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Cultura e spettacoli

Tutù, jeté e meraviglia: in Cavallerizza la danza scattata da Favretto

La mostra del fotografo bresciano, reporter del Giornale di Brescia, sarà esposta in via Cairoli dal 14 ottobre all’8 novembre: «Io, da fotoreporter di cronaca a fotografo di spettacolo»
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Una delle foto in mostra - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Una delle foto in mostra - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Gli amici di Umberto Favretto sanno che, a un certo punto, lui busserà alla porta del loro palchetto: il reporter, che conosce ogni angolo del Teatro Grande, sa che per scattare la foto perfetta durante uno spettacolo si deve sfruttare ogni prospettiva. Con rispetto e senza disturbare si mette per qualche secondo alle loro spalle, scatta ed esce senza farsi sentire. A sipario alzato torna a casa, seleziona le foto più belle e le invia alla Fondazione del Teatro Grande e alla redazione del nostro giornale. Da molti anni Favretto è, infatti, uno dei fotoreporter della scuderia GdB. La sua agenzia New Reporter si occupa di sport e di cultura. E lui, personalmente, di spettacoli. Su tutto: di danza. Da quando il sovrintendente del Grande, Umberto Angelini, ha aperto le porte del Massimo cittadino alla danza – balletto e contemporanea – lui ha prestato il suo obiettivo a pirouettes, tutù e jeté, ma anche ai movimenti più imprevedibili e meno accademici delle coreografie moderne. Ora le sue foto diventano una mostra: le quaranta più belle – selezionate da Renato Corsini e Margherita Magnino – saranno esposte dal 14 ottobre all’8 novembre alla Cavallerizza in via Cairoli a Brescia in «I colori della danza».

Umberto, ci racconti la tua storia di fotografo?

Sin da quando ero piccolo, ho sempre avuto la mania dell’immagine. Ritagliavo le enciclopedie: prendevo gran ceffoni, ma creavo dei piccoli libri di fotografie. Ho poi studiato architettura, e quindi la composizione dell’immagine. E durante gli studi, per mantenermi, ho iniziato a lavorare come operatore video per le tv bresciane. La passione per la fotografia l’ho sempre avuta e quando ho ricevuto in regalo una Nikon F (la mitica macchina dei reporter di guerra) ho iniziato a scattare diapositive. Sono una persona distratta, nella vita, ma le ho sempre archiviate bene. A un certo punto le ho mostrate all’Editrice la Scuola e ho iniziato a lavorare per loro, per l’editoria scolastica. Per un periodo ho collaborato anche con Mondadori e DeAgostini.

Umberto Favretto
Umberto Favretto

La svolta arrivò con Tito Alabiso…

Sì, un giorno mi suonò il campanello e mi chiese di andare a lavorare in agenzia con lui per il BresciaOggi. Siamo partiti: io facevo la cronaca, ma non dormivo la notte. Lui invece fotografava gli spettacoli del Ctb. Gli chiedevo sempre di portarmi con lui, ma diceva che non ero pronto. Finché un giorno, dopo un servizio di cronaca particolarmente provante, tornai in agenzia e mi disse: «Stasera vieni con me». Aggiunse: «Per la cronaca servono gli scarponi e le suole chiodate, in teatro ricorda che si sta scalzi e in punta di piedi. Vanno rispettati il pubblico e chi c’è in scena». Mi insegnò poi a non scattare troppe foto, sempre per non disturbare. Per questo chi fotografa lo spettacolo dal vivo sa cogliere il gesto e l’espressione. Per i ballerini, invece, il volo, la leggerezza e l’attimo. E poi fu lui a trasmettermi la massima attenzione alla luce: è la luce che fa la foto.

Iphigénie en Tauride - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Iphigénie en Tauride - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Alla danza, invece, ci sei arrivato anche grazie alla visione di Angelini.

Già lavoravo per il Teatro Grande, ma i soggetti erano la lirica, i concerti, il festival pianistico… Con lui ho iniziato anche a scattare balletti e danza contemporanea.

Ricordi i più belli?

Tutti hanno qualcosa di particolare e ne sono passati davvero tanti di incredibili. Per esempio «Decadance» di Ohad Naharin, che fu al Grande nel 2013. Per il manifesto della mostra ho scelto un grand jeté eseguito dalle ballerine in quell’occasione. Il significato che gli ho dato? La libertà delle donne che volano come farfalle. Ma anche l’ultimo spettacolo di danza andato in scena, «Sonoma» di Marcos Morau, è stato bellissimo. Oltre ad Angelini devo però ringraziare tutto lo staff del teatro, dall’ufficio comunicazione e stampa ai tecnici. Sono tutti gentili e professionali e mi danno spesso molte dritte. Così come le produzioni: sono sempre disponibili.

Decadance di Ohad Naharin al Teatro Grande - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Decadance di Ohad Naharin al Teatro Grande - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Qualche soddisfazione degli ultimi anni? 
Un coreografo ha scritto all’addetta stampa del Grande per chiedere come avessi fatto a scattare quelle foto durante lo spettacolo: credeva fosse impossibile, dato che il loro fotografo chiedeva loro di rifare la scena dieci volte. E poi Emma Dante, che mi dicono tutti essere precisissima, ha scritto sui social, relativamente «Iphigénie en Tauride» di cui ha curato la regia, «queste foto sono dei dipinti, bellissime». Mi rende molto felice.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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