Quando l’arte contemporanea entra nelle fabbriche, anche a Brescia

Fare impresa oggi significa sempre più fare anche cultura. Non è solo una questione di fatturati o di quote di mercato, bensì anche di identità e di consapevolezza. Lo è anche in terra bresciana: tra i capannoni della nostra città e della provincia, oltre alla produzione di componenti, macchine o metalli, si è stratificata nel corso dei decenni una storia fatta di ingegno, fatica e visione che merita di essere raccontata. Ed in questo solco si inserisce il recente bando regionale dedicato ai musei d’impresa, una misura da 1.150.000 euro che riconosce il valore storico e sociale delle imprese.
Luoghi di narrazione
Il saper fare bresciano esce dagli archivi per farsi esposizione viva, trasformando le aziende in luoghi di narrazione e attrazione capaci di parlare anche alle nuove generazioni. Il concetto di cultura in azienda, oggi, ha superato i confini dell’archivio storico per abbracciare una visione a 360 gradi. C’è chi utilizza la fabbrica come un contenitore dinamico di arte contemporanea, trasformando i luoghi della produzione in spazi di riflessione estetica.

Ne sono la prova realtà come lo Spazio Almag a Roncadelle, dove, sotto l’impulso di Umberta Gnutti Beretta, l’azienda leader nella lavorazione dell’ottone ha saputo integrare la dimensione artistica direttamente nel contesto industriale, rendendo la fabbrica un luogo di pensiero critico e bellezza dove circa 140 opere d’arte contemporanea convivono con la quotidianità del lavoro. A Capriano del Colle la Img Macchine, impresa specializzata nello stampaggio a iniezione, ha tracciato un percorso simile, ospitando nel 2023 le imponenti sculture di Stefano Bombardieri e nel 2024 opere di diversi artisti contemporanei.
Musei interni
Occorre distinguere tra questo modo di utilizzare l’azienda come contenitore d’arte e chi, invece, ha allestito veri e propri musei interni per raccontare alle future generazioni cosa significa fare impresa. Il panorama bresciano è un mosaico variegato, che include ad esempio il Museo Maglio di San Tomaso della Domenico Pedretti a Berzo Inferiore, in Valcamonica, l’Archivio storico Fratelli Geroldi e il Museo Agricolo e del vino Ricci Curbastro a Capriolo, senza dimenticare la Bellini Nautica a Corte Franca con la sua celebre collezione di motoscafi Riva. Un accenno doveroso va anche ai musei d’armi come il Luigi Marzoli in Castello a Brescia, che, pur non essendo interni a singole imprese, raccontano la storia di settori produttivi che per il Bresciano sono stati e restano significativi.
Dal Pirellone
Per sostenere questa visione il provvedimento regionale attuato dagli assessori regionali Guido Guidesi (Sviluppo economico) e Francesca Caruso (Cultura) offre un contributo a fondo perduto che copre fino al 100% delle spese ammissibili. Le aziende, singole o in aggregazione, possono ottenere fino a 50.000 euro a fronte di un investimento minimo di 10.000 euro. Cifra che sale a 80.000 euro, a fronte di un investimento minimo di 20.000 euro, per i progetti presentati da filiere produttive riconosciute.
Le domande possono essere presentate sulla pagina bandi e servizi del sito della Regione fino alle 12 del 24 aprile. Gli interventi finanziabili spaziano dal rinnovo degli spazi espositivi alla digitalizzazione dei siti web, dal restauro delle collezioni all’acquisto di arredi fino all’assegnazione di borse di studio per studenti impegnati nella ricerca d’archivio, in modo da offrire l’occasione ai cittadini e alle scolaresche di comprendere il valore dell’ingegno e della storia imprenditoriale bresciana.
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