I genitori di Blanco: «Un po’ ribelle, ma votato al sacrificio»

La mamma Paola: «Un pizzico di tensione c’era, ma ha sempre mantenuto la positività»
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Blanco con la mamma e il papà dopo la vittoria al Festival - Foto RaiUno
Blanco con la mamma e il papà dopo la vittoria al Festival - Foto RaiUno

«Sì, era un po’ preoccupato. Ma ha sempre mantenuto la positività». Occhi di mamma non mentono, e ti portano oltre le conferenze stampa con link mandati su Zoom, interviste programmate, risposte che - giocoforza - tendono sempre un po’ ad autoricalcarsi. Nel carrozzone di Sanremo va (pure) così.

Ma Blanco, Riccardo Fabbriconi da Calvagese, è anche solo un ragazzo di nemmeno 19 anni (li compirà giovedì, e non ci sono ancora piani precisi per quel giorno, «dipenderà dagli impegni»). Il vincitore di Sanremo in coppia con Mahmood non è solo quel bellissimo, magnetico, bizzarro principino dark che sale sul palco dell’Ariston col mantello. Non è solo il nuovo dominatore delle classifiche, con davanti a sé un futuro più grande di quanto forse ci si potesse immaginare. È anche un ragazzo appena maggiorenne. Come tanti, magari pure un po’ spaventato. Legittimamente.

Mamma e papà: «A Sanremo per stargli accanto»

La signora Paola e il marito Giovanni, di origine romana, sono arrivati in Riviera giovedì, terzo giorno del Festival. «Sa, sono state giornate intense - racconta la mamma -. Abbiamo deciso di soggiornare anche noi all’Hotel De Paris, per stargli accanto».

«Riccardo ha tenuto molto a salutare Calvagese. Lo avete sentito in diretta» aggiunge Giovanni Fabbriconi. A Sanremo c’erano pure gli zii. I fratelli di Blanco (Giulia, Giulio e Sara: Riccardo è il più piccolo) sono rimasti a casa, per via di vari impegni. «Il nostro ruolo qui? Essere di supporto. Questo, d’altra parte, è il nostro mestiere di genitori». Riccardo, dunque, un pizzico di tensione la avvertiva. Ma è stato chiaro fin dal giorno uno, forse da prima, che il duetto con Mahmood era un potenziale ordigno. Le classifiche del Festival lo hanno premiato immediatamente. La rete, Spotify e le radio, idem. «Sì, ma di scontato non c’è nulla. Specie con il livello di qualità che c’era in gara».

Etica per il lavoro

Blanco, da ragazzino, «era come tutti» prosegue Giovanni: «Ha avuto la sua fase ribelle da adolescente. Ma ha sempre avuto etica per il lavoro. Ha giocato a calcio a Lumezzane e nella FeralpiSalò, in giovanili di squadre che facevano e fanno parte del mondo del professionismo. Poi, alla Vighenzi. È sempre stato votato al sacrificio. Anche questo aiuta sulla strada verso risultati di successo».

Dall’altra stanza dell’albergo arrivano i suoni della festa dei due vincitori e del loro entourage. «Faccio i complimenti a lui, e a tutti i membri dello staff. Riccardo e Mahmood - sottolinea Giovanni Fabbriconi - hanno scritto qualcosa di bello e lo hanno condiviso. Hanno avuto il coraggio di buttarsi in questa sfida». La festa al De Paris prosegue, e fa da sipario a un’indimenticabile settimana sanremese. La preoccupazione scorta dagli occhi attenti di mamma Paola ha definitivamente lasciato spazio alla gioia.

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