Da Basilico a Gastel, la storia della fotografia nei ritratti della Vittoria

La storia della fotografia recente riletta attraverso la lente della Vittoria Alata. Un’iniziativa che è un unicum internazionale perché, come ha sottolineato la curatrice Giovanna Calvenzi, «rarissime sono le esperienze che hanno dedicato un progetto fotografico ad un solo manufatto d’arte».
«La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e un’eterna bellezza», che sarà inaugurata il prossimo 16 luglio al Museo di Santa Giulia, rappresenta dunque non solo un esplicito omaggio alla Nike cittadina, ma pure una celebrazione dell’arte dello scatto. Una prospettiva peculiare da cui osservare la sua evoluzione attraverso le scelte tecniche, creative e stilistiche di quaranta maestri italiani e internazionali.
Il progetto, promosso da Fondazione Brescia Musei nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della Vittoria Alata, riemersa dagli scavi al Capitolium fra il 20 e il 21 luglio 1826, è stato presentato ieri in occasione del Brescia Photo Festival alla presenza della curatrice e di Renato Corsini, cui si deve la felice intuizione che ha catalizzato l’interesse artistico di molti, da Cito a Chiaramonte, da Oppedisano a Mari.
L’intuizione
Galeotto per Corsini fu l’incontro con uno scatto di Basilico, che nel 1999 ritrasse la Vittoria nella sua collocazione precedente in Santa Giulia. «Vidi la foto dall’amico Massimo Minini - racconta - e mi colpirono l’amore, lo stupore e il rispetto che trasmetteva quello scatto. Da lì mi venne l’idea di invitare altri fotografi a ritrarre la statua simbolo di Brescia».
Una call to action tradottasi nel 2021 in una prima mostra, intitolata «Bellissima! 20 fotografi travolti da un insolito splendore», allestita in occasione del trasferimento della Vittoria Alata nella cella orientale del Capitolium, casa eccellente confezionata dall’archistar Juan Navarro Baldeweg.
Un evento che, lungi dal rappresentare un esito, ha assunto funzione di prologo, non solo all’esposizione che aprirà i battenti a luglio (grazie al fondamentale supporto di Ewmd Brescia e Olimpia Splendid), ma a futuri capitoli di questo dialogo in fieri fra statua, simbolo e interpretazione.

«Non è facile proporre continuamente letture nuove - ammonisce Corsini -, ma la mostra ne propone quaranta diverse, accomunate dall’unico denominatore del soggetto. Dai collage alle foto dipinte, passando dall’AI, in un esempio mirabile di ciò che è stata, è e sarà la fotografia». Ma alcuni scatti assumono valore assoluto per le circostanze che li hanno generati. Come quello di Giovanni Gastel, che fotografò il concerto a porte chiuse del pianista Alexander Romanovsky proprio sotto la Vittoria Alata. Era il dicembre del 2020 e il Capitolium era chiuso a causa di quel Covid che, tre mesi dopo, se lo sarebbe portato via.
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