A San Polo, negli spazi della storica Cascina Aurora, all’ombra delle torri dell’architetto Benevolo, il Museo Dolci non custodisce soltanto un nucleo di opere, ma protegge e tiene viva parte della memoria artistica bresciana, grazie all’omonima Fondazione. Ultimo in ordine di tempo, il progetto che ruota attorno allo scultore Domenico Lusetti (Pontevico, 1908 - Brescia, 1971) a cui la Fondazione dedica una monografia e la mostra che sarà inaugurata, nella sede di via Raffaello 163/165, sabato 24 ottobre.
Si è partiti con il volume, ultimo della collana editoriale dedicata agli artisti bresciani. «È un anno e mezzo che lavoriamo cercando materiale – spiega Eugenio Busi, pittore egli stesso, alla guida di Museo e Fondazione –, ne abbiamo trovato parecchio quasi sempre presso privati. Volevamo fare un volume esauriente per raccontare tutta la vita di Lusetti, fino al 1971, quando muore, con le ultime sculture. Ci sono la biografia, la bibliografia, i suoi allievi che hanno scritto di lui… non manca niente!».

La mostra
Sabato si inaugurerà anche l’esposizione. «Ci saranno più di sessanta sculture, dalle opere tradizionali fino alle ultime – anticipa Busi –, nelle quali Lusetti riesce con poco a dare tanto. Siamo di fronte a un grande scultore, secondo me il più importante che abbia avuto Brescia nel Novecento. Già all’inizio del suo percorso si vedono le sue capacità. Conosceva benissimo l’anatomia di uomini e animali, tutto ciò che rappresenta lo conosceva bene. Nel 1943 finisce in campo di concentramento e comincia a lavorare sulla sintesi, che sviluppa sempre di più. La sua capacità è questa: anche nella sintesi più estrema si fa capire». Tra i soggetti prediletti da Busi «ci sono sicuramente le bagnanti, quelle che probabilmente vedeva sull’Oglio in gioventù. Le aveva nel dna. Sono dei pezzi bellissimi».

Il progetto ha coinvolto anche le scuole, come spiega il consigliere della Fondazione, Ermes Pasini: «Da alcuni anni, oltre al volume e alla mostra, portiamo le opere degli artisti nelle scuole. A Pontevico siamo andati con una decina di sculture di Lusetti e abbiamo coinvolto le classi quinte della primaria e tutta la scuola media. Abbiamo lasciato le sculture per una quindicina di giorni e i ragazzi e le ragazze hanno scritto i loro commenti e ce li hanno inviati. Ne sono uscite osservazioni interessanti e sorprendenti rispetto alla loro età. È tutto nel libro».
La Fondazione
L’attività del sodalizio, che unisce conservazione, ricerca e divulgazione, ruota intorno alla figura di Martino Dolci (1912-1994), pittore profondamente legato alla città e al suo territorio lungo il Novecento, stagione che Busi ha vissuto in prima persona, fianco a fianco con gli stessi artisti che oggi la Fondazione racconta, tutela e valorizza. Sì, perché fu proprio Busi, dopo la morte dell’amico Martino nel 1994, a trasformare l’Associazione Artisti San Faustino, che aveva fondato anni prima, in qualcosa di più strutturato e duraturo. Da quell’esperienza prenderà forma, nel 2004, la Fondazione Dolci, nata anche grazie al sostegno della famiglia del pittore e in particolare della cognata Angiolina Bettoni Dolci.
Il ricordo di quell’epoca passa soprattutto attraverso la collana editoriale costruita negli anni: ventisette monografie (una all’anno) dedicate ad altrettanti artisti bresciani scomparsi, ciascuna accompagnata da una mostra antologica. Un lavoro di ricerca e ricostruzione che, volume dopo volume, ha contribuito a creare un archivio unico della memoria artistica cittadina. «Abbiamo scoperto che nessuna associazione italiana ha prodotto una collana di tale portata dedicata agli artisti scomparsi del proprio territorio», osserva Busi. «Il nostro obiettivo è proseguire questa collana il più possibile. Perché dopo di noi chi vorrà conoscere questi artisti avrà a disposizione un archivio ricchissimo: non si racconta solo l’artista, ma anche la sua storia, le amicizie, le persone che ha frequentato. Nella storia di ognuno ci sono anche le storie degli altri».
Il MuseoDolci
Passeggiando tra le tre sale è possibile ammirare l’importante nucleo delle oltre 200 opere lasciate in eredità dalla famiglia Dolci, distribuite tra il percorso espositivo (una quarantina) e gli spazi della Fondazione.

Tra le opere più rappresentative ci sono il ritratto «Mia nonna» e «La chiesa del Carmine», due dipinti che raccontano bene il doppio registro della pittura di Dolci: da una parte la dimensione affettiva e domestica, dall’altra il legame con i luoghi della città e della provincia. Ma il museo è anche una fucina vivace in grado di creare spazi per la comunità. Nelle sale e nel cortile di Cascina Aurora, sovrastato dai due grandi silos affrescati da Oscar di Prata, si organizzano laboratori per bambini e adolescenti, visite guidate e incontri aperti alla cittadinanza, con l’obiettivo di rendere l’arte accessibile e quotidiana. La Fondazione custodisce, inoltre, una biblioteca aperta alla consultazione. E il Museo Dolci si impegna a sostenere la creatività contemporanea attraverso un premio annuale dedicato ai giovani artisti bresciani. «Tutte le attività promosse dal museo sono gratuite, così come l’ingresso agli spazi espositivi. E questo non è scontato», sottolinea Busi, rivendicando una scelta che negli anni è diventata parte integrante dell’identità del museo.



