Da «Cime tempestose» ai Bridgerton, cosa leggere a febbraio

Fuori l’aria punge ancora e la neve è finalmente arrivata sulle montagne, ma bastano una tazza di tè e un romanzo giusto per trasformare il freddo in compagnia. Il book club di questo mese conduce tra amori tempestosi, ironie domestiche e letture perfette per i giorni attorno a San Valentino: da «Cime tempestose», campo di battaglia di sentimenti travolgenti e vendicativi, a «Vita tra i selvaggi» di Shirley Jackson, sottile commedia dell’assurdo della quotidianità feminile. Ma c’è spazio anche per l’ultimo romanzo di Bianca Pitzorno, per un’ode alla montagna e per un salto nei fasti romantici della serie da cui è tratto lo show «Bridgerton», la cui quarta stagione è appena uscita su Netflix.
«Cime tempestose»
Di Emily Brontë
(Traduzione di Laura Noulian, Universale economica Feltrinelli, 2022, pp. 432, euro 9,50)

Un po’ perché esce al cinema l’adattamento di Emerald Fennell (la regista di «Promising young woman» e «Saltburn», per dire), un po’ perché quell’estetica cottage-core da fredda brughiera sta tornando, febbraio 2026 è il mese giusto per leggere o rileggere «Cime tempestose» di Emily Brontë, romanzo gotico che racconta la storia di due famiglie legate da amore, vendetta e ossessione. E non siamo gli unici a pensarlo: a quanto pare nell’ultimo periodo le vendite del libro sono aumentate notevolmente.
Senza spoiler, la lettura di «Cime tempestose» è un’esperienza densa e non sempre comoda. Va detto: fa sbuffare. Nella versione originale non è scorrevolissima: la lingua è ottocentesca, arcaica, ampollosa, con inflessioni dell’epoca e dialoghi aspri e non sempre chiari. È quindi distante dall’inglese contemporaneo. La traduzione italiana rende tutto più semplice, è vero, ma a quel punto sono i sentimenti narrati a essere difficili da digerire. Questi sentimenti si riflettono nei paesaggi dello Yorkshire con le sue brughiere, ambientazione enfatizzata da questa scrittura fortemente sensoriale che permette di visualizzarla e pure di respirarla. Perché il paesaggio più che sfondo diventa talvolta materia narrativa: vento, freddo, fango e buio modellano il ritmo delle vicende ed è difficile immaginare un altro meteo. «Cime tempestose» è un romanzo cupo, claustrofobico, freddo nel clima, attraversato da passioni ossessive e da rapporti di potere antipatici e scomodi. Non è una frivola storia d’amore. Anzi. L’amore, qui, non ha nulla di consolatorio: è totalizzante, distruttivo. I personaggi non chiedono empatia e soprattutto non fanno nulla per meritarsela. Ci sono vendetta e crudeltà. E forse proprio per questo risulta così moderno: una lettura classica che scorre e coinvolge anche nel 2026. Anche se la Gen Z, a quanto pare, non la sta reggendo.
«La sonnambula»
(Bompiani, 2026, pp. 416, 20 euro)
Di Bianca Pitzorno

