Lo si riconosce dal taglio degli occhi e dal sorriso. Il piccolo Riccardo Fabbriconi, in posa da vero calciatore, con la maglia rossoblù, ha 11 anni. Da allora sono passati solo sette anni e beh, sapete com'è andata e come va.
Quel che ne emerge è il ritratto di un bambino educato, umile, ma dal carattere forte e determinato. «Abbiamo giocato insieme tre-quattro anni e altre volte ci siamo scontrati da avversari - dice Straolzini-. Ultimamente mi è capitato di rivederlo ed è rimasto quel ragazzo che ho conosciuto da piccolo: umile e sorridente, sempre il primo a salutare come se il successo non l’avesse cambiato».
«Riccardo ha sempre avuto una grande passione per il calcio - racconta invece Parmigiani -. Ha iniziato a giocare all’oratorio di Calvagese, dove abitava, poi un giorno lo portai a un provino del Lumezzane e lo presero. Giocava da difensore e secondo me anche nel calcio avrebbe fatto carriera perché è uno tosto e deciso con un carattere molto forte». Accanto al calcio però cresceva già un'altra intensa passione: quella del canto. «L’ha sempre avuta grazie al papà che amava cantare. Riccardo è cresciuto con le canzoni italiane degli anni ‘60, ‘70 e ‘80. Era la disperazione di sua mamma, perché cantava ovunque e aveva trasformato la cantina in uno studio di registrazione. Poi ha pubblicato le sue prime canzoni su YouTube e da lì ha intrapreso la sua carriera di cantante».
Anche Piantoni ha un ricordo nitido di Blanco. «Era un ragazzino mai domo, sempre con tanta birra e tanta volontà nel fare le cose. L’ho allenato nella categoria esordiente quindi ancora molto giovane però ricordo che delle potenzialità le aveva già».




