Vigneti urbani, calici «tra le mura» per esaltare il gusto dei vini

Vigne che si stagliano... in molteplice filar (con piccola licenza carducciana) tra paesaggi rurali mozzafiato. Grappoli su cui si riverbera la luce del tramonto mentre, tutto intorno, il verde della campagna trasmette lussureggiante bellezza. Per farla breve, la magia dei vigneti immersi nella natura è decisamente innegabile.
Ma si tratta forse di emozioni sorpassate? Ovviamente no, ma c’è anche un «piano B»: a declinare in modo più «urbano» il concetto di vigna c’è la Urban Vineyards Association (l’acronimo è Uva e qui direi non serva aggiungere altro), sodalizio nato per tutelare e promuovere la tradizione di filari e barbatelle «metropolitani», evidenziandone tanto l’aspetto enologico quanto quello culturale.
A Brescia si sono almeno due vigneti che rispondono a queste caratteristiche, Villa Badia Piccola (cantina che è tra i soci dell’Urban Vineyards Association) e il Vigneto Pusterla, due vere chicche in un territorio, il Bresciano appunto, storicamente vocato al vino.
Villa Badia Piccola
Incorniciata da un edificio storico (siamo nella zona nord dellla città), Villa Badia Piccola (progetto ambizioso fortemente voluto da Maurizia Pasini e Roberto Tanghetti) è un piccolo clos che fa del binomio vino-arte il proprio marchio di fabbrica. Un connubio che emerge con prepotenza fin dall’etichetta di Medusa, il rosso (a base di uve merlot) che ha dato e continua a dare moltissime soddisfazioni alla cantina. L’etichetta in questione altro non è se non una delle 19 opere realizzate da Tanghetti stesso esposte all’interno della tenuta.
Dopo l’argento ottenuto nel 2025 al Frankfurt International Trophy grazie al Medusa 2021, Villa Badia Piccola ha recentemente ricevuto la medaglia oro al Concours International de Lyon (tenzone vitivinicola che ha contemplato la degustazione di 4.790 campioni di vini provenienti da 58 Paesi). Un traguardo prestigioso raggiunto grazie al Medusa 2022. Segno che lo sforzo profuso dai gestori della tenuta sta dando i suoi frutti.
Vigneto Pusterla
Dal nord della città ci spostiamo alle pendici del Castello per un’altra avventura metropolitana, a cavallo tra i secoli. Del resto il Vigneto Pusterla ha origini antichissime: già nel 1037 infatti il monastero regio di Santa Giulia coltivava uva sulle pendici del Cidneo, sfruttandone un’esposizione al sole per tutto l’arco della giornata e condizioni particolarmente favorevoli per la coltivazione della vite. Da quell’esperimento si è sviluppata la coltivazione estesa di sola uva Invernenga.

Di proprietà della cantina Monte Rossa, guidata da Emanuele Rabotti, il vigneto Pusterla ha dato origine a «Pusterla», un vino bianco fermo di cui si prevede una produzione di poco superiore alle 5mila bottiglie, almeno stando ai risultati definiti particolarmente soddisfacenti – della vendemmia andata i scena lo scorso mese di ottobre.
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