Ale Della Giusta, lo youtuber sale sul palco del teatro di Botticino

Racconta il mondo in prima persona, tra catacombe nascoste, ville da sogno e quartieri dimenticati. Partito da Cormons, in Friuli, con un sogno da cestista un po’ ammaccato e un biglietto di sola andata per l’America, Ale Della Giusta ha cominciato chiedendo ai ricchi di poter filmare le loro proprietà. Dormiva in tenda, faceva il cameriere, ma intanto costruiva un racconto. Il suo.
Nel 2018 ha pubblicato il primo video. Oggi a 27 anni è uno storyteller virale, il suo canale YouTube è seguito da oltre 1 milione e mezzo di followers. Ma non si limita a «mostrare»: vive, racconta, ascolta. Ora ha deciso di salire sul palco: lo spettacolo «Tutti gli indizi portano qui» debutta domenica, 27 aprile, alle 21 al Teatro Centro Lucia di Botticino (25-22 euro, prenotazione obbligatoria al 334-6374447 WhatsApp).
In scena una storia inedita, ma molto richiesta dalla sua community: si tratta del caso della base di Aviano, inchiesta che fatto rischiare ad Alessandro 13 anni di prigione. Un’opportunità per scoprire davvero cosa è accaduto. Abbiamo parlato con lui di sogni, di storie, di ostinazione, e del coraggio di continuare a raccontarle, anche quando la strada cambia forma.
Alessandro, ha raccontato spesso della sua adolescenza difficile. Quanto quelle esperienze hanno influenzato la sua creatività e la sua voglia di raccontare?
Al cento per cento. Sembra una risposta scontata, ma è così. Tutto quello che mi è successo ha contribuito a rendermi quello che sono oggi. Le difficoltà mi hanno formato sotto ogni punto di vista. Se c’è una cosa che detesto è l’autocommiserazione. Le cose brutte succedono a tutti: io cerco sempre di capire cosa mi hanno insegnato. Alla fine, anche da un momento duro, se ne esce con qualcosa in più.
Quando il sogno del basket sembrava svanire, cosa l’ha spinta a scegliere il racconto come strada?
Non voglio passare per quello che dice “eh, mi sono fatto male alla gamba, potevo diventare un fenomeno”. La verità è che ho dato tutto, ma non ho raggiunto i risultati che speravo. E mi sono fermato prima che fosse troppo tardi. Perché proprio il racconto? Ti dirò una cosa forse un po’ filosofica: non l’ho scelto io, è stato lui a scegliere me. È successo per caso.
Il suo primo video ha fatto qualche migliaio di visualizzazioni. In tanti si sarebbero fermati lì. Lei no. Cos’è che l’ha fatta continuare?
Mi piaceva. E quando una cosa mi piace, do tutto. Prima lo facevo con il basket, poi ho trasferito quell’energia nel racconto. Credo davvero che chiunque possa fare qualsiasi cosa, se ci crede e ci si dedica completamente. Quando ho capito che raccontare mi dava qualcosa, ho deciso di farlo al meglio delle mie possibilità.
Come sceglie le storie che racconta?
Totalmente di pancia. A volte ricevo una mail, oppure nasce da una chiacchierata come questa. Se qualcosa mi accende, lo sento subito. Ho sempre le orecchie accese.
Dicono che sia un perfezionista…
È vero. Le storie le scelgo di impulso, ma poi dietro ogni video c’è tantissimo lavoro. Alcuni richiedono mesi. Il video che è uscito in questi giorni lo abbiamo cominciato a ottobre.
Qual è il suo punto di forza come storyteller?
Il fatto che vivo in prima persona le cose che racconto. E che sono genuinamente curioso. Questa curiosità mi permette di tirare fuori dalle persone i dettagli che poi fanno la differenza.
Ha deciso di portare a teatro una storia che non ha mai raccontato...
Sì, me l’hanno chiesto mille volte. Ogni tanto ho lasciato qualche indizio qua e là, ma non ho mai raccontato tutto. Perché? Perché o la racconti bene o è difficile. Volevo farlo in un contesto in cui potessi aprire un dialogo con le persone. Così è nata l’idea di portarlo a teatro.
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