Viaggio in Terra Santa: la prima tappa è alla scuola Effetà
Prosegue il viaggio in Terra Santa organizzato da Brevivet. L’obiettivo è verificare se esistano le condizioni per riaprire la via dei pellegrini, dopo oltre due anni di guerra, incertezza e tensione continua. La prima tappa è alla scuola Effetà di Betlemme.
A Betlemme entriamo nella scuola Effetà, che accoglie bambini e ragazzi audiolesi. Qui il silenzio non è assenza: è linguaggio, attenzione, cura. È futuro costruito con pazienza. La scuola è gestita da tre suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori (con casa madre a Vicenza): suor Carmela, suor Ginetta e suor Mary. Tre presenze discrete, tenaci.
Suor Ginetta è audiolesa lei stessa: una testimonianza vivente che la scommessa della parola, anche per chi non sente dalla nascita, può essere vinta.
Accoglienza
Effetà è un’oasi di pace, istruzione e riscatto per 186 bambini e ragazzi. Oggi sono tutti musulmani, con l’eccezione di un solo ragazzo cattolico. Ma le suore lo dicono con naturalezza, quasi a sgomberare il campo da ogni possibile equivoco: qui si accoglie la persona, non l’etichetta. La porta è aperta a tutti.
Per chi vive lontano, la scuola può diventare anche casa, dal lunedì al venerdì. Ed è proprio dalle ragazze in residenza fissa che nasce uno dei momenti più sorprendenti della visita: danze improvvisate nel refettorio, poi nella hall. Danze e canti. Sì, canti. Loro, sorde dalla nascita, che sentono il ritmo, lo abitano, lo scandiscono con una voce intonata. È uno di quei rovesciamenti silenziosi che qui accadono ogni giorno.
Il grande orgoglio delle religiose è aver accompagnato tante ragazze e tanti ragazzi non solo a recuperare la parola, ma a costruirsi un futuro. Un percorso che va dalla scuola dell’infanzia alla maturità, istruzione e riabilitazione insieme, con insegnanti e logopedisti certificati. Tra pochi mesi, poi, sarà festa grande: Effetà celebrerà la sua prima laureata in medicina.
Il legame con Brescia
La scuola è legata a Brescia da un doppio filo che oggi pesa come una responsabilità condivisa. Fu voluta da Paolo VI durante lo storico pellegrinaggio del 1963 e inaugurata sette anni dopo: un gesto profetico e concreto, capace di guardare oltre i confini e oltre il tempo. Oggi, a più di sessant’anni di distanza, è ancora Brescia a farsi prossima.
Lo scorso ottobre in città è scattata una vera e propria gara di solidarietà per sostenere l’istituzione, raccogliere fondi, garantire alla scuola Effetà non solo la continuità, ma la sopravvivenza. «Gli amici dei Rotary, la signora Marta… grazie, grazie, grazie», dice commossa suor Carmela.
È la raccolta fondi (ne avevamo parlato dalla sala Libretti del GdB l’1 novembre scorso, si può rivedere qui) che ha superato i 120mila euro: un dono insperato. Una cordata di solidarietà che continua a raccogliere rivoli e che a maggio porterà alcuni donatori in visita proprio qui, a Betlemme. «Vi aspettiamo a cuore aperto».
In un contesto segnato dalla guerra, dalla crisi economica e dall’incertezza quotidiana, Effetà è una piccola resistenza silenziosa. Un presidio di umanità che educa, include, accompagna. E ricorda che il pellegrinaggio non è solo cammino tra luoghi santi, ma scelta di stare accanto alle fragilità che tengono in piedi questa terra.
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