Casa Museo Zani, «pezzi unici raccolti lungo una vita»

Il direttore Massimiliano Capella ci guida tra dipinti di Canaletto e i Boucher di re Luigi XV
Federico Bernardelli Curuz
La collezione è dedicata all'arte del XVII e XVIII secolo
La collezione è dedicata all'arte del XVII e XVIII secolo

La Casa Museo Fondazione Zani è oggi una delle realtà museali più particolari del territorio bresciano. Come nasce questo progetto? Ne abbiamo parlato con il direttore Massimiliano Capella.

Direttore, ci illustri la nascita di questa collezione e questo luogo unici.

La Casa Museo ha aperto al pubblico il 5 febbraio 2020, data significativa perché coincidente con il trentesimo compleanno di Carolina Zani. Alla sua memoria, oltre che a quella del padre Paolo Zani, è dedicata la Fondazione costituita nel 2019 per conservare e valorizzare la collezione d’arte raccolta in oltre trent’anni dallo stesso Paolo Zani. Nel corso degli anni affinò un interesse preciso per opere barocche e rococò realizzate nei grandi centri della cultura figurativa tra XVII e XVIII secolo: Parigi, Venezia e Roma. Emblematico il suo ultimo acquisto nel 2018: un dipinto di Francesco Guardi raffigurante Villa Loredan a Paese. Zani inseguì quest’opera per dieci anni prima di riuscire ad acquisirla poco prima della sua scomparsa. Ho sempre pensato che quel dipinto rappresentasse il coronamento della sua vita di collezionista e il passaggio da raccolta privata a Casa Museo aperta al pubblico.

Il direttore Massimiliano Capella
Il direttore Massimiliano Capella

Cosa rende unica la Casa Museo Fondazione Zani e quali sono le opere più significative custodite?

La Casa Museo conserva oltre 1.200 pezzi tra dipinti, sculture, arredi barocchi e rococò, soprattutto francesi e veneziani, oltre a preziosi oggetti d’arte applicata del XVII e XVIII secolo. Tra le opere più importanti spiccano due tele di Canaletto degli anni Trenta del Settecento e due dipinti di François Boucher appartenuti alla collezione personale di Luigi XV. Credo però che la vera forza della Casa Museo sia l’esperienza immersiva della visita. L’impianto illuminotecnico permette di creare scenari luminosi che focalizzano l’attenzione sulle opere raccontate dalle guide, trasformando la visita in un’esperienza emozionante e personale. Inoltre la visita guidata è inclusa nel biglietto anche per i visitatori individuali, una scelta rara nel panorama museale del territorio. Il percorso si completa con il giardino scenografico, dove sculture, vasi e fontane dialogano armoniosamente con la natura.

Qual è oggi la sfida del direttore nel preservare un lascito così importante e valorizzarlo attraverso nuove attività?

Credo che la sfida più impegnativa sia riuscire a raggiungere pubblici sempre diversi. Questo obiettivo si può raggiungere attraverso progetti trasversali in cui l’arte si intreccia con musica, danza e tradizioni enogastronomiche. Un museo davvero inclusivo deve parlare linguaggi differenti e adottare strumenti di comunicazione capaci di adattarsi a pubblici diversi. È inoltre fondamentale coltivare rapporti internazionali per portare il nostro patrimonio anche all’estero. Emblematica in questo senso è la recente mostra inaugurata a Macao, «Silk Roads Beyond Borders», alla quale la Fondazione ha contribuito con il prestito di due dipinti di Canaletto e Marieschi.

Anche nel parco esterno sono collocate opere d'arte
Anche nel parco esterno sono collocate opere d'arte

Ci sono curiosità o episodi legati alla Casa Museo che ricordate con particolare affetto?

La Casa Museo conserva ancora oggi l’aspetto che aveva quando era abitata dalla famiglia Zani. La presidente Patrizia Ondelli, moglie di Paolo Zani e mamma di Carolina, ricorda che qui la famiglia viveva la propria quotidianità tra opere d’arte e oggetti preziosi. Carolina imparò a nuotare nella vasca dell’impluvium circondata da sculture antiche e poteva studiare sul tavolo in commesso di pietre dure realizzato tra XVII e XVIII secolo dai maestri intarsiatori della Galleria dei Lavori, istituita a Firenze da Ferdinando I de' Medici.

La Casa Museo aderirà anche al progetto «Una notte un museo». Cosa rappresenta questa rete culturale tra musei del territorio?

La Fondazione Paolo e Carolina Zani aderisce al progetto «Una notte, un Museo» fin dal 2022 e ha partecipato attivamente alla nascita della rete di musei che ne ha raccolto l’eredità. L’obiettivo è mettere in relazione istituzioni di un’area geografica omogenea per condividere risorse, competenze e strategie. Auspichiamo che questa rete possa trasformare singole realtà spesso isolate in un sistema integrato capace di migliorare l’offerta culturale e la valorizzazione del territorio bresciano attraverso la condivisione di esperienze e competenze.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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