Come per quei luoghi di cui si sente la nostalgia, anche se non ci si è mai stati, il ritorno a Donora per mano di Bianca Pitzorno rappresenta un placido riappropriarsi dei luoghi della sartina de «Il sogno della macchina da cucire». Come il precedente romanzo anche «La sonnambula» (Bompiani, pp. 416, 20 euro) attinge a cronache e storie familiari come fonte di ispirazione per l’opera letteraria. In questo caso un ritaglio di fine Ottocento del giornale sassarese «L’Isola», conservato dalla nonna della scrittrice e che ha acceso la sua scintilla creativa sulle vicende di Ofelia Rossi, rinomata sonnambula capace di praticare il magnetismo e di offrire consulti di persone e per iscritto.
Pitzorno immagina per lei una vita precedente l’arrivo in Sardegna e una futura, in cui sarà costretta a lasciare l’isola per mano dello stesso bruto che l’aveva costretta a fuggire e ca costruirsi una nuova identità proprio a Donora. Un cerchio perfetto, al cui interno si intersecano le vicende di nobili e popolani, borghesi arricchiti e aristocratici in disgrazia. Un mondo che si popola grazie alla curiosità mai doma della scrittrice, che a 84 anni mantiene la giocosità dei primi scritti e quella voglia punire le ingiustizie del mondo che già Prisca faceva trentacinque anni fa mostrava nelle pagine di «Ascolta il mio cuore».
E se Pitzorno non è cambiata, i tempi un po’ si. Un certo uso della lingua, taluni canoni non troppo freschi e qualche scelta stilistica - come quella dell’autrice di palesarsi alla sonnambula in trance e far palese la sua presenza ai lettori - non soddisfano completamente. I colpi di scena sono prevedibili e le sollecitazioni emotive restano spesso a livello superficiale. Ciò non toglie al lavoro complessivo di una scrittrice che nonostante gli 84 anni e il massiccio corpus di opere (oltre settanta) ha ancora voglia di stupirsi, immaginare e soprattutto scrivere belle storie. Mi sia concessa una personale valutazione: nessun romanzo per gli adulti è stato ancora in grado di eguagliare la produzione per ragazzi.
Ilaria Rossi, redattrice Cronaca
«Vita tra i selvaggi»
Di Shirley Jackson
(traduzione di Monica Pareschi, Adelphi, 2025, 198 pagine, 19 euro, ebook 10,99 euro)

Vale davvero la pena di leggere questa «Vita tra i selvaggi», un libro del 1953 la cui traduzione in italiano è arrivata solo l’anno scorso nel catalogo Adelphi. Ne vale la pena per almeno tre motivi: per conoscere più da vicino Shirley Jackson, la scrittrice dell’agghiacciante «La lotteria» (e di molto altro) che Stephen King considera una maestra, e scoprirne una versione inedita; per sperimentare che il confine tra inquietante e comico è sottilissimo; e per dirsi che sì: è possibile diventare una grandissima scrittrice pur avendo quattro figli, un marito impegnatissimo (ovvero poco o nulla impegnato nelle incombenze domestiche), cane e gatti che affollano una casa in cui succede di tutto anche quando si tratta di ordinaria amministrazione familiare.
Perché di questo scrive Jackson in «Vita tra i selvaggi», alternando grandi e piccoli avvenimenti della sua biografia con un tocco leggero e senza alcun ordine gerarchico tra gli uni e gli altri. Tutto è importante: tanto il trasloco quanto la caccia al pipistrello entrato in casa, il confronto tra madri dopo una lite tra compagni di scuola come il parto della terza figlia, la patente presa in età adulta e l’estenuante shopping ai grandi magazzini con pargoli al seguito, una notte d’influenza collettiva con la trasmigrazione di persone e oggetti da un letto all’altro e la rottura (apparente) della caldaia di casa. E ancora: la compilazione di liste contro il caos dominante e la gestione di baby sitter inaffidabili. Fino alla storia di George, un gioiello che brilla anche come racconto autonomo e che tutte le madri dovrebbero leggere...
Jackson procede per sketches che risultano così divertenti, avvincenti da indurre il lettore a chiedersi dove finisca il memoir e dove cominci la finzione artistica. Forse però il punto è proprio questo: Shirley Jackson è madre di famiglia e scrittrice senza soluzione di continuità (anche se in questo testo, curiosamente, non fa cenno alla sua attività). Certo dev’esserle costato una gran fatica, ma Vita tra i selvaggi dimostra che non le è mancata l’ironia per affrontarla insieme a un mucchio di libri gialli da leggere ogni volta che poteva.
Francesca Sandrini, vicecaposervizio Cronaca
«Uomini, boschi e api»
Di Mario Rigoni Stern
(ET Scrittori, 2021, pp. 198, 11,50 euro)

