Cinque anni. A tanto è stato condannato don Ciro Panigara, il 49enne parroco di San Paolo accusato di violenza sessuale a danno di sette ragazzini tra gli 11 e i 13 anni che frequentavano, in due distinte fasi della sua carriera sacerdotale, le parrocchie di Adro e appunto San Paolo. Per lui il sostituto procuratore Ines Bellesi aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi di carcere.
La sentenza
In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, per le quali il giudice dell’udienza preliminare Stefano Franchioni si è preso 90 giorni, è probabile che sulla determinazione della pena abbia inciso la prescrizione. A don Panigara erano contestati episodi risalenti al 2011 e ai primi mesi del 2012, fatti appunto coperti dalla prescrizione.
Un peso potrebbe inoltre avere avuto anche il riconoscimento dell’attenuante del risarcimento del danno. Don Ciro era accusato di aver indotto i suoi giovani parrocchiani, che non lo hanno mai formalmente denunciato, ma hanno confermato le ipotesi nel corso delle indagini, a toccarlo nelle parti intime, oltre che di palpeggiamenti a loro danno.
I fatti
In tutto erano nove gli episodi contestati al religioso. Cinque quelli per i quali il gup ha dichiarato il non luogo a procedere. A sostegno della sua ricostruzione il pubblico ministero Ines Bellesi, oltre alle dichiarazioni delle giovani vittime, ha prodotto le copie forensi di computer, tablet e telefono in uso al don e la testimonianza del vescovo dell’epoca, mons. Luciano Monari, che rimosse Panigara dall’incarico che ricopriva ad Adro dopo le voci delle molestie per le quali anni dopo si è celebrato il processo.
I difensori del parroco, che è ai domiciliari dall’aprile del 2025, oltre a segnalare la prescrizione di alcuni episodi hanno contestato la sussistenza di altri. «Ricostruire oggi il ragionamento del giudice è molto difficile. Attendiamo le motivazioni. Poi impugneremo la sentenza» ha detto, uscendo dal tribunale, l’avvocato Paolo Botticini.
La Diocesi
«La Diocesi di Brescia prende atto, con rammarico per la vicenda, della notizia della condanna in primo grado – si legge in una nota –. Esprime vicinanza e solidarietà a tutte le persone coinvolte in questa dolorosa vicenda, che ha provocato e provoca dolore e tristezza nell’intera comunità. Nel ribadire la piena disponibilità a collaborare con l’autorità civile per la ricerca della verità e il ristabilimento della giustizia, rinnova l’impegno, attraverso il Servizio diocesano per la tutela dei minori, ad ascoltare e a prendere in carico le vittime, oltre che a promuovere una cultura della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili».




