Venti edizioni di Meccaniche della Meraviglia e una nuova geografia dell’arte contemporanea che, ancora una volta, attraversa il territorio bresciano trasformando piazze, musei e architetture sul Garda in luoghi di incontro tra opere e paesaggio. L’edizione 2026, aperta lo scorso 10 maggio (e fino a domenica 21 giugno) alla Fondazione Leonesia di Puegnago con Alessandro Franco, vincitore del Premio Nocivelli, prosegue sabato 20 giugno con tre inaugurazioni tra Gardone Riviera (alle 11), Toscolano Maderno (alle 15) e Gargnano (alle 18): «Così lontani, così vicini» di Davide Rivalta, «Raccogliere cadute» di Giuliano Guatta (entrambe fino al 30 agosto) e «Un cielo dopo il cielo» di Tommaso Cascella (fino al 23 luglio).
Abbiamo intervistato Albano Morandi, ideatore e coordinatore della rassegna.
Albano, Meccaniche della Meraviglia compie vent’anni, quale idea guida oggi questo progetto di “plastica sociale”?
L’idea è rimasta la stessa che ha dato origine a tutto, ovvero fare in modo che l’intervento dell’artista non si limiti alla produzione di opere, ma diventi qualcosa capace di intervenire anche all’interno della società che lo ha formato. Non volevo limitarmi semplicemente a proporre opere per il mercato o per il museo, ma definire anche un ruolo dell’artista dentro il territorio.

Che dialogo si crea questa volta tra le mostre e i luoghi del Garda che le ospitano?
Affrontiamo tre spazi molto diversi, due completamente nuovi per Meccaniche e uno che invece rappresenta un ritorno, l’ex municipio al porto di Gargnano, dove eravamo già stati nel 2005. Ogni installazione nasce pensando al rapporto con il luogo che la accoglie, non come semplice contenitore, ma come parte dell’opera stessa.
Davide Rivalta torna a distanza di due anni con le sue celebri sculture animali, come mai questa scelta?
È una scelta maturata a seguito di una precisa richiesta dell’amministrazione di Gardone Riviera, intenzionata a valorizzare il lungolago. Con le curatrici abbiamo immaginato di proporre un collegamento con il Vittoriale e con l’immaginario dannunziano. Per questo abbiamo pensato agli animali di Rivalta, in particolare un ghepardo e un orso, animali di grande forza simbolica, che alludono a quella dimensione visionaria, caratterizzata da decadenza ed esotismo, legata alla vita di D’Annunzio.
Per Toscolano Maderno invece avete pensato al bresciano Giuliano Guatta.
Trattandosi del Museo della Carta, abbiamo voluto coinvolgere un artista con un lavoro specificamente cartaceo. Guatta ha prodotto opere che riguardano proprio il museo, il suo spazio, la sua memoria. Ci sono anche lavori legati all’oggetto quotidiano e al rapporto con il segno, un segno che racconta qualcosa di reale, di specifico, in rapporto diretto con la fisicità dell’artista, e infatti all’inaugurazione è prevista anche un’azione performativa.

Con l’installazione del romano Tommaso Cascella a Gargnano lo sguardo si sposta sul cielo e sul cosmo.
Lì c’è già il lago, che è una presenza fisica fortissima. L’intervento di Cascella invece si esprime sull’andare oltre la materialità finita del paesaggio, aprendo lo sguardo verso il cielo appunto, che allude all’infinito del cosmo. È un artista che lavora da tempo su queste tematiche e mi piaceva l’idea di aggiungere questa dimensione più visionaria dentro il percorso della rassegna.
Fin dagli inizi avete scelto di portare l’arte fuori dai circuiti tradizionali, a volte in spazi non accessibili al pubblico. Pensa che questo progetto abbia contribuito a cambiare lo sguardo del territorio sull’arte contemporanea?
Credo che un piccolo tassello lo abbiamo messo. Per esempio molti di quegli spazi solitamente chiusi al pubblico che abbiamo aperto per le nostre mostre, negli anni sono poi diventati accessibili, e questa è già una grande conquista, visto che se un bene non è fruibile è culturalmente inesistente.
Ci anticipa qualcosa sulla grande mostra autunnale che sarà allestita in città?
Sarà dedicata a Piero Cavellini, figura cruciale dell’arte e della cultura bresciane, che è stato uno dei primi a credere nel nostro progetto. Mi sembrava importante ricordarlo a un anno dalla scomparsa. Coinvolgeremo anche studenti della Laba e dell’Università Cattolica, oltre a diversi artisti legati al suo percorso. Sarà un progetto molto articolato, diffuso in più sedi della città.



