Arte

«Nel 2026 racconteremo la Vittoria Alata. Il 2025? In crescita»

Intervista a Francesca Bazoli: la presidente di Fondazione Brescia Musei analizza la Relazione di missione 2024 e anticipa progetti, visione strategica e le mostre dei prossimi anni
La presidente di Fondazione Brescia Musei, Francesca Bazoli © www.giornaledibrescia.it
La presidente di Fondazione Brescia Musei, Francesca Bazoli © www.giornaledibrescia.it
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La matematica non è un’opinione, ma in qualche caso uno più uno può dare come somma tre. Questo vale soprattutto se lo sguardo sui numeri si allarga ad una visione strategica che da quei numeri prende il via. Ne è convinta Francesca Bazoli, presidente di Fondazione Brescia Musei, alla quale abbiamo chiesto di commentare i dati sciorinati nelle oltre 200 pagine della Relazione di missione della Fondazione, relativa all’attività del 2024, pubblicata nei giorni scorsi assieme al Rapporto Aaster.

Presidente Bazoli, cosa sono questi documenti?

Sono due strumenti innovativi nel panorama dei musei italiani e internazionali, che si tengono insieme. Il Rapporto Aaster ha un taglio più sociologico e valuta l’impatto dell’attività dei musei rispetto al benessere sociale e al welfare – la presenteremo nel dettaglio più avanti – mentre la Relazione di missione vuol far capire come tutte le attività di una Fondazione come la nostra, e come dovrebbe essere per i musei oggi, vadano oltre la funzione tradizionale dei musei (conservare, ricercare, esporre e incrementare le collezioni) nella direzione dello sviluppo sociale sull’ambiente di riferimento. La Relazione vuole essere lo strumento per misurare questo sistema di attività e la sua efficacia, mettendolo a disposizione di tutti quei soggetti, anche privati come le imprese che ci sostengono in Alleanza per la cultura, chiamati a stendere un bilancio sociale della loro attività.

Quali sono i dati che ritiene più significativi?

Più che dati singoli, credo sia interessante valutarli nel loro insieme, in una visione olistica del fenomeno. Colpisce la numerosità delle attività, ma soprattutto il fatto che rivelano filoni di attività che si ripetono nel corso degli anni, consolidando il lavoro della Fondazione. Penso al Brescia Photo Festival, alle grandi mostre d’autunno, ai temi che rafforzano l’identità di Brescia come la romanità, l’epoca longobarda, il Cinquecento, la pittura pauperistica di Ceruti.

Tra i tanti numeri esposti nella Relazione, ci sono anche quelli relativi alla mostra del Rinascimento, che sono stati contestati. Sono tanti o pochi i 28mila visitatori che l’hanno vista?

Come ho già ribadito anche altrove, credo sia opportuno uscire dal mero dato numerico che rischia di portare una semplificazione, come il presunto “flop” della mostra, per ragionare su un lavoro che implica continuità sul lungo periodo. La mostra sul Rinascimento (è stato emozionante trovare il relativo catalogo nelle librerie a Londra) ha sottolineato il valore del nostro grande Cinquecento, e la sua peculiarità rispetto all’arte degli altri centri italiani dell’epoca.

E sempre in tema di visitatori, come valuta il fatto che nel 2024 i Musei civici siano stati visitati dal 7,4% dei cittadini bresciani, anche grazie alla gratuità? Sono tanti o pochi?

Credo che siano tanti. Non ho sottomano i dati precisi, ma mi risulta che sia una percentuale superiore a quella nazionale.

La Relazione fa il punto sul 2024, un anno che, dopo il boom di Brescia Capitale della Cultura, ha visto un prevedibile e previsto calo delle presenze nei musei. Si avvicina la fine del 2025, qual è stato l’andamento di quest’anno rispetto al 2024?

Dopo l’anno eccezionale di Capitale della Cultura c’è stato un calo fisiologico, ma i dati del 2025, che presenteremo a breve, parlano di una ripresa secca, e sono certamente migliorativi rispetto al 2024.

Guardando al futuro, cosa proporrete nel 2026?

Continueremo a lavorare sull’eccellenza del nostro patrimonio. Il 2026 sarà l’anno del 200° della scoperta della Vittoria Alata. Da lì partiremo per raccontare la storia dei musei bresciani, con una grande mostra in autunno in cui tireremo fuori dai depositi – e accoglieremo in prestito – veri e propri capolavori, cose mai viste e meravigliose.

La Vittoria Alata - Foto Alessandra Chemollo
La Vittoria Alata - Foto Alessandra Chemollo

Solitamente, le mostre sono considerate strumento di valorizzazione e “attivazione” dei musei. A Brescia accade l’opposto: sono i musei a totalizzare i maggiori numeri di visitatori...

Che nel caso di Brescia siano i musei a trainare le mostre, lo ritengo positivo. Significa che il museo è visto come valore assoluto sul territorio. Le nostre mostre, del resto, sono funzionali alla valorizzazione dei musei, all’opposto di quelle dell’epoca Goldin che facevano grandi numeri ma non lasciavano nulla. Noi abbiamo ragionato all’opposto, vogliamo accrescere il valore del patrimonio permanente. L’attuale mostra su Stom in Pinacoteca, ad esempio, vuole raccontare lo snodo tra il Rinascimento e Ceruti, tramite in seicento di Caravaggio e di questo grande pittore caravaggesco.

Come utilizzerete i dati della Relazione per il “rilancio strategico” del patrimonio, di cui si parla nel documento in relazione al 2024?

La riflessione che possiamo fare è di andare avanti sul consolidamento di questa visione strategica: tutto ciò che facciamo è ricondotto alla valorizzazione del patrimonio culturale della città, e diventa strumento di coesione sociale, di coinvolgimento di tutti. Penso ad esempio ai Campus per i ragazzi, una delle eccellenze della nostra proposta, in continua crescita. Rappresenta uno sguardo al futuro: chi frequenta i musei da piccolo, tornerà più facilmente anche da adulto. O ai lunedì, giorno di tradizionale chiusura dei musei, in cui noi apriamo le porte alle attività riservate ai più fragili, in collaborazione con le associazioni che si occupano di fragilità sul territorio.

Bambini in visita al museo del Risorgimento - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Bambini in visita al museo del Risorgimento - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Nell’indagine del Comune per il Piano strategico della cultura 2030, i visitatori sottolineano i costi elevati e gli orari poco elastici per la fruizione dei luoghi della cultura. Qual è il bilancio del nuovo biglietto unico per i musei a 19 euro? Avete ragionato sugli orari?

La scelta del biglietto unico è funzionale alla promozione di tutto l’insieme dei Musei civici: accanto ai grandissimi attrattori – la Vittoria Alata e Santa Giulia – invitiamo a visitare anche i musei cosiddetti minori, che per noi sono comunque eccellenze. In ogni caso, i riscontri in numeri e in ritorno economico della vendita dei biglietti sono positivi. Quanto agli orari, il tema è la sostenibilità economica, perché il costo del personale che servirebbe a tenere aperti i musei, è troppo gravoso. Negli esperimenti di apertura che abbiamo fatto, il rapporto costi benefici è stato penalizzante.

L’anno prossimo, oltre alla mostra, cosa porterà?

Proseguono i progetti per la sistemazione della Pinacoteca con la chiusura del cortile e l’apertura del giardino, e in Castello con l’allestimento del Parco delle sculture con il lascito Romeda e il progetto dell’ascensore di Scherer. Il 2026 potrebbe essere l’anno buono.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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