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Cultura e Spettacoli

ARTE

Dietro le quinte dei Pinguini Tattici Nucleari: «Così creo la scenografia dei live»


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17 giu 2022, 17:52
Giulia Argenziano con il visual di Pastello Bianco dei Pinguini Tattici Nucleari

Giulia Argenziano con il visual di Pastello Bianco dei Pinguini Tattici Nucleari

Siamo spettatori in teatro. In scena va un'opera lirica. Prima che i protagonisti comincino a cantare, leggiamo il testo dell'opera che troviamo sul libretto. Poi la musica inizia. E ci troviamo subito a chiederci quale sia l'emozione che percepiamo, che colore abbia quella storia lì.

Ecco immaginate la scena, ma al posto della «Traviata» metteteci «Ringo Starr» o «Giovani wannabe». Perché questo è un po’ il modo in cui lavora Giulia Argenziano, e non c'entra la lirica anche se il processo è simile: qui siamo nel regno del pop e indie rock italiano. Per la precisione, quello dei Pinguini Tattici Nucleari, il gruppo bergamasco che dopo due anni di vertici delle classifiche e tour rimandati per la pandemia si sta esibendo per i palazzetti d'Italia e stasera sarà al PalaGeorge di Montichiari, già sold out.

Giulia Argenziano è la loro visual artist, cioè la professionista dietro le quinte che crea la scenografia video dei concerti. Ha 26 anni, è di Bergamo, lavora anche come scenografa per il teatro e studia all'Accademia Santa Giulia di Brescia, città cui è legata anche perché è qui che il suo legame con i Pinguini ha preso la strada professionale dei live. «Il mio è un lavoro preliminare che consiste nella ricerca delle immagini per l’atmosfera di ogni canzone - racconta Argenziano -. Creo una sorta di narrazione parallela e complementare alla loro poetica. Per me funziona come con l’opera lirica: leggo il testo del brano, poi lo ascolto e nella mia testa provo a capire qual è il mood». Il risultato è una scenografia animata realizzata con Photoshop e After Effect che somiglia a un collage, solo che digitale.

Un momento del concerto dei Pinguini Tattici Nucleari con le animazioni di Argenziano

In Italia la figura del visual show designer non è ancora consolidata come all’estero, ma ci sono realtà che la praticano ad alti livelli, per esempio - dice Argenziano - lo studio di archiettura Giò Forma che ha appena curato il concerto di Cesare Cremonini a Sansiro e lo show dell’Eurovision di Torino.

Argenziano definisce il suo stile «naï, ma la costruzione è astuta e non lascia nulla al caso. «Cerco di esaltare le singole canzoni dei Pinguini, che sono molto diverse tra loro - dice la scenografa -. Ci sono molti riferimenti alla cultura pop e tanti giochi di parole della serie easter eggs, come si dice nel mondo del gaming. È qualcosa su cui cerco di giocare sempre, perché il pubblico la coglie e si diverte». 

Ed è proprio la buona ricezione da parte dell’audience che ha convinto la band a ingaggiare Argenziano per i suoi tour ormai cinque anni fa. Con i membri dei Pinguini si conoscevano già (Argenziano e il tastierista Elio Biffi hanno frequentato lo stesso liceo classico, il Paolo Sarpi di Bergamo), ma il luogo di nascita di questa collaborazione è stato bresciano, cioè il LattePiù. «Le canzoni dei Pinguini aprono finestre su mondi alternativi, creano immaginari. Mi piaceva molto quindi l’idea di aggiungere la parte visiva al loro concerto. Il LattePiù nel 2017 aveva già le strutture che ci servivano (i ledwall) e ce li ha lasciati gratuitamente. Allora ero da sola e ho gestito tutto il lavoro tecnico. E le persone si sono gasate un sacco» ricorda Giulia Argenziano.

Una visual della 26enne sul palco dei Pinguini

La prima tournée insieme è poi stata nel 2019, con il «Fuori dall’hype tour». Poi è arrivata la pandemia, che ha fermato la band a Pordenone, già lanciata sull’onda del podio a Sanremo 2020 con «Ringo Starr». Il «Dove eravamo rimasti Tour», cominciato a Conegliano (Treviso) il 14 giugno è quindi una rivincita sul tempo perduto, per i Pinguini Tattici ma anche per Argenziano. Che oltre a occuparsi della scenografia magari troverà il tempo di ballare nelle retrovie la sua canzone preferita, «Cancelleria»: «È una favola bellissima tutta da pogare. Sto bene dietro le quinte perché mi permettono di raccontare senza dover per forza mostrare. Ma il concerto ha sempre una sua magia, è una sorta di rito catartico. Proprio come il teatro».

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