Monete del Duecento, un porta-aghi, una fusarola in pietra ollare e, soprattutto, una nuova linea di ricerca che spinge la storia di Tor dei Pagà indietro di migliaia di anni, fino al Mesolitico.
Si è chiusa nei giorni scorsi la campagna 2026 di Vione Archeologica, giunta al quindicesimo anno di attività. Le indagini si sono concentrate ancora una volta nel sito di Tor dei Pagà, a oltre 2.200 metri di quota sulle pendici di Cima Bles, dove dal 2011 sono stati individuati due complessi fortificati bassomedievali e un’area rituale dell’età del Ferro.
Nuovi reperti
Il progetto, cresciuto negli anni anche grazie alla partecipazione degli studenti universitari, quest’estate ha fatto registrare il tutto esaurito, con circa trenta giovani coinvolti nelle attività sul campo (in tutto, si sono alternati negli anni circa 400 studenti, che hanno analizzato 600 metri cubi di materiale).

«La presenza di molti universitari provenienti da diversi atenei italiani – spiega Mauro Testini, amministratore vionese e coordinatore del progetto – ci ha permesso di estendere le ricerche nell’area ai piedi della cosiddetta Torre B, dov’è stato riconosciuto un secondo ambiente dotato di un focolare centrale». Proprio qui sono emersi alcuni dei reperti più significativi della nuova campagna: monete mantovane della seconda metà del tredicesimo secolo, un piccolo astuccio metallico porta-aghi e una fusarola in pietra ollare. Materiali che aiutano a ricostruire non solo la funzione difensiva del complesso, ma anche aspetti della vita quotidiana di chi lo frequentava.
L’ultimo filone
Le nuove scoperte si aggiungono ai numerosi reperti recuperati negli anni, dalle fibbie alle cuspidi di dardo da balestra, dai dadi in osso agli oggetti di carpenteria e ferratura. Il sito, conosciuto anche attraverso la leggenda di Carlo Magno, continua quindi a restituire elementi utili a ricostruire la storia dell’alta Valcamonica medievale.
La vera novità del 2026 è però l’avvio di un nuovo filone di ricerca: accanto agli scavi medievali sono partiti piccoli saggi per individuare le tracce lasciate dagli ultimi cacciatori-raccoglitori del Mesolitico, circa 11 mila-7.500 anni fa. Alcuni manufatti rinvenuti a Tor dei Pagà sono infatti attribuibili al Mesolitico. «È un lavoro complesso, che potrà dare nuovi risultati nei prossimi anni - sottolinea Testini –, per questo abbiamo stipulato un accordo anche con l’università di Lovanio, in Belgio».