«Uomini, boschi e api» è uno dei libri più intimi e luminosi di Mario Rigoni Stern, cantore della montagna, legato alla terra bresciana per le vicissitudini del Battaglione «Vestone», che narra nel suo «Il Sergente nella neve». Attraverso racconti brevi, memorie e osservazioni sulla natura, l’autore intreccia la vita degli uomini con quella dei boschi, degli animali e delle api, restituendo a chi lo legge un mondo in equilibrio fragile ma profondissimo. La scrittura è essenziale, limpida, e ogni pagina è un invito a rallentare, ad ascoltare, a riconoscere nella natura non uno sfondo, ma una presenza viva e necessaria.
Rigoni Stern non descrive soltanto il suo Altopiano di Asiago, ma racconta un modo di abitare il mondo in cui rispetto, misura e attenzione sono valori fondamentali. È un libro che consola, e che fa respirare, con i suoi brevi racconti, a pieni polmoni.
Rileggere oggi «Uomini, boschi e api», dato alle stampe nel 1980, è di sorprendente attualità, quasi fosse un piccolo manuale: ricorda la nostra responsabilità verso l’ambiente, in un’epoca in cui la crisi climatica rende urgente un rapporto più consapevole con la natura; restituisce un senso di comunità e radicamento, contro la frenesia e la dispersione del presente; invita alla cura, dei luoghi, delle relazioni e degli esseri viventi. Piacevolissimo, con la sua ponderata leggerezza, da leggere anche sotto l’ombrellone in riva al mare, col sole caldo e Rigoni Stern che descrive una candida neve invernale.
Fabio Gafforini, redattore Teletutto
«L’amore arriverà»
Di Giulia De Maio
(2025, pp.145, 15,50 euro)

«L’amore arriverà» è la rassicurazione che qualsiasi single si è sentito dire almeno una volta nella vita. Con una penna tagliente e autoironica, la giornalista sportiva Giulia De Maio fa di un caso autobiografico un viaggio spassoso e lucido tra le disavventure sentimentali della generazione millennial alle prese con ghosting, casi umani e sogni romantici che si scontrano con la realtà digitale e cinica del giorno d’oggi. Dalla fine di una relazione lunga sette anni alla rinascita, De Maio costruisce un racconto divertente su come rimettersi in gioco, tra app di dating, speed date surreali e red flag da evitare. Un manuale di sopravvivenza per le relazioni moderne, tra studi e ricerche, consigli di psicologi, sessuologi ed esperti, ma anche l'analisi dei trend in crescita come il poliamore e gli innamoramenti via intelligenza artificiale.
Tra episodi grotteschi, incontri disastrosi e malesseri memorabili, alcune riflessioni di Giulia ricordano la Carrie Bradshaw di Sex and the City quando afferma: «Se uscire con gli uomini sbagliati fosse uno sport, sarei campionessa olimpica». Ma dietro la comicità si nasconde un messaggio potente: imparare a scegliere la felicità, anche da soli.
Con citazioni d’autore, una efficace playlist musicale al termine di ogni capitolo (sul pezzo la citazione a fine libro de «La musica è finita» di Ornella Vanoni, recentemente scomparsa), «L’amore arriverà», libro autoprodotto e in vendita su Amazon, è un manifesto della singletudine consapevole: ironico come un aperitivo tra amiche, profondo come una confessione al tramonto.
Paolo Venturini, redattore Sport
«La proposta di un gentiluomo»
di Julia Quinn
(Traduzione di Giuseppe Settanni, Oscar Mondadori, 2024, pp. 384, 12 euro)

«La proposta di un gentiluomo» racconta il vero amore: quello indimenticabile, quello autentico. Un incontro speciale dà inizio a tutto. Poi arrivano gli ostacoli, che sembrano insormontabili ma che, in realtà, non sono nulla in confronto al dolore della lontananza. E infine il ritrovarsi, con la consapevolezza di non essersi mai davvero persi. Chi si appresta alla lettura della serie da cui è tratto «Bridgerton» su Netflix probabilmente teme la delusione, forse anche perché l’avvio del romanzo – quello dedicato a Benedict – richiama in modo molto evidente la storia di Cenerentola. Ma pagina dopo pagina ci si ritrova a leggere con il fiato sospeso, sempre più coinvolti, fino a rendersi conto che questo terzo volume (che corrisponde alla quarta stagione di «Bridgerton», quella appena uscita) conquista completamente, tanto quanto le vicende guardate sullo schermo.
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