A Palazzo Maffei a Verona c’è un’opera AI del bresciano Gardina
Porta la firma del bresciano Manuel Gardina (Brescia, 1990) l’opera realizzata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale «Borderland», a cura di Serena Tabacchi, che da oggi arricchisce la collezione di Palazzo Maffei a Verona. L’acquisizione si inserisce nel percorso espositivo, che allinea opere dall’antichità al contemporaneo raccolte lungo un’intera vita dall’imprenditore Luigi Carlon, gettando uno sguardo sul futuro dell’arte e sul dialogo tra creatività e scienza, due temi che hanno sempre guidato l’attività lavorativa e le scelte del collezionista e patron del Museo.
L’algoritmo che crea arte

«Alimentato» con le immagini di opere esposte nelle sale (dalla «Testa di Medusa» e dal «Concetto spaziale» di Lucio Fontana al ritratto di «Cantante argentina» di Boldini, dal «Perseo libera Andromeda» di Bonifacio de’ Pitati alla «Tête de femme» di Picasso, solo per citare alcuni pezzi iconici della collezione) e istruito ad utilizzare «pennellate» alla Van Gogh («grazie ad un particolare trattamento sui pixel, che “spinge” il pigmento digitale per dare un effetto di variazione e movimento», spiega l’artista) l’algoritmo del sistema interagisce con i movimenti e la posizione dei visitatori, letti attraverso sensori, e su una «tela elettronica» di tre metri per cinque produce senza soluzione di continuità un flusso di immagini e colori in perpetuo mutamento.
Un passo avanti, insomma, sulla linea che vedeva gli impressionisti sperimentare con gli effetti ottici e luministici, i futuristi giocare con il movimento nello spazio, gli esponenti dell’arte cinetica e programmata catturare l’occhio dello spettatore, e i primi video-artisti cimentarsi con le possibilità offerte dallo strumento elettronico.
L’artista

Manuel Gardina è un artista a tutti gli effetti. Formato all’Accademia di Brera ha mosso i primi passi con la scultura, per approfondire lo studio dei nuovi media e dell’animazione digitale alla Middlesex University di Londra, collaborando poi con istituzioni come l’HQ Immersive Lab, il CG Forge e la Houdini School. Ha esposto in Italia (a Brescia presso The Address Gallery; a Milano) oltre che a New York e Londra. Il tema su cui lavora – esplicitato nel titolo «Borderland», terra di confine – è la relazione tra l’input dell’artista, il caso (l’interferenza data dalla presenza dei visitatori) e la risposta che la macchina può dare, anch’essa imprevedibile.
Il risultato, grazie alla lavorazione raffinata dei pixel e alla qualità del materiale artistico affidato all’AI, è di grande suggestione. E l’effetto materico dell’opera è impressionante. «La mente artificiale della macchina – spiega Tabacchi – è come una tabula rasa, come la mente di un bambino che assorbe e rielabora la realtà, restituendo ad ogni input programmato dall’artista una prospettiva alternativa». Forse, un invito a tutti gli spettatori a guardare l’arte, ogni tipo di arte, con uno sguardo depurato da qualsiasi pregiudizio.
Il Museo di Palazzo Maffei, in piazza delle Erbe a Verona, è aperto dal giovedì al lunedì dalle 10 alle 18 (chiuso martedì e mercoledì). Info: www.palazzomaffeiverona.com.
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