All’archivio di Stato c’è una mostra sui delitti bresciani d’antan

Fascicoli processuali, verbali d’interrogatorio, relazioni peritali, memorie e fotografie. Nei faldoni dell’Archivio di Stato di Brescia, accanto ai documenti amministrativi e istituzionali, si conservano anche quelli giudiziari: frammenti di giustizia e ingiustizia, di vite, crimini e fragilità umane che compongono la trama sommersa della cronaca nera bresciana del secolo scorso.
Questa trama riemerge con forza in «Echoes - Voci dalla cronaca nera», la mostra multimediale che inaugura oggi, venerdì 7 novembre, alle 16.30 nella sede dell’Archivio, in via Galilei 44. È questo il secondo capitolo del progetto «Echoes - racconti in prima persona dall’archivio di Stato di Brescia», ideato per valorizzare il patrimonio archivistico e renderlo accessibile attraverso il linguaggio dell’esperienza.
La mostra
Dopo «Voci dai testamenti», il nuovo percorso accompagnerà i visitatori attraverso otto casi di cronaca nera avvenuti tra il 1912 e il 1947 in città e in provincia, ricostruiti attraverso i fascicoli processuali della Corte d’Assise di Brescia e resi vividi grazie ad un tessuto sonoro che amplifica la memoria delle vicende umane narrate. Durante la visita, infatti, le voci dei protagonisti affiorano come sussurri dalle carte, conducendo il pubblico fino al cuore pulsante dell’Archivio: i depositi ospitati nelle torri dell’edificio.
Un fil rouge affascinante, nato da una suggestione della direttrice Debora Piroli, che racconta l’Archivio come un luogo vivo, in cui ogni faldone sembra sussurrare la propria storia secolare. Grazie alla collaborazione con l’agenzia milanese specializzata in narrazione strategica Storyfactory, questa intuizione è diventata un racconto corale, in cui gli stessi archivisti e studiosi dell’Istituto hanno prestato la propria voce per donarla ai documenti, restituendo umanità alle parole, ai silenzi e alle emozioni custodite nelle carte.

I casi
Sì, perché dietro ogni storia c’è una dolorosa vicenda umana: vite segnate da disuguaglianze sociali e di genere, dalla povertà e da una giustizia imperfetta. Storie che sono state raccontare con rispetto e misura, rifuggendo ogni forma di spettacolarizzazione. «Sapevamo che l’argomento avrebbe suscitato grande interesse – racconta l’archivista Corinna Desole, che ha curato la mostra – per questo abbiamo cercato di muoverci con il massimo rispetto, prima di tutto nei confronti delle vittime, ma anche dei colpevoli e di chi, ancora oggi, conserva memoria di questi fatti. Per rispettare le persone coinvolte abbiamo deciso di eliminare dai documenti tutti i cognomi e i toponimi. È una scelta che segue anche una sentenza della Corte di Cassazione del 2019, secondo la quale, a meno che non esista una memoria collettiva ancora viva, per i fatti molto lontani nel tempo scatta automaticamente il diritto all’oblio. I fascicoli che proponiamo, però, sono tutti liberamente consultabili, perché hanno superato i settant’anni previsti dalla legge per questo tipo di documentazione».

Durante l’inaugurazione, oltre alla Direttrice Debora Piroli, interverranno Francesca Furst, soprintendente archivistica e bibliografica della Lombardia, Giuseppe Ricca, responsabile del Servizio Sociale dell’Asst Spedali Civili, Andrea Verzeletti, primario di medicina legale degli Spedali Civili di Brescia,e William Geroldi, giornalista e scrittore.
Proprio Geroldi nel corso della serata presenterà il volume «Delitti imperfetti. Omicidi, indagini e processi nella prima metà del Novecento bresciano» edito da Liberedizioni, in cui ricostruisce nove casi giudiziari tratti dai fascicoli dell’Archivio. La mostra sarà visitabile fino al 23 gennaio 2026 con ingresso gratuito, su prenotazione.
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