro, permettendo ai realizzatori di cercare un altro acquirente. Il film venne mostrato a diversi operatori, tra i quali Netflix, Amazon, Apple e Paramount, ma per mesi non si arrivò a un accordo. La situazione sembrava ormai chiusa quando, nel 2025, entrò in scena Ketchup Entertainment, distributore indipendente che aveva già raccolto un altro progetto dei Looney Tunes lasciato da Warner, il già citato «Un’avventura spaziale». L’accordo per «Coyote vs. Acme», secondo le ricostruzioni dell’industria, si sarebbe aggirato sui 50 milioni di dollari.
Il risultato di questa lunga corsa per salvarlo è arrivato adesso nelle sale americane e, almeno nei primi giorni, sembra dare ragione a chi aveva combattuto perché il film non sparisse. Negli Stati Uniti «Coyote vs. Acme» ha debuttato con circa 15,5 milioni di dollari nel primo fine settimana, conquistando il secondo posto al box office. Un risultato superiore alle attese per una distribuzione indipendente e accompagnato soprattutto da un’accoglienza critica molto forte: su Rotten Tomatoes il film ha raggiunto il 96% di recensioni positive, con oltre duecento giudizi raccolti, mentre anche il pubblico verificato si è attestato sopra il 90%.
Consenso
Il consenso non nasce soltanto dalla simpatia per il film «salvato». Il film è assolutamente apprezzabile soprattutto per la sua capacità di recuperare lo spirito anarchico dei Looney Tunes senza ridurli a semplici veicoli per la nostalgia. «Coyote vs. Acme» è volutamente folle, fisico e spesso demenziale, ma prende abbastanza sul serio la propria assurda causa giudiziaria da far funzionare anche il livello satirico.
La Acme diventa così la caricatura di una corporation onnipresente, capace di creare bisogni, vendere soluzioni e scaricare sul consumatore la responsabilità quando quelle soluzioni non funzionano.
Il parallelo con quanto è accaduto al film è inevitabile, anche senza attribuire alla Warner intenzioni che non sono mai state dimostrate. Una commedia nella quale un personaggio animato cerca giustizia contro un’enorme azienda interessata prima di tutto ai propri conti è stata quasi cancellata proprio in seguito a una decisione aziendale legata ai conti. Alla fine, però, Willy il Coyote è riuscito almeno in qualcosa che nei vecchi cartoni gli capitava raramente: sopravvivere all’ennesima caduta e tornare in piedi. Questa volta direttamente sul grande schermo.



