Agenda
Cultura e spettacoli

Ghiaccio, torrenti e mani artigiane: la videoarte di Gardoni al Nuovo Eden

L’artista bresciano presenta giovedì 29 ottobre al cinema di via Nino Bixio «8 pezzi di videoarte»: «Indago il flusso e il gesto artigianale, è una forma di meditazione»
Giulia Camilla Bassi
Un frame di una delle opere di Pietro Gardoni
Un frame di una delle opere di Pietro Gardoni

Un invito a guardare, entrare nel gesto, nel flusso, abitarne la ripetizione, farne una forma di meditazione. La ricerca di Pietro Gardoni approda al Nuovo Eden giovedì 29 ottobre, alle 21 con «8 pezzi di videoarte», una serata dedicata all’artista bresciano, residente in Valcamonica (biglietto intero 6,50 euro, ridotto 5,50 euro, acquistabili online o al botteghino). Otto opere che dall’osservazione della natura conducono al lavoro artigianale, a ciò che precede l’esecuzione musicale e, infine, a una musica che addormenta. Dai torrenti ghiacciati, ripresi come quadri astratti in movimento, lo sguardo si sposta sul lavoro del liutaio bresciano Filippo Fasser e dell’accordatore di pianoforti Giulio Passadori, poi a Venezia, tra le barche di Giovanni da Ponte. A chiudere, la ricerca musicale di Luca Formentini e Tiberio Faedi con i loro sleep concert.  Presenta la serata il critico cinematografico Paolo Fossati, in dialogo con l’autore e alcuni ospiti. Abbiamo incontrato Pietro Gardoni per parlarne.

Pietro, come nasce questa serata?

È un po’ un mio ritorno in città. Da tempo abito a Ossimo Superiore, che è il mio paradiso personale. Solitamente presento il mio lavoro più all’estero che in Italia. Per me portarlo a Brescia è una grandissima gioia e un onore.

L'artista Pietro Gardoni
L'artista Pietro Gardoni

Come ha scelto gli otto lavori?

I primi quattro sono dedicati all’elemento dell’acqua, una costante del mio lavoro. In particolare, il secondo e il terzo fanno parte della serie «Acqua e ghiaccio», che continuerò anche nei prossimi anni. Sono immagini molto strette di torrenti ghiacciati, quasi come se ogni immagine fosse un quadro astratto in movimento. Lavorando sempre sullo stesso soggetto, la vera sfida è trovare qualcosa di nuovo da raccontare attraverso nuove forme installative oppure colonne sonore che raccontino qualcosa di diverso.

Ci sono poi Filippo Fasser e Giulio Passadori…

Entrambi i lavori cercano di rispondere a una domanda: come nasce la musica? Filippo Fasser è uno dei liutai più importanti al mondo, costruisce solo sette o otto pezzi all’anno tra violini, viole e violoncelli e ha tra i suoi clienti alcuni dei più celebri solisti e musicisti. L’ho filmato in un’unica ripresa statica di tredici minuti, molto chiusa sul suo lavoro, mentre rifila le effe di una viola. “Piano Tuning” è invece dedicato al lavoro di Giulio Passadori, della storica famiglia che vende, noleggia e accorda pianoforti per il Teatro Grande e per importanti festival e teatri del Nord Italia. È un’opera che riprende l’intera accordatura di un pianoforte. Nella sua versione originale dura sessanta minuti ed è pensata soprattutto per una fruizione installativa. Al cinema naturalmente verrà proposta in una versione molto più ridotta. In questo continuare a cercare di aggiustare ogni singolo tasto, ogni singola nota del pianoforte, vedo un po’ anche il nostro tentativo di accordarci con noi stessi, di trovare il nostro bilanciamento personale

Con «Identità» si sposta invece a Venezia…

È un documentario sperimentale su Giovanni da Ponte, costruttore di barche. È un lavoro molto meditativo sul gesto, dove le parti fuori fuoco, che appaiono quasi astratte, sono importanti tanto quanto quelle a fuoco.

E cosa può dirci sugli sleep concert?

Di solito la musica viene fatta apposta per i miei video, mentre questa volta ho cercato di esprimerla attraverso il video. Luca Formentini e Tiberio Faedi portano avanti da anni la pratica dello sleep concert: concerti in cui il pubblico è sdraiato e la musica porta in una condizione tra l’essere svegli e il dormire. È l’unico concerto in cui chi si addormenta fa qualcosa che è previsto. Del video, però, non voglio anticipare nulla: è un po’ il saluto sognante che ci tengo a lasciare.

Nuovi progetti?

Sto lavorando con la Fondazione Simeon ten Holt, dedicata al compositore minimalista olandese, a un video di sessantasette minuti, che è effettivamente un vero e proprio film. Si chiama «Canto ostinato», come la sua composizione, ed è un lavoro che ho girato qui in Valle Camonica, sempre nella natura. Con la fondazione lo presenteremo in Olanda all’inizio del 2027. È stato il lavoro gigantesco degli ultimi mesi, insieme a molti di quelli che ho finito di recente. A dicembre, invece, andrò a Madrid a filmare il lavoro del maestro Nicola Luisotti, direttore onorario del Teatro Real. Dopo aver filmato, in qualche modo, due strumenti, mi dedicherò allo strumento che non esiste: il direttore d’orchestra, lo strumento che suona attraverso gli altri. Mi sembra una bella maniera per chiudere questo trittico su come nasce la musica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Commenti

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Ogni mattina il tuo quotidiano ti aspetta in edicolaOgni mattina il tuo quotidiano ti aspetta in edicola

Approfitta della promo e abbonati per un anno a soli 0,80€ a copia

SCOPRI DI PIÙ
SponsorizzatoAperte le iscrizioni alla Numerica Sales AcademyAperte le iscrizioni alla Numerica Sales Academy

Formarsi, conoscere le aziende e avvicinarsi al mondo del lavoro: torna il percorso formativo gratuito che offre ai giovani concrete opportunità di inserimento nelle aziende del territorio