Arte

Umberta Gnutti Beretta: «L’arte contemporanea va aperta al pubblico»

Dal regalo per il suo diciottesimo compleanno (un grande quadro di Velasco Vitali) all’ultima acquisizione (un’opera di Yukino Yamanaka) l’imprenditrice racconta il suo rapporto con il collezionismo
Umberta Gnutti Beretta nello Spazio Almag - Foto Francesco Salvetti
Umberta Gnutti Beretta nello Spazio Almag - Foto Francesco Salvetti
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Per i suoi 18 anni Umberta Gnutti Beretta chiese in regalo un’opera d’arte. Era un lavoro di Velasco Vitali, raffigurante un ghiacciaio. «Era giovanissimo, come lo ero io». L’ultima opera a essere entrata nella sua collezione è invece un dipinto di Yukino Yamanaka, pittrice giapponese esordiente. L’imprenditrice (e collezionista, e mecenate, e filantropa), classe 1968, è uno dei volti del mondo dell’arte contemporanea della città. Lo è perché fa parte di diverse associazioni e fondazioni. E perché, a differenza di molti altri collezionisti, ha deciso di aprire la sua collezione e di mostrarla e divulgarla, con l’intenzione di rendere il contemporaneo più fruibile e popolare. Perché l’arte contemporanea emoziona e parla tanto quanto quella antica e moderna, se la si frequenta più assiduamente.

L'opera di Yukiko Yamanaka
L'opera di Yukiko Yamanaka

Qualche anno fa ha deciso quindi di inaugurare Spazio Almag, una sorta di galleria nell’azienda di famiglia. Un progetto che avrà presto un gemello nell’altra azienda di famiglia. Se, infatti, Giorgio Gnutti, patron dell’azienda Almag, fu il primo a spingere Umberta a portare l’arte anche in azienda (con la benedizione del fratello Gabriele), lei sta facendo lo stesso con il figlio Carlo Gussalli Beretta (il padre è Franco, presidente e ceo di Fabbrica d’Armi Pietro Beretta). Che ha già la stessa inclinazione. «Mio figlio mi segue e ha respirato tutto questo fin da piccolo – dice Gnutti Beretta –. Il mese prossimo apriremo in Beretta, a Gardone Val Trompia, uno spazio simile a quello creato in Almag, proponendo sempre opere contemporanee, in particolare quelle da lui collezionate. Uno spazio più piccolo, ma visitabile e con lo stesso intento di divulgazione e avvicinamento al contemporaneo».

La sua passione per l’arte è nota, ma com’è nata?

Ho sempre respirato arte. Mio padre collezionava arte antica, dai quadri dei fiamminghi all’alta epoca. In età più matura si è avvicinato anche alla scultura del Novecento e al contemporaneo. È una passione che ho assorbito naturalmente, anche se io, fin dall’inizio, ho sentito un interesse molto forte per l’arte contemporanea. Non ho mai comprato arte antica. Già dai banchi di scuola capivo che sarebbe stata una passione importante. Ero tentata di fare il liceo artistico e studi specifici, ma poi ho scelto un percorso più pratico, legato al lavoro nell’azienda di famiglia. Ho quindi dirottato gli studi, ma l’interesse non si è mai spento. A 18 anni ho chiesto in regalo un quadro, una richiesta tutt’altro che tipica. Sicuramente ero in parte influenzata da mio padre, ma avevo una predisposizione personale. Anche perché non ho assorbito tutte le sue passioni, come quella per la musica classica.

Quel Vitali ce l’ha ancora?

Certamente, non rivendo le opere. È un grande quadro con un ghiacciaio. In seguito ho acquistato diversi suoi lavori.

Come sono cambiate le sue acquisizioni, nelle varie fasi della sua vita?

