Attacco Venezuela, perché una serie tv è tornata

L’attacco militare statunitense in Venezuela dei giorni scorsi, culminato con la cattura del presidente Nicolás Maduro e il suo trasferimento negli Stati Uniti, ha aperto una delle crisi internazionali più gravi e controverse degli ultimi anni.
Un’operazione su larga scala, condotta senza un preventivo passaggio parlamentare e accompagnata da un bilancio pesante di vittime tra civili e militari venezuelani, che ha immediatamente scatenato reazioni da parte di Russia, Cina e Iran e acceso un dibattito interno negli Stati Uniti, dove democratici e parte del fronte repubblicano hanno messo in discussione la legittimità dell’intervento.
Al centro della vicenda non c’è solo il destino politico di un Paese chiave dell’America Latina, ma anche un equilibrio geopolitico fragile, legato alle enormi risorse energetiche venezuelane e al loro peso negli assetti globali. Proprio mentre il mondo cerca di comprendere la portata dell’azione americana, sui social ha iniziato a circolare con insistenza un frammento di una serie televisiva che, a distanza di anni, sembra raccontare con impressionante lucidità ciò che sta accadendo oggi. Una premessa è doverosa: la suggestione è forte ed è innegabile, ma è evidente che non sia una previsione straordinariamente arguta, piuttosto denota senza dubbio una certa preparazione degli autori in geopolitica.
La scena
Si tratta di «Jack Ryan», la serie Prime Video ispirata ai personaggi creati da Tom Clancy, con John Krasinski nei panni dell’analista della CIA protagonista. In particolare, è una scena della seconda stagione, uscita nel 2019, ad aver attirato l’attenzione: un dialogo in cui Jack Ryan spiega perché il Venezuela rappresenti una minaccia strategica di primo piano per gli Stati Uniti, persino superiore a quella di potenze come Russia, Cina o Corea del Nord.
Nel monologo diventato virale, Ryan afferma: «Il Venezuela è probabilmente la più grande risorsa di petrolio e minerali del pianeta», ricordando come il Paese disponga del più vasto giacimento petrolifero al mondo e di riserve aurifere superiori a quelle di tutte le miniere africane messe insieme. Una ricchezza immensa, in contrasto con «una delle più grandi crisi umanitarie della storia moderna», attribuita nella serie a un presidente fittizio che «ha dimezzato l’economia nazionale» e «ha aumentato il tasso di povertà di quasi il 400%».
A rendere il quadro ancora più inquietante, la considerazione secondo cui il Venezuela si troverebbe «a trenta minuti dagli Stati Uniti, nel raggio di missili nucleari di nuova generazione», un dettaglio che nella finzione televisiva serve a giustificare l’urgenza dell’intervento.
Non una profezia, ma quasi
Le analogie tra la trama della serie e gli eventi reali non sono sfuggite nemmeno a Carlton Cuse, co-creatore di «Jack Ryan» insieme a Graham Roland e showrunner delle prime due stagioni. «Quello che sorprende sempre, come narratore, è quanto spesso gli eventi del mondo reale raggiungano la finzione – ha dichiarato a Deadline –. L’obiettivo di quella stagione non era la profezia, ma la plausibilità. Quando fondi una storia su dinamiche geopolitiche reali, la realtà ha un modo tutto suo di fare rima».
Cuse ha spiegato che la scelta del Venezuela non nasceva da una presa di posizione politica, ma dal desiderio di raccontare «un thriller di finzione guidato dai personaggi, radicato nella rilevanza strategica di lunga data del Venezuela», un Paese in cui «ideali democratici, realtà economica e interessi geopolitici sono in tensione da molto tempo».
Riflettendo sugli sviluppi recenti, il produttore ha aggiunto parole che suonano come un commento amaro sull’attualità: «Ogni volta che gli Stati Uniti usano la forza all’estero, è un momento che merita riflessione. Le conseguenze ricadono soprattutto su persone che hanno pochissimo controllo sugli eventi. Posso solo sperare che le cose si muovano verso stabilità e pace per le persone che vivono lì».
Più che una previsione, dunque, la coincidenza tra «Jack Ryan» e l’attacco statunitense in Venezuela appare come il risultato di un’analisi che da anni attraversa ambienti politici, militari e accademici. La serie ha semplicemente dato forma narrativa a timori, interessi e contraddizioni già presenti, facendosi portavoce di una tensione latente che oggi, drammaticamente, è esplosa nella realtà.
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