Dai 18 ai 30, 35 anni non ho acquistato molto. Serve una stabilità economica che da ragazza non avevo. In quel periodo ho frequentato musei, mi sono informata, ho studiato. Ho ricominciato a comprare quando sono diventata più adulta e indipendente economicamente. Ho ripreso puntando soprattutto su artisti che già conoscevo e frequentando gallerie e musei. Dai 30 anni in poi ho ricominciato ad acquistare con maggiore continuità. Ma non è mai stata una priorità comprare un’opera: a volte lo faccio, a volte no. Ci sono artisti che amo profondamente di cui non possiedo nulla, e non solo per motivi economici. A volte acquisto perché si presenta l’occasione, altre per istinto, soprattutto quando si tratta di artisti giovani. Non seguo regole precise.

Nel 2023 ha aperto Spazio Almag. Ce ne parla?

È lo spazio espositivo ospitato negli uffici della mia azienda a Roncadelle, per avvicinare le persone all’arte contemporanea. Da quando l’ho aperto sto cercando di acquisire opere con un senso filantropico, sostenendo artisti emergenti e gallerie giovani, spesso under 30. L’idea è aiutare chi è all’inizio del percorso. Seguo molto le residenze d’artista: permettono di conoscere le persone, dialogare, costruire relazioni. Naturalmente nella collezione ci sono anche artisti affermati. In quel caso mi rivolgo a Friedman, Albion Jeune, Gagosian…

Umberta Gnutti Beretta, imprenditrice e collezionista - Foto Francesco Salvetti
Umberta Gnutti Beretta, imprenditrice e collezionista - Foto Francesco Salvetti

Spesso conosce personalmente gli artisti…

Almeno l’80%. Alcuni non li conosco di persona, ma ci sentiamo su Instagram. Oggigiorno funziona anche così.

A Brescia ci sono molti collezionisti e la scena dell’arte contemporanea è viva. Non c’è però un museo. Come mai?

Qui, più che in altre città, i collezionisti sono restii a mostrarsi. C’è una questione di sicurezza, ma anche di carattere. Siamo più chiusi rispetto ai milanesi o ai romani. Mi pare di essere stata l’unica ad aprire la collezione al pubblico con gli open day allo Spazio Almag. Ci sono anche altri esempi, come chi mette a disposizione spazi privati, penso allo Spazio Contemporanea di Clerici o a gallerie come la Massimo Minini. Però condividere in modo strutturato non è semplice. Minini ci ha provato molte volte: conosce tutti i collezionisti. Finora però non si è mai concretizzato nulla. Forse anche perché un centro d’arte contemporanea è difficile da rendere sostenibile economicamente: resta di nicchia, non attira il grande pubblico. È più facile farlo con artisti storicizzati o scomparsi. Ma lo Spazio Almag mi ha fatto capire che l’interesse del pubblico c’è: in tre anni di attività, ogni open day ha sempre registrato il tutto esaurito e i visitatori mi dicono che l’esperienza ha aperto loro dei cassetti mentali che non pensavano di avere. Questa è per me una grandissima soddisfazione. E anche chi segue solo artiste e artisti affermati trova stimoli. Da noi le opere sono mescolate: ci sono Nicolas Party, George Condo e Maurizio Cattelan accanto a ventenni come Giovanni Rossi.

Qualche anno fa si pensava alla crociera di San Luca in città… Lei dove immaginerebbe un platonico museo d’arte contemporanea?

L'antica Crocera di San Luca - © www.giornaledibrescia.it
L'antica Crocera di San Luca - © www.giornaledibrescia.it

Per tanto tempo l’arte contemporanea è stata esposta nelle white box neutre. Ora apprezzo di più i contesti storici. Mi piacciono gli allestimenti in palazzi antichi. Non immagino uno spazio troppo asettico, dunque. Detto questo, servirebbero spazi ampi, quindi palazzi con stanze non troppo piccole. Modelli interessanti a Brescia possono essere Palazzo Monti o le gallerie inserite in edifici storici, come APalazzo. Quindi sì, la crociera sarebbe stato uno spazio appropriato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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